VISTI DA VITTORIA di VITTORIA EPICOCO | Il remake del film Disney ora nei cinema. Con un Will Smith che ritorna bambino (come nel Principe di Bel Air). Il trailer

di Vittoria Epicoco

È una pura esplosione di luce e colore quella del live-action Aladdin – diretto da Guy Ritchie – ora nelle sale cinematografiche.

La storia la si conosce bene se si è tra gli appassionati Disney, ma il film merita di essere visto anche dai fan meno accaniti, e dunque sembra doveroso ricapitolare.Aladdin (Mena Massoud) è un giovane ladrone che, aiutato anche dalla scimmietta Abu, giustifica il proprio “mestiere” con la scusa di «prendere in prestito per vivere». Un giorno, mentre è “di turno” al mercato, si imbatte in Jasmine (Naomi Scott), principessa di Agrabah e figlia del Sultano Baba (Navid Negahban). A palazzo, in veste di Gran Visir, c’è Jafar (Marwan Kenzari) il quale, bramoso di potere, con l’aiuto del pappagallo Iago arruola un uomo dietro l’altro per recuperare una lampada magica situata all’interno di una caverna, che però nasconde anche delle insidie. Per una serie di coincidenze, Jafar riesce a recuperare la lampada grazie ad Aladdin il quale ne diventa, contro ogni aspettativa, il proprietario. Strofina, strofina e… un genio, tre desideri.
Una coppa alla quale tutti vogliono attingere.

Il remake è estremamente coerente con il film di animazione del 1992, ad eccezione di piccole (ma essenziali, e spiegheremo perchè) licenze poetiche che Ritchie decide di sostituire all’originale.

Brillante, esilarante, emozionante. È un Disney!

Fattori determinanti per la riuscita del film nella sua interezza, sono senza ombra di dubbio costumi (di Michael Wilkinson), i quali già da soli infondono quell’allegria di cui, i film con questa firma, ci hanno fin da subito pervasi: i colori vivaci sono sempre stati una prerogativa Disney (noi ricordiamo particolarmente i favolosi capelli dorati della Bella Addormentata, nonché gli abiti delle sue fate madrine); e, altro fattore, gli effetti speciali (a cura di Michael Dawson), qui impiegati in modo ineccepibile, eccezion fatta per il genio (Will Smith) nella sua versione blu “navy”, che evidenzia fin troppo l’intervento del digitale. Ma capiamo che forse non poteva essere altrimenti.

Ma Aladdin non poteva esser tale se non avesse conservato quel lato musicale (qui a cura di Alan Menken) che lo rende unico.
E dunque ci sentiamo di fare una sorta di riverenza, nel riferirci ad esempio alla celebre parata che accompagna l’ingresso del Principe Alì Ababwa ad Agrabah con il Genio che fa da apripista, contornata da coreografie, anche in chiave più che moderna, in cui proprio l’esperienza e carriera artistica di Will Smith hanno il proprio peso.E a proposito del principe di Bel Air, è interessante il nuovo ruolo in cui lo vediamo, non tanto per il personaggio, quanto piuttosto per il mondo bambinesco e sfarzoso in cui si trova a dover recitare, decisamente lontano dal tipo di vesti da lui sempre indossate (per lo più di azione o drammatici) e sempre degnamente.

E veniamo ora alle licenze poetiche di cui sopra: appare evidente che, al di là del live-action, il remake sia avvenuto anche per le principesse o, almeno, che questo sia l’inizio di una più vasta rivisitazione del ruolo delle donne nelle favole Disney? Già, perché qui Jasmine ne esce del tutto emancipata: sa assolutamente ciò che vuole e sa come ottenerlo, non facendosi di certo spaventare dalla malvagità di uomini come, in questo caso, Jafar.

Qui, dunque, l’unica incongruenza con l’originale: il regista ri-modella sulla società contemporanea una favola nata agli inizi degli anni Novanta, paradossalmente in un’epoca in cui quindi, almeno sulla carta, uomini e donne hanno pari diritti e pari opportunità, ma in cui realmente le discriminazioni non sono affatto finite. Jasmine è quindi da considerarsi come il risultato di un crescendo, da quel 1992 ad oggi.

Il trailer: