POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Corsa a rettore, si decide. Sul programma di rinnovamento dei due leader la convergenza è ampia e trasparente. L’intesa continuista punta sul voto dell’ultim’ora e su qualche antipatia ad personam 

di Marco Brunacci

PERUGIA – A giudicare dai numeri ufficiali, dagli atti alla luce del sole, dalle iniziative trasparenti ed evidenti a tutti, dai documenti usciti, letti e sottoscritti, la corsa a rettore dovrebbe essere terminata. Ma l’Università di Perugia somiglia qualche volta a un pentolone in continua ebollizione, con dentro una minestra torbida, della quale è impossibile scorgere il fondo. E allora pronti ad assistere allo sprint finale tra Oliviero e Cotana nel ballottaggio di giovedì.

L’iniziativa pubblica di lunedì scorso di Oliviero, con Elisei che si è commosso per l’applauso scrosciante che ha ricevuto, con la gente che ragionava sul progetto comune che era stato stilato, poteva essere considerata l’epilogo (con quel minimo di residuo pathos che c’è in tutte le competizioni) della corsa a rettore. I due schieramenti principali partiti per guidare l’Università verso un profondo rinnovamento, avendo come stelle polari la valorizzazione delle eccellenze, l’internazionalizzazione, la intangibile (e però dimenticata) autonomia dell’Ateneo contro ogni tipo di ingerenza per candidarsi a guida del territorio e non viceversa, contano su un numero di voti espressi molto elevato, con un gap rispetto all’avversario rimasto (Cotana) da non lasciare spazio per le sorprese.

Invece i più attenti osservatori sostengono che comunque sarà battaglia. Su cosa? Per conquistare quale presunto potere con un’istituzione universitaria in declino? Per fare cosa? Sinceramente è complicato cercare di dare un minimo comune denominatore alla proposta Cotana. Ricostruendo l’ascesa del suo consenso, va detto che, alla fine di un primo turno terminato solo a quota 180, l’ingegnere è decollato dopo l’intesa con la Mazzeschi, sommando non solo i voti della Mazzeschi medesima, ma, a guardare bene, anche facendo il pieno di tutti i consensi che poteva portare il rettore uscente Moriconi (il quale, con ogni evidenza, non ha alcuna intenzione di uscire e anzi parrebbe voler restare protagonista nei secoli dei secoli, amen).

Conclusione: qui siamo di fronte – sembra evidente – all’ala continuista dell’Università, lo stesso mix di peruginità e di tiriamo avanti così. Nell’ultimo giro pare si sia aggiunta (come riferito da un elettore “de sinistra” del gruppo) l’idea che Cotana potrebbe limitarsi a seguire le parti del mandato a rettore che più lo interessano per lasciare spazio nei dipartimenti agli alleati (con il rischio evidente, però, di un’Università balcanizzata esposta fatalmente a ogni veleno o imboscata). Un fronte continuista con una governance con l’immanente pericolo Vietnam, insomma. Roba da Valium per i docenti.

Di fronte a tutto questo, pare sensato considerare una allegra boutade che ci sia nel messaggio Cotana (legato a triplo filo ora a Moriconi) anche solo un barlume di – diciamo così – “rinnovamento populista”, quello che tanto piace in questo momento in giro, ma non ancora nei settori con maggiori mezzi culturali a disposizione come sarebbe l’Università. Uno schieramento Cotana-Moriconi così concepito ha un altro problema da affrontare: il tirare a campare può essere considerato una garanzia per un futuro non solo a medio o lungo termine, ma anche a breve, oppure, perfino a brevissimo termine, a fronte di una concorrenza sempre più agguerrita da parte di tanti Atenei, che vogliono sopravanzare e marginalizzare Perugia, e che hanno fatto della sfida per il futuro il loro banco di prova? Non si rischia piuttosto di imboccare tutti insieme un desolato viale del tramonto che finisce per unire ognuno verso i titoli di coda di un film durato più di 700 anni?

Ed ecco però che qui l’asse Cotana-Moriconi gioca la sua ultima carta: un grande sfoggio di ottimismo. Sempre che gli annunci di imminente vittoria possano essere considerati prova di forza e non invece di debolezza. E sempre che ci sia tutta questa voglia nei docenti perugini di salire su un carro del vincitore che però non mostra di avere prospettive future se non per pochissimi e assai selezionati. Certo comunque la battaglia è lanciata. Magari si sposta, visto che sui progetti la conclusione pare segnata, sul pressing nei confronti di chi non ha votato nei due precedenti turni, sul piccolo pacchetto degli indecisi, e sulle antipatie ad personam nei confronti di chi ha stilato i progetti per l’Università del futuro, che paiono al momento evidentemente, alla luce del sole, condivisi da una chiara maggioranza.