POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ma, veleni a parte, sul ballottaggio per il nuovo rettore conta il progetto: Oliviero chiama al confronto Cotana sul rilancio dell’autonomia, le eccellenze e l’internazionalizzazione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Dopo l’accordo strategico, su un progetto condiviso, di Università, tra Oliviero ed Elisei, apriti cielo, il finimondo. Se si vive il ballottaggio solo come una prova muscolare è anche comprensibile. Via con la guerriglia. Ma poi è difficile capire l’intensità degli spari e delle imboscate.

Dicono (sarà proprio vero?) di mail anonime che arrivano ai terminali dei docenti chiamati al voto per scegliere il nuovo rettore dell’Università di Perugia tra Oliviero e Cotana. Arrivano, questo sì, analisi da fine del mondo, mica facili da comprendere. E – dicono – pure di incontri in corso Vannucci che non ti aspetti e di qualche telefonata nei dipartimenti nella quale, per chi vota al ballottaggio in un certo modo, si evoca l’Elisei sterminatore, che passerà a fil di spada i nemici e, chi lo sa, se cosparge anche gli stipiti di sangue. Curioso: perchè fino a poche ore fa si cercava il consenso di Elisei. Oppure si prospetta un (francamente) improbabile Oliviero bolscevico, descritto nel mentre è in procinto a mangiarsi docenti indifesi.
In verità la reazione ufficiale all’accordo Oliviero-Elisei (che, secondo i numeri, dovrebbe chiudere la partita del ballottaggio, ma dopo lo scatenarsi della guerriglia, hai visto mai che la paura non prevalga sulle menti e i cuori) da parte del candidato superstite della schiera dei continuisti, Cotana, è tutto in una nota ad alto valore aggiunto di pathos e di preoccupazione, però con una sola obiezione di merito: Oliviero e Elisei si sarebbero messi insieme in una “intesa innaturale”. Di sicuro, Cotana, che è uomo di spirito, oltre ad esserlo di mondo, dopo averlo scritto ci ha riso sopra: un candidato che parte da 180 voti al primo turno, come lui, dopo aver dato fondo a tutti gli amici e conoscenti – e anche solo transitanti davanti alla sua porta – possibili immaginari, per avvicinarsi a quota 600 rischia di doversi allearsi anche con Belzebù in persona se vuole vincere. Figurarsi le “intese innaturali”.

Cotana si è alleato subito con le truppe del rettore uscente (che di voglia di uscire non ne ha nessuna, evidentemente) Moriconi. L’alleanza sarà naturale o innaturale?
È chiaro che nella concitazione di mettere insieme voti non si può pensare, invece, a un progetto per l’Università. Progetto che Cityjournal, dall’inizio stesso di questa campagna elettorale per il nuovo rettore, invoca come la pioggia dal cielo in periodo di siccità e carestia.
Perchè poi, a guardare bene, siamo sicuri che ci sarà davvero ancora tutto questo potere da spartirsi dentro una Università fortemente ripiegata su se stessa come quella arrivata alla fine del mandato Moriconi? Con così pochi sbocchi per il futuro? Dove si attende che qualcuno apra una finestra per respirare un po’ di aria internazionale e appena un refolo di fresche prospettive?

Oliviero ed Elisei restano due modi diversi di approcciare tanti problemi. E’ per assurdo proprio grazie al fatto che sono umanamente così diversi che danno garanzia che il loro incontro porti unicamente a un progetto di Università condivisa, plurale, inclusiva, dove ognuno possa contribuire con un’idea vincente verso il solo fine del recupero dei posti persi nei ranking mondiali seri, attraverso le migliori intuizioni e il successo delle eccellenze.
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, è probabile che accanto alla peruginità Cotana intenda giocare la carta del “tana libera tutti”. Come dire: io mi occupo delle cose mie, ognuno di quelli che mi votano delle proprie, come riferito da un votante cotaniano “de sinistra”. Fosse vero, però, il pericolo sarebbe sotto gli occhi di tutti. Quando si privilegiano gli interessi particolari e particolarissimi nei primi tre mesi si festeggia, poi si vive con l’incubo della prossima imboscata, dell’attacco guerrigliero, delle Farc che spuntano dalla giungla dei dipartimenti, si incuneano tra le provette, o sotto le gallerie di ingegneria, o prosperano tra i dotti libri della biblioteca umanistica. Si comincia col farsi legittimamente i fatti propri, e si finisce a rafforzare le scorte di Valium per dormire la notte.

Al di là delle battute è uno strano clima quello che porta al ballottaggio decisivo del 23 per il nuovo rettore. Oliviero, nell’intesa con Elisei, ripropone il tema decisivo dell’autonomia dell’Ateneo. Una Università che riconquista tutte le sue prerogative, grazie a intese più larghe possibili, e grazie al fatto che torna gelosa e fedele alla sua preziosa, intangibile e troppo spesso sacrificata autonomia, candidandosi a diventare di nuovo un faro per il territorio nel quale vive. Non viceversa. Una rivoluzione vera che è anche un ritorno alle più serie e profonde radici della pluricentenaria storia accademica perugina.
Annunciarlo non vuol dire realizzare un progetto, però certo ci sono rimasti quattro giorni pieni per discutere. Non sarebbe il caso di dedicarli ad approfondire i progetti dei due candidati, lasciando in appositi sottoscala recintati gli alchimisti di veleni?

Magari non solo Oliviero, ma pure il candidato Cotana scopre che sta sognando anche lui questo genere di Università. E che comunque questo Ateneo del futuro che scommette sui prossimi 50 anni, ed è pronto ad assumersi la responsabilità di un ruolo guida di un intero territorio attraverso i suoi docenti, di tutte le discipline, garantendo un palcoscenico senza precedenti alle sue eccellenze, merita l’impegno di una vita e di battersi per costruirlo. Altro che guerriglia da centri sociali.