Arte, cultura e storia sono il filo conduttore del nostro tour nella città marchigiana. Senza dimenticare le eccellenze della tavola e le tante curiosità da scoprire

di Maria Luisa Lucchesi

MACERATA – Macerata è tra le dieci città finaliste al titolo di Capitale italiana della Cultura 2020. Un risultato in cui la comunità crede molto e che è frutto di un’intensa attività di valorizzazione e recupero della storia e dell’arte cittadina portata avanti negli ultimi anni dall’amministrazione comunale e tuttora in atto.

Per entrare, dunque, nello spirito della città marchigiana, il visitatore non può prescindere dal fare tappa in alcuni suoi luoghi simbolo, peraltro tutti ricompresi nella rete Macerata Musei. Parliamo dei Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, l’Arena Sferisterio, Palazzo Ricci, con la sua splendida collezione di Arte italiana del ‘900, la Torre Civica con il suo originale orologio astronomico e l’antica Biblioteca Mozzi-Borgetti, per i quali è disponibile un biglietto unico, al costo di 10 euro, valido dieci giorni (www.maceratamusei.it).

Il settecentesco Palazzo Buonaccorsi, il cui splendore raggiunge il suo apice nella Galleria dell’Eneide, ospita collezioni d’arte antica e moderna di proprietà del Comune di Macerata e un originale Museo della Carrozza, che permette un tour virtuale per le strade della provincia, rigorosamente in carrozza.

Imperdibile, nel nostro tour nel cuore di Macerata, l’appuntamento con il carosello dell’Angelo e i Magi, ogni giorno alle 12 e alle 18 alla Torre Civica, in pieno centro storico. Dal 2015, infatti, sulla facciata della torre è stato ripristinato l’Orologio astronomico che per tre secoli ha scandito il tempo in città. Fedele ricostruzione del meccanismo dell’antico orologio realizzato dai fratelli Ranieri nel 1571,  il planetario che si può ammirare oggi è opera del maestro Alberto Gorla, con la collaborazioni scientifica del Museo Galileo di Firenze e di Opera Laboratori Fiorentini  per la parte ornamentale. Due volte al giorno, l’uccello Cesare batte il becco su un campanello e fa partire il meccanismo che muove i re Magi, preceduti da un angelo, in adorazione della Madonna seduta su un trono con il Bambino.

Infine, a concludere un ideale percorso nell’arte dall’antichità ad oggi, la visita alla Biblioteca Mozzi Borgetti con le sue affascinanti sale decorate alla fine del  XVIII secolo e a Palazzo Ricci, residenza privata nobiliare della fine del XVI secolo, che accoglie al suo interno una preziosa collezione di arte moderna e contemporanea da Guttuso a De Chirico, da Balla a Morandi. Non ultimo, uno dei simboli indiscussi della città, lo Sferisterio, l’arena nata nel 1829 per ospitare il gioco del pallone con il bracciale e oggi utilizzato, grazie alla sua ottima acustica e alla possibilità di ospitare ben 2500 persone, come scenario del Macerata Opera Festival e di altri grandi eventi musicali.

Della rete Macerata Musei fanno parte anche il settecentesco Teatro Lauro Rossi, il Museo di Storia Naturale a Palazzo Rossini-Lucangeli, che ospita una ricca sezione paleontologica, una bella collezione di conchiglie di tutto il mondo, oltre a minerali, cristalli, pietre e una straordinaria collezione di insetti e animali imbalsamati, visitabili tutte le mattine dal lunedì al sabato ad ingresso gratuito; l’Area Archeologica Helvia Ricinache ci ricorda che la storia di Macerata risale all’epoca romana, la cui visita è possibile su prenotazione alla locale Pro loco o alla Pinacoteca comunale (www.maceratamusei.it); e, infine, l’Ecomuseo di Villa Ficana con le sue case di terra cruda, testimoni attuali della cultura contadina di un tempo, ottimo esempio di archeologia urbana, che vive attraverso incontri, laboratori per adulti e bambini e visite guidate (www.ecomuseoficana.it).

La città di Macerata è, tra l’altro, strettamente legata al culto della Vergine Maria, tanto da essere proclamata, nel 1952, Civitas Mariae. Da Macerata passano, oggi come un tempo, i pellegrini in cammino lungo la Via Lauretana, da Assisi a Loreto. Imperdibile per loro, come per chiunque visiti la città, la tappa in piazza Strambi, centro della vita religiosa cittadina, visto che vi si affacciano la cattedrale di San Giuliano e la basilica della Madonna della Misericordia, il cui nucleo originario sorse in un solo giorno, dall’alba al tramonto del 16 agosto 1447 per voto dei maceratesi che invocavano la liberazione dalla peste, poi ampliato dal Vanvitelli nella prima metà del Settecento.

La conoscenza della cultura e della storia di un luogo non può dirsi concluso finché non si apprezza anche la tradizione culinaria, che di quella cultura e di quella storia è un altro dei lasciti, di certo uno dei più piacevoli. Piatto tipico della cucina maceratese, e anche il più noto, sono i Vincisgrassi, una pasta al forno che, nella ricetta tipica, è ripiena di carni miste da cortile -pollo con le sue rigaglie, coniglio, maiale, anatra- e tartufo, ma che oggi si trova anche in altre varianti. La tavola maceratese è molto simile a quella dell’entroterra marchigiano e umbro, in cui prevalgono sapori intensi e ricette con ingredienti “poveri” ma di gran gusto, da abbinare ai vini locali dei Colli Maceratesi Doc.

A fine pasto non può mancare del vino cotto o il vino di visciole o, ancora, la sapa, il mosto d’uva aromatizzato con varie essenze, da abbinare ai tanti dolci secchi della tradizione, come i cavallucci o i sughitti, la recina, la torta dolce tipica del periodo pasquale o il salatino di fichi secchi.