Elezioni, nel Romizishire anche la Lega paga pegno

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Perugia test nazionale: Salvini prende 15mila voti in meno alle Comunali sulle Europee. Il centrodestra diviso pronto a uscire da Bastia. Il sinistra-centro ha quasi perso Orvieto e Marsciano. Gubbio, Stirati forever

di Marco Brunacci

PERUGIA – Le Europee sono archiviate con l’incoronazione della Lega come nuovo partito egemone dell’Umbria, sul modello gerarchico e tra la gente del fu Pci. Dalle comunali si traggono insegnamenti in parte simile, ma con dei distinguo mica male.

Per esempio da Chiodini di Magione a Burico di Castiglion del Lago, quando la faccia dei candidati a sindaco è serena e pulita, e tanta la speranza di impegno per il territori, si vota ancora Pd. Per altro è il filo rouge che lega giovanotti di belle speranze di centrodestra e centrosinistra, preferendoli ai navigati, ai riciclati, ai troppo esposti in precedenti esperienze (con un’eccezione che subito segnaliamo: Risini a Città della Pieve, che ha avuto responsabilità nel Pds e oggi ha vinto come sindaco del centrodestra.

Il fil rouge delle facce pulite coinvolge anche Andrea Romizi, ma per Romizi il discorso è molto più complesso: eravamo sicuri che il romizismo che si confrontava con il salvinismo, su Perugia città, fosse un test di rilievo nazionale. Intuizione felice? Giudicate voi: Romizi, con la sua lista personale, è arrivato a un passo dall’essere il primo partito del centrodestra, la Lega rispetto alle Europee ha ceduto nella stessa mattina 15mila voti. Come dire: non uno scostamento fisiologico quando in campo ci sono sono zie, cugini, vicini di casa, medici curanti, avvocati di famiglia, ma più della metà dei consensi persi dai “salvinisti” nel passaggio da una scheda all’altra. Per carità: se lo incontrate non lo dite a Romizi, che fa del low profile un po’ una religione e un po’ un pagano rito propiziatorio. Siete avvertiti. Ed è giusto così: alla Lega deve chiedere di accontentarsi di 2 assessori nella prossima giunta e di non esagerare con le altre pretese. Ma nel Romizishire, nella terra che un tempo fu rosso-fuoco e che ora è stata vinta dal fascino discreto, e molto in sintonia con Perugia e il suo speciale understatement, del giovane principe dei consensi, anche la Lega deve pagare pegno.

Se l’intuizione è giusta Romizi non serve per conquistare una Regione che pare destinata a cadere nel sacco del centrodestra come una pera matura dall’albero, ma potrebbe tornar buono, a livello nazionale, quando ci sarà più spazio per politiche moderate.
Oltre al risultato di Lista, Romizi e Lega (testa a testa sulla soglia del 15 per cento, con 6 consiglieri per la Lega ma 5 per Romizi), c’è da segnalare l’ottimo risultato a Perugia di Fratelli d’Italia, segno di buona organizzazione e di impegno nella stesura della lista, a dimostrazione che scegliere candidati competitive qualche volta premia.
E poi: nelle rispettive liste, assessori uscenti (Cicchi) e giovani leader (Varasano, ma anche Cagnoli) hanno ottenuto risultati importanti. Occhio a Numerini che ha un posto in giunta prenotato. Bene anche la Pastorelli e Nannarone. Nessun segnale di vita invece da “Perugia giovane”. La prossima volta meglio puntare sui vecchi?

Il centrosinistra non ha fatto un gran risultato. Il Pd in particolare dal buon 27% delle Europee è passato al 17 delle Comunali. Non sarà stato azzeccato il candidato sindaco? Non sia mai. Bene la Bistocchi e Zuccherini, ma anche la Borghesi e la Mori.

Ora lo sguardo alla provincia. Su Gubbio, nonostante tutti i contorcimenti e gli accordi della vigilia e le segrete stanze, la sinistra rosso-fuoco vince ancora. Magari in due mandate. Stirati vola. Il candidato leghista (Cinti) insegue ma di fatto aspetta di essere “matato” al ballottaggio.

A Bastia ansia dopo che il candidato Pd ha superato di 53 voti la candidata leghista e si è aggiudicato la possibilità di andare a correre per sindaco contro l’altra donna del centrodestra, la Lungarotti. Se non ci saranno colpi di scena, Raspa va considerato perfino il favorito.

Ultima nota per Orvieto e Marsciano. Stessa situazione: qui la sinistra-centro si è imposta. Germani e Massoli candidati. Il risultato? Entrambi inseguono da lontano le candidate (due donne) del centrodestra e ragionevolmente sono già in lista d’attesa per perdere. Il ballottaggio è sempre un’incognita, ma sia la Tardani e che la Mele hanno preso un bello slancio. Di più: la Tardani a Orvieto può contare su Barbabella e i suoi voti, che difficilmente torneranno a sinistra, da dove sono stati cacciati.

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