«Poi la minaccia di sgombero». Più di 20 i poliziotti presenti all’assemblea di ieri: l’ordine del giorno

di Sappe*
(riceviamo e pubblichiamo)

ORVIETO (Terni) – In data odierna (ieri, ndr) ore 15.30 si è tenuta un’assemblea sindacale del personale aderente al Sappe presso la sala mensa del carcere di Orvieto. All’incontro hanno partecipato più di venti poliziotti penitenziari, per discutere del seguente Ordine del Giorno:

  • Drastica modifica dell’organizzazione dei turni di lavoro del personale imposta unilateralmente senza alcun confronto con le Organizzazioni Sindacali;
  • Conseguente abbassamento dei livelli minimi di sicurezza in servizio, soprattutto nei turni serali e notturni (nel turno notturno è previsto un massimo di 4 unità a presidio dell’intero istituto);
  • Aumento esponenziale dei carichi di lavoro per il personale deri- vanti dalla nuova organizzazione dei servizi su 4 turni giornalieri anziché su 3, come da sempre si operava nell’istituto orvietano per la cronica e certificata carenza di personale di Polizia Peni- tenziaria;
  • Assenza di qualsiasi tipo di relazione sindacale con il nuovo direttore il quale, a due mesi dal suo insediamento, non si è ancora degnato di incontrare il personale di Polizia Penitenziaria e tantomeno i rappresentanti dello stesso (comportamento opposto a quello riservato ai detenuti che, invece, ha incontrato più volte);
  • Assenza di qualsiasi tipo di relazione con il Comandante del Reparto e con il suo vice i quali, seppur diretti responsabili della gestione dell’area sicurezza, non hanno mosso un dito per ostacolare la nuova organizzazione del lavoro imposta dal neo direttore (pur sapendo che sarebbe stato troppo gravosa per il personale) né hanno voluto informare i dipendenti che si sono visti cadere dall’alto, ed improvvisamente, un vero e proprio sconvolgimento della loro vita lavorativa e personale (i poliziotti residenti lontano da Orvieto si sono visti diminuire le possibilità di raggiungere il proprio nucleo familiare al termine del turno di servizio e, oltremodo, precludere la possibilità di viaggiare con mezzi pubblici);
  • Frattura insanabile dei rapporti tra il Comandante del Reparto e il personale di Polizia Penitenziaria, per la totale mancanza di qualsiasi tipo di relazioni, che ha fatto venir meno qualunque tipo di aggregazione, nonché quello spirito di Corpo, indispensabile nelle complesse ed impegnative attività del poliziotto penitenziario;
  • Ritardata programmazione dei turni mensili e settimanali di servizio, soggetti (anche senza preavviso) a continui cambiamenti con spostamento o riduzione di ferie e annullamento di riposi nelle giornate previste;
  • Mancata comunicazione e concertazione sui piani ferie estivi, natalizi e pasquali;
  • Mancata retribuzione di prestazioni di lavoro straordinario, prestato perfino all’anno 2018;
  • Criticabile gestione delle risorse per il lavoro straordinario, con incoerente distribuzione dello stesso;
  • Impiego del personale di Polizia Penitenziaria in compiti non istituzionali, come ad esempio i Capi d’Arte nelle officine interne al posto di personale civile, per anni e anni assunto e poi non rinnovato nell’incarico; il distoglimento di questo personale com- porta un ulteriore abbassamento dei livelli di sicurezza e un “discutibile” impiego delle risorse umane a disposizione della direzione;

Queste sono state alcune delle motivazioni alla base dello stato di agitazione del personale di Polizia Penitenziaria di Orvieto il quale, all’unanimità, durante l’assemblea sindacale ha chiesto un urgente incontro con il Direttore ed il Provveditore Regionale, in attesa del quale ha manifestato l’intenzione di permanere ad oltranza in istituto. La richiesta veniva avanzata telefonicamente al Direttore Basco, ancora presente in Istituto, il quale, però, senza nemmeno volerla ascoltare fino in fondo chiudeva la conversazione affermando che «non era obbligato a presentarsi al personale» e che in caso di «occupazione dell’istituto avrebbe chiamato i Carabinieri per sgombrare la Polizia Penitenziaria».

A fronte di tale indecorosa quanto deplorevole “minaccia”, l’assemblea decideva all’unanimità di interrompere la riunione onde evitare ulteriori inasprimenti e, soprattutto, per evitare l’incresciosa eventualità di subire l’umiliazione di essere invitati ad uscire dal proprio istituto da un’altra forza dell’ordine. A questo punto è più che evidente l’insanabile frattura tra il personale e la dirigenza del carcere di Orvieto, chiusa in un ingiustificabile autoritarismo a dispetto dei diritti dei lavoratori. A brevissimo sarà convocata una nuova assemblea del personale per individuare altre e più incisive forme di protesta che potrebbero essere adottate ad oltranza fino a quando non interverranno autorità superiori a risolvere i conflitti, auspicabilmente con l’avvicendamento della dirigenza orvietana.

*Sindacato autonomo polizia penitenziaria