Rap e cultura in una centrifuga di suoni e parole. L’intervista, in occasione della tappa umbra del “Tenebra è la notte” tour al Rework club

di Gabriele Ripandelli

PERUGIA – Alessio Mariani, in arte Murubutu, è un rapper che attraverso le sue canzoni riesce a combinare rap e cultura, uscendo dagli stereotipi che gravano sulla scena italiana attuale. Nelle sue canzoni non ci sono pistole, macchinone e soldi, ma ogni album è un concept che tratta temi naturali, filosofici, letterari. Venerdi 5 aprile sarà a Perugia, tornando nel capoluogo umbro per la seconda volta negli ultimi due anni, e salirà sul palco del Rework portando il suo nuovo album “Tenebra è la notte e altri racconti di buio e crepuscoli”.

L’insieme di canzoni che hanno a tema la notte e trovano il featuring di artisti importanti della scena rap, simili a Murubutu per scelte stilistiche, sono tutte da gustare. La notte, scelta nei secoli come parte preferita della giornata da artisti di vario genere, viene descritta attraverso varie sfaccettature, con sfumature che vanno dal metal al pop, e mantenendo i testi come punto di forza. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Murubutu del nuovo album, del tour e di alcuni suoi pensieri sulla scena musicale attuale.

A quasi un anno di distanza, il ritorno in Umbria per un live: quanto è cambiato Murubutu nel frattempo?

Ho pubblicato un album: nuova consapevolezza, esposizione maggiore e tante soddisfazioni. Un album nuovo è come un figlio, un nuovo parto. A due messi dall’uscita, posso affermare che non mi aspettavo una risposta così intensa come quella che ho ricevuto. Mi ha fatto molto piacere. Ha incontrato il gusto dei miei affezionati, ma anche le persone che non mi conoscevano hanno apprezzato l’aspetto narrativo, che è la mia cifra.

Cosa porta Murubutu sul palco del nuovo tour?

Porto, innanzitutto, Roby Pettirosso, che è il mio illustratore.  Quando non ci sarà fisicamente, sarà comunque presente attraverso le sue tavole proiettate a tempo sopra dei megaschermi. Poi, porto ogni tanto qualche ospite e inizierò a portare con una maggiore frequenza anche la mia corista per accompagnarmi su diversi pezzi.

Il tema del concept album rimane naturale come i precedenti: cosa significa per te la notte?

La notte ha tanti significati diversi: sicuramente il mistero, la paura e la speranza. Oltre ad essere un mix di tante cose, è una dimensione che vivo tantissimo perché ho un piccolo disturbo del sonno che mi porta a scrivere vivere molto la notte (come dice anche il testo di “occhiali da luna”, ndr.)

In un’intervista precedente avevi indicato tra i rapper emergenti Claver Gold e Dutch Nazari ed avevi speso buone parole per Caparezza: tutti artisti che ritroviamo nel tuo album.

Claver è un amico e ci sentiamo spesso anche per altri motivi. Per me non è una novità lavorare insieme a lui ed è sempre un piacere sia personale che musicale. Dutch sta facendo un bellissimo percorso, mi è piaciuto moltissimo il suo ultimo album. Tra l’altro in “Occhiali da luna” ha confezionato, a mio avviso, un bellissimo ritornello. Caparezza per me è un faro: il primo che ha portato determinati concetti ad un pubblico così ampio. E’ stato un onore lavorare con lui. Tra i brani non c’è un preferito.

Oltre al cantautorato e al rap, ci sono nuove influenze musicale in “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”?

Tra i miei ascolti c’è sicuramente l’uso delle fisarmoniche, che io continuo ad amare sempre di più, e anche una piccola componente metal, che fa parte del passato e qua è emersa di più rispetto agli album precedenti.

Guardando la scena nazionale, a Sanremo è stato l’anno dell’apertura del rap. Tu hai dichiarato che serve più rap come veicolatore  di contenuti e Rancore lo ha fatto davanti al grande pubblico. Qual è la tua opinione?

Consideriamo che Rancore è un’eccezione: un rapper geniale. Va dato il merito a Silvestri che ha colto la genialità di Rancore. Va considerato, però, anche che c’era anche altro rap non altrettanto geniale.

Tornando a Caparezza, molti vi paragonano per la grande abilità nella metrica che avete entrambi. Ti ritrovi in questo pensiero? Sei completamente soddisfatto di Wordsworth?

Io stimo Caparezza per la dimensione in cui si muove e anche io provo, a mio modo, a portare cultura al pubblico. Sicuramente abbiamo due stili molti diversi, però forse un obiettivo in comune. Ho cercato una mediazione tra i nostri stili e mi sembra di averla raggiunta in Wordsworth.

Andando fuori dal rap, ascolti l’indie e  cosa ne pensi?

Lo seguo pochissimo, seguo molto di più altri tipi di musica. Mi piacciono alcune forme di sperimentazione come Willie e Dutch, che in qualche  modo stanno andando verso l’indie. Mi piace Quintale ed alcune cose di Coez, che però forse è più pop ormai.