L’avvocato perugino e il processo per la morte del giornalista. Da leggere come un romanzo, da studiare come un libro di storia

PERUGIA – “Pecorelli deve morire”. Il viaggio nel processo che «ha segnato la prima Repubblica e una nuova pista sui misteri d’Italia» è firmato dall’avvocato Valter Biscotti per Baldini & Castoldi.

Duecentocinquantatrè pagine in cui Biscotti racconta della morte del giornalista, da quell’annuncio del 20 marzo 1979 «C’è un cadavere in via Orazio» fino alle due inchieste che hanno rincorso una verità che non è mai arrivata. Un personaggio complesso Carmine Pecorelli detto Mino: coraggioso, una spina del fianco per i potenti per alcuni e quantomeno ambiguo per gli altri, tra l’iscrizione alla P2 e frequentazioni chiacchierate tra agenti segreti e faccendieri. L’avvocato Biscotti ricorda come gli investigatori, dopo quei tre colpi di pistola a tradimento, uno alla bocca e tre alla schiena, «si ritrovano tra le mani una storia più grande di loro o forse non hanno interesse ad andare a fondo nella vicenda, lasciando che sia la figura della vittima stessa a depistare, sviare e confondere in primis l’opinione pubblica e poi anche loro.
Il caso Pecorelli – come già accaduto in altre occasioni – diventa ben presto una galassia costellata di buchi neri, che a loro volta rimandano a universi paralleli».

Da qui parte una ricostruzione da leggere d’un fiato come un romanzo, ma a cui dedicare una seconda lettura per cogliere sfumature, collegamenti e forse un tentativo forzato di arrivare a una verità che nessuno vuole, lasciata sgonfiare perché in fondo andava bene così. Un copione tutto italiano però scalfito, scrive Biscotti, dalla «tenacia di investigatori controcorrente e giornalisti d’inchiesta – anche di recente – ha permesso che avvenimenti tragici della storia della nostra Repubblica – fino a quel momento raccontati in modo distorto, secondo una non meglio specificata «Ragione di Stato» o forse secondo l’interesse di qualcuno con qualcosa da perdere – fossero completamente riscritti».
«Nello scrivere la storia e le impressioni personali che ho raccolto durante il processoc- conclude la sua introduzione Valter Biscotti -, che ha segnato profondamente la storia di questo Paese, un processo in cui Pecorelli è stato usato, un processo che non è servito a cercare il suo assassino, un processo dove il movente è diventato l’anima centrale, abbandonando di fatto la vittima, credo sia ancora possibile arrivare a capire cosa sia davvero successo la sera del 20 marzo 1979.
Raccontare Pecorelli oggi è dunque un atto dovuto alle comunità giudiziarie, politiche e giornalistiche, ma anche ai comuni cittadini. Le pagine che seguono, dense di nomi, avvenimenti, carte giudiziarie, foto inedite e aneddoti vissuti in prima persona dall’interno, vogliono essere in parte una testimonianza diretta della complessità di una pagina indelebile della nostra storia repubblicana, ma soprattutto un omaggio a lui, l’uomo Mino Pecorelli».

Un libro da acquistare e leggere, creazione di un legale che negli anni è stato protagonista di alcuni dei casi di cronaca più discussi: dall’omicidio Kercher a quello di Avetrana, fino al caso di Salvatore Parolisi per la morte di Melania Rea.

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