Un viaggio nel tempo per conoscere questa popolazione pacifica e dalla forte connotazione naturalistica

di Maria Luisa Lucchesi

GUBBIO (Perugia) – Chi va a Gubbio oggi trova poche tracce dell’antica civiltà che abitava il territorio prima che i Romani ne facessero una propria colonia. L’antica tota iiouina, la città-stato degli Umbri – detta poi Igovium (o Iguvium) dai Romani – è sepolta, infatti, sotto i maestosi palazzi medievali che il visitatore moderno può ammirare.

Tuttavia, molto si è potuto sapere su di essa e sulle abitudini degli Umbri dell’area, chiamati Sahtàni, grazie alle Tavole Eugubine, sette tavole in bronzo, sulle cui facciate (12 su 14) sono riportate vere e proprie istruzioni su come dovessero svolgersi le cerimonie religiose. Le Tavole, oggi esposte all’interno del Palazzo dei Consoli, furono ritrovate intorno alla metà del 400 nell’area del Teatro Romano e acquistate dal Comune nel 1456 da una popolana, Presentina, con un vero e proprio atto di cancelleria che diventa il primo documento di conservazione di un bene archeologico.

Proprio grazie alle tavole sappiamo, per esempio, che nella tota iiouina, lungo l’attuale via dei Consoli, all’incirca all’altezza di quello che oggi è il Palazzo del Bargello, c’era una delle tre porte rituali, la porta Tessenaca, ovvero “del torrente”, visto che lì vicino scorre il fiume Camignano. Da questa porta si passava per andare dalla città all’Akedamia, il campo aperto dove solitamente si svolgevano gli assembramenti, militari e civili, che coincide con l’attuale San Martino, nei pressi del Teatro Romano. Più a sud della Tassenaca, al limite della via, si trovava un’altra porta, detta Vejha, l’unica porta carrabile delle tre esistenti. La terza era la porta Treblana (da trebulum=villaggio) in corrispondenza di quella che oggi è Porta Sant’Ubaldo.

È curioso sapere, passeggiando per la stessa Via dei Consoli, che, al tempo, quella strada segnava il perimetro inferiore della città, oltre il quale venivano sepolti i morti. Che la città degli Umbri fosse più in alto rispetto all’attuale abitato, lungo le falde del Monte Ingino, lo testimoniano anche i ritrovamenti effettuati nel 2010, quando, a seguito di lavori di sistemazione delle condutture, gli operai si trovarono di fronte circa 70 sepolture dell’Età del Bronzo.

Gli Umbri, del resto, erano un popolo dalla forte impronta naturalistica. Non a caso, costruivano le loro aree sacre sulla sommità dei monti (okri), e la città ai loro piedi, mettendola così sotto la protezione del dio. A Gubbio troviamo due aree sacre, la più antica, risalente all’Età del Bronzo, sul Monte Ingino nei pressi di quella che oggi è la Rocca posteriore, l’altra, dell’Età del Ferro, sul Monte d’Ansciano, appena un po’ più a sud. Salendo dalla città sul Monte Ingino, verso il santuario di Sant’Ubaldo, si incontra una rilassante area verde, chiamata Coppo, con un parco giochi e un ristorante. Da una parte si prosegue a salire verso la Rocca Posteriore, dall’altra, in direzione sud, si arriva al Monte D’Ansciano, volendo anche con una tranquilla passeggiata nel verde che permette di scoprire una delle viste più suggestive su Gubbio.

Sia sul Monte Ingino che sul Monte d’Ansciano, gli scavi, diretti dal Prof. Simon Stoddart dell’Università di Cambridge negli anni ’80, hanno portato alla luce notevoli scarichi di ceramiche e ossa di animali, dimostrazione palese dei sacrifici che venivano fatti per ingraziarsi la divinità e di cui le stesse Tavole ci parlano. Sul Monte d’Ansciano sono stati anche riportati alla luce i resti di un grande edificio collettivo, ovale, della lunghezza di più di 15 metri che doveva servire, molto probabilmente, dopo la cerimonia religiosa che avveniva rigorosamente all’aperto, per la cesna cioè la cena. L’edificio, fatto di pali di legno e terra compattata, a causa della mancanza di fondi è stato adeguatamente rinterrato per far si che non si perdesse un’importante testimonianza storica, ma vale comunque la pena arrivare in cima al Monte d’Ansciano per guardarsi tutt’intorno e immaginare come, più di tremila anni fa, gli Umbri si ritrovassero lì a ingraziarsi gli dei e a vedere lo stesso, splendido panorama.

A tavola

Ancora oggi molti piatti della tradizione locale sono simili a quelli che usavano mangiare gli antichi Umbri, a base di farro, maiale e cereali. Immancabili, nella sosta gustosa a Gubbio, il tartufo a cui la città dedica anche un’importante mostra mercato, ogni anno tra ottobre e novembre, e la crescia, una sorta di piadina, che nel resto dell’Umbria si chiama torta al testo e che, nelle Tavole troviamo con il nome di mefa, usata come piatto da portata. Peraltro, a Gubbio è possibile degustare piatti ispirati ai cibi rituali descritti nelle Tavole in occasione proprio della Festa delle Tavole, che si svolge ogni anno intorno al 12 luglio e che rievoca una delle cerimonie degli antichi Umbri più importanti, che vedeva riunita la Decade, la confederazione delle dieci città-stato dell’area, che si svolgeva il dodicesimo giorno del mese di Quintile, appunto il 12 luglio. (link)