FOCUS 5×1000 |Uno strumento nato 13 anni fa eppure, per molti, ancora un’incognita. Il vademecum di CityJournal per una scelta consapevole e informata

UMBRIA – È uno strumento pubblicizzato e utilizzato dal 2006, eppure non tutti lo conoscono. Quelli che lo conoscono ma poco sono molti di più. E sul suo conto aleggia un numero impressionante di falsi miti, “leggende”, inesattezze. Parliamo del 5×1000, una forma di sostegno alle associazioni senza scopo di lucro, con cui i cittadini, riservando una piccola quota della propria Irpef (equivalente appunto al 5×1000), possono scegliere quali enti sovvenzionare.

Un contributo fondamentale per realtà come Aucc, Auser, Cartias Perugia-Città della Pieve e Centro Speranza (sponsor di Cityjournal) e tante altre, operanti sia sul territorio nazionale che su quello regionale. Uno strumento nato 13 anni fa e sul quale ancora, purtroppo, circolano tante inesattezze, dicevamo: in questo articolo proveremo a fare luce su alcune di queste, quelle a nostro avviso maggiormente diffuse e che più spesso traggono in errore il contribuente, inducendolo spesso a scegliere male o (peggio) a non scegliere affatto a chi destinare il proprio 5×1000.

Il 5×1000 NON è una donazione

Esatto. Lo scriviamo in maiuscolo, grassetto e corsivo, così da essere chiari: il 5×1000 NON è una donazione. Si parla spesso di «donare» il 5×1000, sbagliando. Perché non comportando una vera e propria spesa per il cittadino non rappresenta una donazione. Come detto, il 5×1000 rappresenta una quota dell’Irpef versata allo stato in misura variabile al variare del reddito. Somma che lo Stato, poi, su indicazione dello stesso contribuente, girerà nelle casse di questa o quella associazione.

Il 5×1000 è diverso dall’8×1000 e dal 2×1000

Cinque, otto e due per mille sono strumenti differenti messi a disposizione dello Stato per sostenere realtà differenti operanti in ambiti differenti. Niente di più, niente di meno. Nessuno di questi sostituisce o si va a sovrapporre, per finalità e destinatari, agli altri due. Con il 5×1000 si sostengono associazioni senza scopo di lucro e gli enti di ricerca, con l’8×1000 lo Stato e le organizzazioni religiose; con il 2×1000, infine, i partiti politici. L’uno non esclude l’altro, il cittadino può quindi indicare la propria scelta per ognuno dei tre.

Non viene rilasciata alcuna ricevuta per il 5×1000

Niente ricevute da parte dell’associazione prescelta, per quanto riguarda il 5×1000. Per motivi di privacy, principalmente. Perché ricevendo in un unico versamento, dallo Stato, tutti i contributi a lei riservati da tutti i contribuenti, per l’associazione beneficiaria non c’è modo di conoscere nome e importo versato del singolo sostenitore. C’è un solo modo per essere certi che il proprio 5×1000 arrivi proprio all’associazione scelta: indicarne il Codice fiscale, apponendo la propria firma nello spazio apposito.

Chi non fa la dichiarazione dei redditi può devolvere il 5×1000

Tutti possono scegliere a quale ente versare il proprio 5×1000, anche chi non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Nel Cud, infatti, è presente una scheda integrativa riservata al 5×1000. Che è possibile consegnare negli uffici postali oppure in banca, in busta chiusa, con all’interno nome, cognome e codice fiscale del contribuente, e con su scritto «Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’Irpef». Sempre senza costi, naturalmente.

Codice fiscale dell’associazione e firma del contribuente sono fondamentali

Senza un’indicazione precisa dell’associazione che si vuole sostenere, quindi senza codice fiscale dell’ente unitamente alla propria firma, il 5×1000 viene comunque versato allo Stato, che distribuirà poi i fondi raccolti tramite le imposte, proporzionalmente al numero di preferenze ricevute dalle varie associazioni. Va da sé che a beneficiare di una simile ripartizione sono soprattutto gli enti maggiormente conosciuti e quindi scelti dai cittadini italiani, con buona pace delle tante realtà che lavorano, alacremente, anche a livello locale.