POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il consiglio regionale vota la mozione di maggioranza che chiede alla Marini di ritirare le dimissioni. Ma lei sarebbe ora pronta (tra qualche giorno) a confermarle. Ma con un risultato politico di rilievo

di Marco Brunacci

Tanto tuonò che alla fine non piovve. Un dibattito relativamente sereno tra maggioranza e opposizione, con distinzioni nette ma senza isterismi, né grandi appelli o forsennate requisitorie.

Finisce con il centrosinistra che riesce a far passare la sua mozione dei gruppi consiliari di maggioranza, facendo perno sul gruppo del Pd, che esprime il blocco che ha vinto le primarie in Umbria, a favore del respingimento delle dimissioni della presidente Marini. Anche se per farlo è servito il voto della stessa Marini. Un atto politico che, a quel che si dice, comunque prevede poi la conferma da parte della presidente delle dimissioni stesse (ha 15 giorni di tempo per farlo).

A dirla tutta ieri mattina c’era un ampio giro di profeti, più o meno improvvisati, che era sicuro di sapere che la Marini avrebbe confermato senza fretta di lasciare l’incarico, e quindi anche la data delle prossime elezioni regionali: l’ultima domenica (il 27) di ottobre 2019.
Profezie a parte, la presidente Marini ha ribadito quello che più volte ha detto rispetto alla questione del suo coinvolgimento nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità e i concorsi in Umbria, chiedendo di lasciarla ora riflettere, senza pressioni, sulla eventuale conferma delle sue dimissioni, per permettere agli elettori umbri di tornare alle urne.

Solo Giacomo Leonelli, nel Pd, non ha votato a favore della mozione della maggioranza di centrosinistra in Regione, che è stata illustrata dal socialista Silvano Rometti (quindi non dal capogruppo del Pd, Chiacchieroni) per sottolineare come si trattasse di una decisione politica che andava oltre il Pd. Si sa infatti che il Pd medesimo invece era propenso, nei livelli di segreterie locali e nazionali, a chiudere subito la vicenda con l’accettazione delle dimissioni della Marini punto e stop.
Il dato politico è dunque questo: il centrosinistra si compatta in Regione, con il blocco del Pd che ha vinto le primarie che si conferma interlocutore – evidentemente senza condividerne parte della linea – della segreteria nazionale di Zingaretti.