E adesso il capogruppo regionale M5s chiede alla Giunta di fare i conti

PERUGIA – «È fallito il progetto dell’Università di Perugia a Terni: in quindici anni gli iscritti sono caduti da 5mila a mille, e ci sono stati sprechi milionari di lunga data da parte di Regione, Comune, fondazione Carit. Senza dimenticare l’ultima perla: il potenziamento a Pentima, un assurdo, visto che è in area Sito di interesse nazionale del tutto insalubre». È quanto dichiara il capogruppo regionale del Movimento 5 stelle, Andrea Liberati, annunciando la presentazione di una interrogazione

Nell’atto ispettivo Liberati, dopo aver ricordato di aver «appreso dalla stampa della proposta grottesca di potenziare l’Università in area del tutto inadeguata, in piena zona di ricaduta delle polveri Thyssen e Ilserv», chiede alla Giunta «quali approfondimenti tecnico-scientifici e quali valutazioni abbiano portato a questo progetto, del tutto inadeguato per la città, per gli studenti e per la stessa Università, tale da dimostrare la totale mancanza di visione e di qualsiasi autentica politica di valorizzazione culturale della città di Terni da parte dello Studium Generale e della Regione Umbria».

Liberati chiede anche «quali siano gli intendimenti della Giunta, perché docenti e discenti possano operare in aree antropizzate, servite e, soprattutto, sicure e sane, senza restare separati dalla città, ma vivendo dentro di essa, contribuendo a contaminarla col loro sapere e le loro idee; e quando verranno trasferiti altrove in città laboratori, docenti e discenti attualmente collocati a Pentima, zona del tutto insana».

Inoltre con l’interrogazione Andrea Liberati domanda anche «cosa intenda fare l’Università di Perugia nel breve e medio termine per rimpolpare di Facoltà e studenti la città di Terni, passata dai 5mila iscritti dei primi anni 2000, ai 3mila del 2008, agli appena mille del 2018; se intenda operare per richiamare su Terni altre Università italiane e internazionali, oltre quella di Perugia, vista la perdurante inconsistenza di serie iniziative da parte di Palazzo Murena, mentre la città di Terni affonda in una crisi economico-sociale che è anzitutto debolezza culturale di lunga data delle sue classi dirigenti, spesso prive di formazione scolastico-universitaria adeguata anche in forza dell’assenza in loco di una proposta accademica dignitosa, oltre la vieta matrice industrial-fordista novecentesca che orienta ancor oggi parte delle classi dirigenti citate».

Infine il capogruppo regionale M5S chiede di sapere «quanto sia costato alla Fondazione Carit, Comune, Regione e Università negli ultimi 15 anni il progetto accademico per Terni, con particolare riferimento a Economia, Scienze politiche, Lettere. Facoltà, le ultime due, poi tristemente chiuse, quando ovunque, nel resto d’Italia, hanno un futuro».

«Questa situazione – conclude Liberati – dimostra la generale incapacità di visione che attanaglia le classi dirigenti di Terni dove, diversamente dal resto delle medie città italiane, i rimasugli dell’Università verranno mantenuti lontani dal centro storico, come se la città non fosse dotata dei contenitori giusti laddove è tradizione che debbano trovarsi. Spostare a Pentima la facoltà di Economia, già trasferita in precedenza da Collescipoli a San Valentino, sarà la pietra tombale pure per questi corsi».