I consiglieri devono decidere se accogliere o meno le dimissioni. Se il voto sarà positivo, elezioni entro tre mesi. Decisione rinviata al 18

PERUGIA – «Mi dimetto». A chi aspettava una lettera e la sua assenza, Catiuscia Marini ha risposto così martedì mattina davanti all’Assemblea legislativa, ribadendo le sue dimissioni dopo essere stata indagata nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità che ha portato agli arresti domiciliari Gianpiero Bocci, Emilio Duca e Maurizio Valorosi, mentre nei giorni scorsi è stato liberato l’ormai ex assessore alla Salute Luca Barberini.

Con un lunghissimo discorso, che ha ripercorso anche gli ultimi anni di governo («Sono molto soddisfatta e orgogliosa del lavoro fatto», ha detto), Marini ha spiegato come le sue dimissioni siano politiche e non personali, per permettere un confronto e per lealtà nei confronti delle istituzioni.
Adesso, dopo una difficile riunione dei capigruppo di maggioranza, starà ai consiglieri decidere se accogliere o meno le dimissioni. In casa Pd non ci sarebbe una linea comune, ma il voto dovrebbe essere atteso per oggi. In caso positivo, secondo quanto previsto dalla legge, si potrebbe andare a nuove elezioni entro tre mesi, se invece l’Assemblea decidesse di rifiutare le dimissioni, Catiuscia Marini dovrebbe tornare in aula tra 15 giorni per ribadire la sua posizione o cambiare idea.

Dopo il suo intervento, il consiglio è stato sospeso per la nuova riunione dei capigruppo. Catiuscia Marini, appena ha finito di parlare, ha stretto la mano alla presidente dell’Assemblea Donatella Porzi e al vice Marco Vinicio Guasticchi, mentre nessuno scambio c’è stato con l’altro vice della Lega Mancini.

L’intervento di Catiuscia Marini:
«La vicenda giudiziaria sull’ospedale di Perugia ha avuto un impatto rilevante per la nostra regione, sia per i contenuti dell’indagine che per l’effetto politico e mediatico prodotto sull’opinione pubblica. Per senso di responsabilità e per lealtà verso l’istituzione regionale ho presentato le mie dimissioni, che oggi ribadisco. In quanto indagata devo assumere una posizione chiara, in linea con la mia storia di amministratore pubblico. Tutto ciò non può essere ridotto ad una mera strumentalizzazione politica. Voglio assicurare la massima trasparenza: essendo stata eletta direttamente dai cittadini non voglio indebolire il rapporto di fiducia dei cittadini con le istituzioni.
Le mie dimissioni permettono all’Assemblea di esercitare il proprio diritto di decidere quale percorso intraprendere, anche per gli aspetti che la vicenda giudiziaria solleva sul piano politico. Deve essere salvaguardata la funzionalità del nostro servizio sanitario. Va distinto il percorso della vicenda giudiziaria, per la quale conto di dimostrare la mia totale estraneità. Bisogna salvaguardare il lavoro svolto dalla Giunta, dalla Regione, dai professionisti che operano nella sanità umbra ed hanno reso l’Umbria una regione di riferimento per la qualità dei servizi.
La vicenda giudiziaria ha messo in evidenza ipotetici illeciti che verranno verificati. Eventuali responsabilità individuali verranno accertate, ma i tempi della magistratura sono diversi da quelli amministrativi ed istituzionali. Non è questa la sede, come non lo sono le piazze (reali o virtuali), per entrare nel merito delle vicende giudiziarie individuali. Non tanto per un garantismo di facciata, ma per il rispetto dello Stato di diritto e della vita delle persone coinvolte.
Spetta a questa Assemblea affrontare gli aspetti politici della vicenda, con un dibattito vero e aperto. Il Pd è chiamato a non prendere scorciatoie, a svolgere il proprio chiarimento interno e rispetto alla comunità regionale. In questi casi alcuni tentano di approfittare delle vicende e la loro straordinarietà per tentare di aprirsi uno spazietto di notorietà e visibilità, che l’attività ordinaria non gli ha mai riservato.
Ho molto apprezzato le dichiarazioni della ministra Grillo, che ha separato le valutazioni sulle indagini da quelle sulla qualità dei servizi sanitari umbri. L’Assemblea legislativa deve essere oggi un interlocutore sensibile al senso di disorientamento che pervade i tecnici e i professionisti rispetto all’indagine in corso. Bisogna fare chiarezza sull’eccellenza e sulla qualità dei servizi sanitari per riallacciare il rapporto di fiducia dei cittadini.
L’Umbria deve continuare ad avere autonomia anche in questo nuovo frangente della propria storia istituzionale. Diffido di quelli che vengono da Roma per decidere cosa dobbiamo fare e di quelli che dopo essere stati a Roma e pretendono di darci lezioni.
Voglio difendere i risultati che abbiamo raggiunti ma anche una certa cultura di governo riformista che ha permesso all’Umbria di crescere. Non c’è un’Umbria da liberare, questa è una terra libera e democratica. Gli umbri sono pronti a difendere la propria terra dagli autoritarismi dei tempi recenti. In molte importanti città della Regione c’è stata alternanza tra centrosinistra e centrodestra nelle diverse elezioni amministrative. Nell’alternanza non si sono prodotti modelli innovativi o alternative credibili. Nella gestione dei bilanci pubblici di molti Comuni così come in quella dei rifiuti spesso si è preferito mantenere lo status quo.
Le mie dimissioni impongono una discussione, qui dentro e fuori. Alcuni esponenti delle opposizioni si sono rivelati garantisti solo per le proprie questioni nazionali. Alcuni, nel Pd, pensando di guardare avanti senza confrontarsi su quanto avvenuto e sul trasversalismo che ha finito per offuscare un progetto. Non mi ritiro dal dibattito pubblico sulla nuova strada da intraprendere e sul futuro dell’Umbria. La strada nuova ha bisogno di chiarezza, di autonomia, di laicità. Voglio uscire a testa alta da questa vicenda. I tempi della giustizia saranno più lunghi di quelli istituzionali. Spero che vengano create regole chiare per i rappresentanti delle istituzioni di fronte alla legge, dando attuazione ai principi istituzionali che garantiscono la democrazia.
Rivendico il lavoro fatto e gli investimenti fatti, come quelli per gli asili nido, per il diritto allo studio universitario, per la banda ultralarga, per la politica di coesione, welfare, protezione sociale, salvaguardia dei centri storici, sostegno alla ricerca scientifica, export e internazionalizzazione sono tutti aspetti su cui abbiamo puntato e ottenuto risultati.
Non potrò mai dimenticare quella mattina del 2013 quando due dipendenti della Regione vennero uccise nel proprio ufficio. Quel giorno ho capito quanto fosse forte e negativo l’impatto delle campagne contro i dipendenti pubblici. Come non potrò dimenticare i giorni del sisma.
Ho lavorato solo nell’esclusivo interesse degli umbri e dell’Umbria. Mi sono sempre sottratta a pratiche politiche che non fossero orientate alla trasparenza. Chiarirò la mia posizione e ci sarà un tempo che restituirà valore alle cose che ho fatto in questi anni.
Quello che sta accadendo anche oggi in Lombardia mi avrebbe fornito argomenti per replicare alle opposizioni. Ma preferisco guardare alla mia comunità, il Pd, che solo essendo riformista e garantista potrà dare il proprio contributo alla crescita dell’Umbria. Non si può governare l’Italia in base ai sondaggi. L’Italia e l’Umbria richiedono una visione lunga, che guardi alle grandi prospettive, che possano garantire un futuro al Paese e a questa Regione».

 

La decisione dell’Assemblea: discussione rinviata

Dopo la relazione di Catiuscia Marini, la seduta è ripresa nel pomeriggio, dopo una pausa per l’effettuazione di due riunioni della Conferenza dei Capigruppo. Il capogruppo regionale del Pd, a nome della maggioranza, ha chiesto all’Aula di approfondire il dibattito e di poter svolgere ulteriori valutazioni sui contenuti dell’intervento della
presidente, aggiornando ad una apposita seduta, da prevedere entro il giorno 18 maggio, la discussione sulla proposta di risoluzione (formalizzata in data odierna dai gruppi PD, SeR, Misto-Articolo 1/MdP, Misto-”Liberi e Forti”) con cui si invita la presidente della Giunta regionale «a recedere dalle dimissioni ai sensi dell’art. 64, comma 3 dello Statuto
regionale».
Al termine del dibattito a tempi contingentati, che ha visto le opposizioni schierarsi contro la proposta della maggioranza, l’Assemblea ha votato a maggioranza (11 sì, 8 no) per accogliere la proposta di rinvio dei lavori.