Advertisement

Uccise un gatto e lo appese davanti alla scuola: condannato giovane di Perugia

2 Maggio 2019

In un magazzino il laboratorio degli orrori trovato dai carabinieri. La soddisfazione della LAV

PERUGIA – Era il febbraio 2015 quando i carabinieri, dopo la segnalazione di un gatto trovato scuoiato fuori da una scuola, hanno rintracciato un giovane perugino che nel laboratorio vicino casa aveva coltelli, minighigliottine e diversi strumenti che per i militari indicavano quanto meno la sua attitudine a maltrattare gli animali.

Advertisement

Il giovane, allora 21enne, era finito sotto processo e assolto. Ma nei giorni scorsi la Corte di appello di Perugia ha ribaltato la sentenza e le accuse di aver ucciso, scuoiato e appeso un gatto nei pressi di una scuola si sono trasformate in una condanna a quattro mesi di reclusione e al risarcimento del danno a LAV parte civile.
«Esprimiamo soddisfazione per la sentenza della Corte di Appello di Perugia resa possibile anche grazie all’istanza che abbiamo presentato alla Procura con cui si chiedeva di appellare la sentenza di primo grado – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale LAV Area Animali Familiari – ma servono pene più severe ed efficaci per coloro che maltrattano e uccidono animali. Proprio per questo motivo LAV ha lanciato la campagna #CHIMALTRATTAPAGA cui è possibile aderire firmando la petizione presente sul nostro sito».

Piena soddisfazione anche dalla Sede LAV di Perugia, presente questa mattina all’udienza: «LAV Perugia ha seguito da vicino ogni fase di questa delicata vicenda processuale e finalmente giustizia è stata fatta. – dichiara Graziella Gori, responsabile sede LAV Perugia – ci auguriamo che questa condanna faccia da apripista, affinché i reati contro gli animali non rimangano impuniti».
La macabra esibizione del gatto scuoiato risale a fine settembre 2014. Nell’ambito delle indagini i carabinieri – come ricorda e ricostruisce la stessa LAV – entrarono «in un magazzino vicino alla scuola nei pressi della quale era stato appeso, e si trovarono di fronte uno spettacolo raccapricciante: quattro maschere in pelle costituite da teste di gatto scuoiate, una ghigliottina, uno strumento per immobilizzare gli animali, vari utensili da chirurgo e siringhe usate, un vaso di vetro contenente una testa e zampe di gatto immerso in liquido, altri vasi di vetro immersi in materiale organico, coltelli, uncini e martellini, fatti per il quale il Giudice di primo grado aveva rimesso gli atti alla Procura, poiché non presenti nel capo di imputazione e per i quali si aprirà un processo nel mese di settembre 2019».

«Ci auguriamo che questo caso di inaudita crudeltà e efferatezza sia di stimolo al Governo e al Parlamento per approvare al più presto l’inasprimento delle leggi attuali riguardanti i reati nei confronti degli animali, impegno contenuto nel programma di Governo e sul quale è intervenuto proprio in questi giorni il Ministro dell’Interno Matteo Salvini annunciando un pacchetto di norme cui sta lavorando il Viminale per aumentare le pene per chi maltratta o abbandona animali. Chiediamo, inoltre, al Sindaco di Perugia, di emettere un’Ordinanza di divieto di detenzione di animali nei confronti del condannato: le Istituzioni tutte devono fare il proprio lavoro in termini di prevenzione e repressione», conclude Innocenti.

LAV ringrazia l’avvocato Gemma Bracco del Foro di Perugia per l’assistenza legale e per l’impegno con il quale, assieme all’Ufficio legale LAV e alla Sede di Perugia, ha seguito il caso.

Advertisement
Advertisement