POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Numeri e retroscena del successo nella corsa a rettore. Subito la nuova governance per realizzare il progetto. La porta in faccia alle posizioni estreme. Il piccolo giallo del Cotana apripista della Lega

di Marco Brunacci

PERUGIA – Finalmente un successo fondato su un progetto. Non sulla simpatia o sulle sommatorie di interessi o sulla volontà di sopraffare un nemico comune.

Ecco il primo motivo per il quale va salutato come un giorno importante quello che ha portato Maurizio Oliviero a diventare rettore dell’Università di Perugia, sostenuto dal suo strategico alleato Fausto Elisei, con il quale non ha condiviso un “contratto” di potere ma l’impegno per il rilancio di un Ateneo che è praticamente fermo, stretto tra una peruginità soffocante e una parcellizzazione degli interessi, con l’inevitabile perdita della bussola dell’interesse generale. Si è preso una responsabilità, non una poltrona.
Nel programma comune che è stato il siglato il giorno successivo al secondo turno, le parole d’ordine sono state internazionalizzazione, valorizzazione delle eccellenze, autonomia dell’Università, gelosamente custodita contro tutto e tutti, per fare dell’Ateneo uno stimolo e finanche una guida per il territorio e non viceversa. Se questo programma si realizza Perugia e l’Umbria saranno le prime a goderne gli effetti benefici. Da qui si potrebbe ripartire per dare una vocazione per il Terzo Millennio a una città che ha bisogno di riprendersi il ruolo che ha avuto e che gli compete e una regione che è economicamente ferma e socialmente in difficoltà ma sembra uno scenario perfetto, per la natura e la sua storia, per una Università in grado di tornare a primeggiare nelle scienze come nelle lettere.

Nella tessitura del progetto Oliviero ed Elisei hanno mostrato senso dell’Istituzione che, ad essere sinceri, è parso più di una volta latitante in questo ultimo periodo. L’applauso per Elisei da parte dei sostenitori di Oliviero, che ha sancito l’intesa, è stato l’ultimo atto di un percorso virtuoso. Elisei aveva già aperto il suo team a collaborazioni che non erano le stesse dell’ultima campagna elettorale. Un ruolo decisivo di apertura e di equilibrio è stato quello che ha svolto Mario Tosti, leader umanista, capace di cimentarsi nella conquista di obiettivi alti.

Ma è l’Oliviero “nuovo” che è stato determinante. Quello ecumenico, che non si lascia più etichettare, che non ha cambiato pelle da camaleonte, che non ha diversificato la tattica, ma si è presentato in una veste radicalmente diversa: ora vuol lavorare nell’Università, dentro l’Università, con tutti quelli che vogliono un’Università forte, per poi rivolgersi al territorio. Ecco i mantra sull’autonomia, ecco perchè, con tutte le loro pozioni i maghi merlini dei veleni, purtroppo in azione anche in questa campagna elettorale, con il loro bagaglio di artifici, trappole e meschinità, non sono riusciti a far passare il candidato Oliviero per il (presunto) bolscevico di ieri.

Se è vero – come pare – che il candidato Cotana aveva ottenuto endorsement da parte di gruppi umbri ma anche di partiti nazionali come la Lega, ebbene all’Università ieri è stato ottenuto il primo successo per i moderati di ogni schieramento politico (del centrodestra come del centrosinistra) che si presenterà in Umbria.

Ora una riflessione sui numeri. Oliviero ha ottenuto il 50.7% del voto (639 consensi contro i 491 dell’avversario). Ha la maggioranza assoluta e il diritto di dettare la linea da subito. Il successo, inoltre, si basa sul fondamento preciso della somma – di fatto – dei voti ottenuti da Oliviero e da Elisei nel secondo turno, prima dell’accordo. Come sottolineato giorni fa da Cityjournal, in una Università seria la partita era da considerare terminata, nonostante i pittoreschi annunci di imminenti successi del candidato Cotana. E infatti l’Università di Perugia è seria e chi ha votato per un progetto ha continuato a votarlo. Onore al merito dei leader, ma soprattutto alla serietà di chi ha dato il suo contributo di idee e anche solo di consenso. Non accettando proposte di comodo o vetrinette, né cedendo a prospettive di dispetti personali o perfino di miserevoli vendette.
In ogni battaglia universitaria si fanno i conti dei vincitori e dei caduti a Medicina. Il professor Talesa e il suo compatto Dipartimento di Medicina sperimentale sono stati in epoca moriconiana una sorta di Fort Apache assediato ma mai caduto. Intorno a loro è nata una fiera opposizione prima e quindi un convinto slancio per il rinnovamento. Negli altri due, e più numerosi, dipartimenti chi aveva espresso il voto per Oliviero e Elisei ha mantenuto l’impegno. E chi pensava ad ampi giro di giostra è andato deluso. E questo a Medicina non è poco.

Ora però, per i vincitori, viene la parte difficile. Il voto degli accademici dice che si deve operare una svolta, è necessario virare verso un salto di qualità che non è una semplice opzione ma una necessità. Tra pochi mesi non basteranno più le enunciazioni, ma il banco di prova saranno i primi risultati. L’aspettativa è alta. Sarebbe letale per l’Università e il suo territorio se il nuovo rettore e la nuova leadership, di cui dice di volersi avvalere, non si mostrerà all’altezza.

Più di una volta abbiamo insistito: in queste elezioni non c’era un potere in palio, ma l’assunzione di una responsabilità. Da far tremare i polsi.