L’inquilina più illustre di palazzo Donini: «Estranea ai fatti. Profonda riflessione sul sistema dei controlli se accuse confermate»

di Daniele Cibruscola

UMBRIA – «Una situazione sconcertante, se i fatti saranno confermati». «Totale estraneità» personale e dell’istituzione che rappresenta. «Basta strumentalizzazioni». Ma soprattutto, e piu di tutto: «Voglio la verità».

Eccoli, all’indomani del confinamento ai domiciliari di un assessore della sua Giunta, del segretario regionale del suo partito, del diggì e del direttore amministrativo dell’ospedale del capoluogo di regione, i punti chiave del discorso di Catiuscia Marini nel rendez vous a senso unico fissato con la stampa nel pomeriggio. Della serie: lei arriva, lei parla, «vi ringrazio, arrivederci», scansa le domande e se ne va. Ribadendo la propria lontananza dai fatti oggetto di indagine, l’inquilino più illustre di palazzo Donini sottolinea più volte la necessità di «indagini rapide e capaci di accertare le eventuali responsabilità» di chicchessia.

Una parola, «verità», che Marini ripeterà fino alla noia, soprattutto sua probabilmente, nei 20 minuti del discorso. Arruffato sul foglio di carta che stringe in mano, scarabocchiato a penna come i concioni che hanno fatto la storia o le lettere mai spedite al primo amore. Perché in fondo «parliamo pur sempre di una regione storicamente “benchmark” per quel che riguarda il sistema sanitario, di puntuali adempimenti Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr), di equilibrio di spesa. Il buon lavoro svolto dai tanti, a tutti i i livelli, che oggi operano nella sanità umbra va tutelato»: «dalla rabbia della gente» ma pure «dalle strumentalizzazioni politiche in cui, ve lo dico subito, non ho intenzione di infilarmi».

Perché «in questa fase» l’interesse di Marini e quindi del palazzo che rappresenta (Donini) è innanzitutto quello di «trovare la verità». E qui l’analisi si fa particolarmente lucida. «Se l’impianto accusatorio trovasse conferme, aprirebbe in me, presidente della Regione, una profonda riflessione»: come è possibile che il sistema dei controlli, serrati, validati a livello nazionale, mostri «limiti e inefficacia» tanto evidenti, si chiede Marini. Un aspetto da valutare, nel caso, e approfondire senza indugi.

«Da parte mia offro incondizionata disponibilità (alla magistratura, ndr). Ho obblighi istituzionali e doveri morali. Voglio e devo esercitare un ruolo proattivo. Ho carattere e formazione per farlo. Chi mi conosce – prosegue il monologo – sa che ho sempre ispirato i comportamenti a un rigore morale assoluto, talvolta persino ritenuto eccessivo: sono convinta che la lealtà sia un valore centrale per la figura di un amministratore pubblico». «I cittadini aspettano risposte», conclude Marini. «Ho sempre agito in autonomia e consapevolezza. Tutelerò l’integrità morale della mia persona e della figura che rappresento».