Elezioni in Umbria, si vota per 63 Comuni e Perugia fa il record di candidati consiglieri: 631

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Le sfide più bollenti. E nel capoluogo c’è anche un test nel centrodestra: il “romizismo” arginerà il “salvinismo”?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sono 63 i Comuni al voto nell’Umbria che si prepara alle elezioni. Per iniziare con una ovvietà: si testerà prima di tutto la tenuta del centrosinistra e del Pd in particolare dopo l’inchiesta su concorsi e sanità.

Ma, a guardare bene, l’aspetto più rilevante è dato dalla grande presenza di liste civiche, alcune forse non esattamente civiche, o non totalmente civiche, in quanto alla fine espressione dei partiti, ma con un movimento sempre più grande e radicato nella società umbra che dai partiti prescinde. La novità più nuove, in questo campo, è che le liste civiche nascono senza avere neanche un ancoraggio nelle divisioni tradizioni della politica (sinistra-centro-destra). E in alcuni casi, nei piccoli comuni in particolare, non sarà facile indicare un vincitore secondo i canoni della vecchia politica. Ma piuttosto la persona.

Ma è la capitale dell’Umbria, Perugia, a polarizzare la maggiori attenzioni. Romizi è superfavorito e tra i suoi qualcuno coltiva addirittura l’idea di farcela al primo turno, ma al di là degli indubbi consensi personali che ha aggregato il giovane sindaco azzurro, c’è anche un test di sapore nazionale, con un rilievo che va oltre Perugia, anche se è tutto interno al centrodestra.
Romizi ha messo il suo sigillo su un modo di stare nel centrodestra che è assai diverso da quello della versione “salvinista” della Lega. Romizi non alza mai i toni, come è noto, rifugge gli slogan, non esagera con i social anzi predilige parlare piuttosto con la gente fino a sfinirsi, fa anche poca o pochissima politica in senso classico, sicuramente un limite per un certo verso, ma che sta diventando un pregio. L’irruenza del salvinismo, che non risparmia termini guerreschi (“conquistare” le città, far cessare, ribaltare, cambiare sempre e in ogni dove), in Umbria ha pagato e – dicono – continua a pagare. Paga sicuramente anche la organizzazione della Lega “salvinista” sul territorio, che non è molto dissimile da quella del fu Pci, per struttura gerarchica e presenza diffusa. In un quadro complessivo in cui è molto chiaro su chi sia la “base” e chi siano i vertici.

Nel campo avverso al centrodestra invece i più distaccati osservatori sono convinti che si punti molto sulle grandi possibilità che si aprono al secondo turno, grazie a un tutti contro uno Romizi) che può dare risultati. Il Movimento 5 stelle, che porta la Tizi ma ha in campo anche un’altra sua aderente candidata sindaco, la Rosetti, non è messo bene per conquistare il ruolo di principale competitor. Meglio il più tradizionale centrosinistra con Giuliano Giubilei, con l’incognita della performance del Pd, al di là di quelle delle liste civiche collegate e dei Socialisti. Per il resto 6 outsider molto agguerriti: da Bellillo (sinistra) a Ribecco (Casapound), da Camicia a Iacobelli, da Mandarini a Stella.

Le altre sfide sotto i riflettori? Sembrerà stravagante ma una città tutta da seguire è Orvieto: la battaglia tra Germani e Barbabella potrebbe avere ripercussioni negli equilibri futuri del centrosinistra e forse anche del Pd. Ma Barbabella destabilizza anche le certezze del centrodestra. Insomma: sarà comunque un risultato da analizzare. A Bastia il centrosinistra è riuscito a rimanere unito e punta tanto su Raspa per approfittare della scissione nel centrodestra con la Lega che non ha voluto seguire le insegne del sindaco uscente Antiseri e della sua candidata. A Marsciano, invece, dopo scaramucce, il centrodestra si è ricompattato, con maldipancia, sulla leghista Mele e invece è il centrosinistra qui che deve trovare un suo comune denominatore: riuscirà nell’impresa il candidato Massoli? Si salverà l’intangibile feudo rosso dell’Umbria attaccato da Salvini e dalla Meloni in persona?

A proposito di Fratelli d’Italia: a Castiglion del lago, il centrodestra non ha retto allo strappo voluto dalla Meloni (che lì ha anche una candidata alle Europee, la Michela Sciurpa) e va separato all’attacco di Burico, che è uno della new generation del Pd e che – se vince sereno – potrebbe diventare un protagonista regionale. A Torgiano la separazione è nel centrosinistra e il sindaco uscente Nasini potrebbe approfittarne per piazzare il suo candidato.

Gubbio è una partita, come al solito, a sè: Stirati contro se stesso. A Gualdo Tadino il referendum è sul sindaco uscente Presciutti. In Appennino soffia forte il vento della Lega ma le resistenze sono tante e organizzate.
Il finale dedicato a Foligno: il centrosinistra schiera un dirigente industriale come Pizzoni, il centrodestra un professionista come Zuccarini, anche il Movimento 5 stelle tiene alta l’asticella con Fantauzzi, come pure tutti gli altri: dalla Trombettoni a Stefanucci a Giustozzi. Sarà la sfida nobile di questa tornata elettorale.

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