La presidente Donatella Porzi ratifica le dimissioni di Catiuscia Marini

PERUGIA – Dopo giorni al veleno, l’inchiesta giudiziaria, dimissioni e voti contrari, la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria ha dichiarato lo scioglimento della decima legislatura della Regione Umbria e ratificato le dimissioni di Catiuscia Marini da presidente della giunta regionale.

Si passa all’ordinaria amministrazione con il vicepresidente Fabio Paparelli fino a nuove elezioni, che probabilmente si terranno, come anticipato da Cityjournal, tra fine ottobre e i primi dieci giorni di novembre. Ora infatti inizia una procedura di partecipazione con il ministero degli Interni per decidere la data. Il criterio parla di 90 giorni dalla formalizzazione delle dimissioni, ma – dicono gli esperti – conta il favor partecipationis (quindi tutto ciò che serve per favorire la partecipazione degli elettori) e, in questo caso, anche il voto per la Regione Calabria. Le ipotesi più accreditate al momento sono l’ultima domenica di ottobre o la seconda di novembre.

Dopo la ratifica dello scioglimento, l’Assemblea regionale ha votato – non senza polemiche e ripicche – la mozione per dare una proroga di circa 10 giorni per poter redigere una relazione conclusiva delle commissioni Statuto e Antimafia. Come riporta una nota della stessa Assemblea, è seguita «l’approvazione a maggioranza (12 sì, 5 astenuti) di una mozione che prevede lo scioglimento delle due commissioni».

La nota dell’Acs

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha preso formalmente atto delle dimissioni di Catiuscia Marini da presidente della Regione Umbria. In apertura dei lavori la presidente dell’Assemblea, Donatella Porzi, ha letto la comunicazione ufficiale con cui Marini, come previsto dallo Statuto regionale, ha confermato le proprie dimissioni. Dopo aver letto la lettera della presidente Marini, Donatella Porzi ha svolto un breve intervento sulla attività svolta, sugli obiettivi raggiunti e sul contesto affrontato dalla presidente della Giunta nei 9 anni in cui ha guidato la Regione.

La lettera della presidente Marini

Nella consapevolezza di aver scelto, fin dall’inizio, in questa particolare vicenda, un percorso trasparente e responsabile a difesa dell’istituzione regionale e della centralità e autonomia dell’Assemblea e pur prendendo atto della discussione e delle conclusioni del dibattito sviluppatosi nelle sedute del 7 e 18 maggio 2019, confermo le mie dimissioni da presidente della Regione Umbria. Si è trattato di un percorso dettato esclusivamente da ragioni istituzionali, di correttezza e di rispetto per tutti i componenti dell’Assemblea, sia di maggioranza che di opposizione e non certo da ragioni personali. Le chiedo infine di trasmettere i miei saluti a tutti i componenti dell’Assemblea ed anche a tutto il personale dipendente della Regione (giunta e Consiglio) che in questi anni mi ha supportato con competenza, rigore e professionalità nello svolgimento del mio complesso mandato istituzionale.

L’intervento della presidente Porzi

«La delicata e difficile contingenza che ha determinato la scelta della presidente Catiuscia Marini di dimettersi dalla carica non può far velo ad una attività politico-istituzionale complessiva che in questa legislatura, come pure in quella precedente, è stata sempre esercitata con ‘disciplina e onore’, secondo le modalità indicate dalla nostra Costituzione. Non spetta certo a me un ruolo di difensore della più alta carica istituzionale della Regione che rassegna le proprie dimissioni per valutazioni di carattere etico-politico conseguenti alla vicenda giudiziaria in corso. Ritengo però che proprio in questo momento, in cui l’atto produce la propria efficacia davanti a noi rappresentanti dei cittadini dell’Umbria, mi corra l’obbligo di dare atto alla presidente Marini di aver guidato l’Esecutivo della Regione in questi ultimi e difficili nove con il massimo impegno, intelligenza e generosità.

Un’attività che si è dispiegata in una fase delicata della vita economica e sociale dell’Umbria, alle prese con gli effetti della crisi mondiale più grave del secondo dopoguerra. E in questa complessa situazione ritengo che la risposta della Regione Umbria sia stata all’altezza della sfida sia nel contesto italiano, sia in quello europeo. Aldilà delle legittime critiche e dei giudizi negativi dei colleghi delle opposizioni, ritengo di poter affermare che la nostra Umbria, anche in questi ultimi nove anni, ha saputo mantenere e consolidare un posto di tutto rispetto, contribuendo a rendere più salda e consapevole la comunità regionale.

Un’attività politico-istituzionale quella di questi anni che in maniera interattiva ha impegnato anche i lavori di questa Assemblea legislativa che ha dettato gli indirizzi e gli obiettivi; approvato i piani e gli atti di programmazione; esercitato il controllo e il monitoraggio sull’efficacia delle leggi e sull’azione amministrativa. In un rapporto dialettico tra Esecutivo e Assemblea che, anche nei momenti di maggiore tensione è rimasto sempre entro i confini della civiltà istituzionale, e in tutto questo il ruolo che la presidente Marini ha svolto è stato sempre ispirato al massimo rispetto delle prerogative dell’Assemblea legislativa.

E anche in questa ultima, complessa, vicenda, l’aver voluto formalizzare le dimissioni optando per la procedura che prevede il confronto con l’Assemblea formalmente riunita è un atto apprezzabile. Un atto che, anche nel suo dispiegarsi, per qualche verso anche drammatico sul piano personale, rende comunque testimonianza una volta di più di un rispetto profondo della Presidente della Regione nei confronti dell’organo istituzionale che riunisce i rappresentanti eletti dai cittadini.

Voglio inoltre sottolineare che il confronto tra i gruppi di maggioranza e opposizione, sia in Aula che nella discussione pubblica più ampia si è sempre mantenuto nei limiti di una legittima espressione di contenuti fortemente contrapposti, ma sempre e comunque manifestati in un contesto di alta civiltà politica. La momentanea debolezza dell’avversario politico non ha determinato l’utilizzo di argomenti e atti impropri, violenti o volgari. E tutto questo rende onore a questo nostro alto consesso istituzionale.

Si chiude oggi una pagina del percorso istituzionale della nostra Regione in un modo che nessuno di noi avrebbe voluto, neanche la più determinata opposizione. Si apre una fase che impegnerà fortemente nei prossimi mesi le nostre parti politiche. Mi auguro che riusciremo a mantenere la qualità positiva nel confronto politico-elettorale che abbiamo sempre cercato di testimoniare in questo nostro consesso. Perché soltanto da un confronto pubblico duro, ma corretto e leale, può nascere e svilupparsi una classe dirigente politico-istituzionale che sappia interpretare, tutelare e far crescere il bene comune della nostra comunità regionale».