POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ultimo confronto in Aula Magna tra tutti i candidati verso l’8 maggio. Con una curiosità: il responso dell’applausometro ha premiato Oliviero

di Marco Brunacci

PERUGIA – Colpi bassi e veleni ce ne sono stati e ce ne saranno ancora. E fatalmente, in questi casi, gli indiziati, a torto o a ragione, verranno indicati in persone che sono hanno scelto candidati ora considerati in svantaggio.

 

Ma è il momento di valutare il progetto di ciascuno, probabilmente nella prima elezione per il rettore nella quale la politica ha fatto un vero passo indietro (un po’ per scelta e tanto per intrinseca debolezza, come scritto nel primo articolo di Cityjournal sul tema elettorale) ed è rimasta fuori dalla porta, e nel contempo si capisce che il momento è decisivo: se si sbaglia rettore, ma soprattutto se si sbaglia progetto, Perugia pare davvero destinata (e senza appello) a imboccare un triste viale del tramonto, dopo secoli di storia.
E allora ecco che la kermesse tra tutti i candidati all’Aula magna dell’Università di Perugia assume un valore speciale, molto di più di certe mail che si commentano da sole e che ancora circolano. Tre domande ai candidati, formulate dal decano dell’Ateneo, per altrettante risposte-proposte. Tutte risposte a braccio, tranne quella della giovane candidata Mazzeschi, che ha avuto l’endorsement del rettore uscente Moriconi, e che ha deciso di non correre rischi e leggere.

Ci sarà ancora tempo per discutere e approfondire prima del round iniziale dell’8 maggio, in attesa di un secondo turno certo e di un terzo al momento meno probabile.
Un curioso (però – garantiscono – del tutto scientifico) esperimento ha dato un risultato che sarà sicuramente fonte di accesi dibattiti (e che vale per quel vale, come ovvio che sia). Attivando nell’Aula magna, nell’ora del confronto, l’app con l’applausometro (sì proprio quello di Pippo Baudo a “Sette voci”, riferimento a beneficio dei più anziani), per alcuni secondi, per tutti gli interventi, il candidato applaudito con maggiore intensità è risultato Maurizio Oliviero (che per altro è uno dei due candidati da settimane dati per favoriti). A giudicare dal grafico, il distacco rispetto al secondo è stato chiaro.
Raccontata questa curiosità, eccoci che si imbocca il rettilineo di arrivo. L’Università di Perugia rischia una deriva verso l’irrilevanza se non trova una dimensione al passo con i tempi, attraverso una decisa svolta nella ricerca dell’eccellenza in ogni campo possibile. E l’eccellenza va di pari passo con l’internazionalizzazione e il superamento di ogni barriera al sapere eretta magari per salvaguardare un malinteso senso della peruginità. In tempi di grandi difficoltà della politica locale, l’Università deve dettare i tempi e i modi per far rinascere l’Università e insieme il suo territorio. “Far muovere il sole e gli astri intorno a sé”, come dice, non vergognandosi di una citazione colta e impegnativa, un illustre docente di lungo corso.

Non è superfluo ricordare che per gli standard della ricerca di Perugia valgono ancora i valori raggiunti nel triennio 2011-2014, nel finale dell’era Bistoni, il rettore che lasciò anche un tesoretto mica male a chi lo avrebbe sostituito. Presto arriveranno i risultati dell’era Moriconi, che, si immagina, potranno essere all’altezza. Ma subito dopo serve il colpo d’ala. La sfida è da far tremare i polsi. Rivedere lo schema dell’ultima elezione (il “tutti contro uno”) sarebbe deprimente. Meglio il “tutti contro tutti”, con programmi e progetti ben definiti, per far emergere il migliore. Questione di vita o di (lenta) morte. Docenti studenti e impiegati hanno una grossa responsabilità. Forse come non mai.