L’analisi del presidente Mario Bravi

di Mario Bravi*

PERUGIA – In Umbria pensioni più basse della media nazionale (-5,4% le pensioni di vecchiaia, -6.2% la media complessiva).

I dati aggiornati dell’Inps relativi agli importi pensionistici messi in pagamento nel 2019 evidenziano ancora una volta il gap negativo che caratterizza la nostra regione sul piano economico e sociale. Oltre alla differenza e le criticità sul terreno salariale, su quello dell’andamento del PIL e degli investimenti, si conferma e si consolida una differenza in negativo, anche per quanto riguarda il trattamento pensionistico, che in Umbria, secondo nostre elaborazioni su dati INPS, vede una differenza in negativo per quanto riguarda il trattamento economico delle pensioni di vecchiaia pari a -5.4 %, mentre (come si evince dalla tabella allegata) la media complessiva dei trattamenti pensionistici segna in Umbria un pesante -6,2%.

E in questo contesto il governo in carica, si appresta a riprendere e a trattenere i soldi delle rivalutazioni, quindi contribuendo a peggiorare la condizione anche dei pensionati umbri. Vediamo nel dettaglio il numero delle pensioni e il relativo trattamento economico.

La tabella indica le prestazioni pensionistiche che assommano complessivamente al numero di 310.047, che chiaramente non corrispondono al numero dei pensionati, evidentemente inferiore, tenendo conto che alcune persone possono essere titolari di più prestazioni. Infatti, il numero dei pensionati corrisponde a 234.255 unità, di cui 103.322 maschi e 130.943 femmine. Dai dati dell’Inps e da quelli che abbiamo elaborato, emerge l’esigenza di tutelare la condizione economica e sociale della popolazione anziana umbra (circa il 25% del totale) che dal 2001 ad oggi ha visto erodere il proprio potere d’acquisto reale di circa il 30%.

*presidente Ires Cgil Umbria