Perugia, il premio a sorpresa a Elisabetta Chiabolotti: una storia che fa davvero commuovere

di Gino Goti
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – Mai tanta emozione, tanta commozione e, forse, mai tanta “bontà” è giunta alle orecchie di chi, alla Pro Ponte, ha partecipato alla consegna della Targa intitolata alla “Donna dell’anno”.

Destinatarie, negli anni, imprenditrici, poetesse, donne di cultura, di sport, di solidarietà, di assistenza medica e sociale, commercianti. Ma la donna dell’anno 2019 è riuscita con le sue parole, con il racconto della sua esperienza a strappare applausi, lacrime, consensi, pensieri, bontà. Presa con l’“inganno” dalle amiche più care con la scusa di venire a presentare il suo secondo libro per destinare i proventi alle “carezze” ha detto poi la premiata Elisabetta Chiabolotti, ponteggiana doc. E soltanto quando è giunta sul palco con il libro in mano ha saputo, cadendo letteralmente dalle nuvole, che la premiata sarebbe stata lei. «I premi vanno dati a chi se li merita» le sue prime parole prima di riprendersi e di parlare del libro. Un libro, il secondo, per raccontare la sua esperienza e la sua vita attuale tesa a dare una mano agli altri, quella stessa mano che le amiche più care hanno teso a lei aiutandola a ritornare in vita. Sulla quarta di copertina del libro ci sono due date di nascita: 1964 e 1987.

«Sì – ha detto – sono nata due volte, la seconda dopo un anno di coma. Cure costose, intense al termine delle quali i medici dissero ai miei che pochi mesi mi sarebbero rimasti da vivere. Poi la lunga, intensa riabilitazione in una struttura di Trevi. Il libro, perché? Per dire agli altri, al mondo quello che è successo a me e come sono riuscita con la medicina, con l’assistenza di familiari e amiche, con la volontà a rinascere la seconda volta. Per aiutare gli altri, tutti quelli che soffrono. A loro vanno tutti i proventi dei miei libri, io non la chiamo beneficenza ma “carezza”, per chi soffre e ha bisogno. Sapendo quanti soldi ci vogliono per curarsi quando qualcuno è colpito da una grave malattia. I miei per un mese di soggiorno in una clinica privata hanno speso trenta milioni, un milione al giorno». Poi ha raccontato l’episodio accadutole la mattina in una farmacia di Ponte San Giovanni: «Vedete sono salita sul palco con in una mano il libro e nell’altra una cassettina che ho fatto da me. In farmacia c’era una persona che non aveva i soldi per pagarsi un medicinale, una semplice tachipirina. Bene, allora ho pensato di fare questa cassettina dove per prima metto io un’offerta equivalente alla quota della serata che mi è stata offerta quale ospite. E poi invito tutti a dare un piccolo contributo, anche un euro, 50 centesimi. Sono d’accordo con la farmacia che questa cassettina sarà lì sul bancone sia per raccogliere offerte sia per dare una “carezza” a chi ne ha bisogno prelevando dalla stessa l’importo della medicina che una persona non riesce a pagare». Applausi e lacrime nel pubblico. Ripetute più volte ai ricordi e alle citazioni chiamando in causa amiche, fisioterapiste, assistenti, medici: per ringraziare, per far sapere a tutti che, ancora, esistono al mondo certe persone che riescono a far tornare in vita chi è spacciato anche dalla medicina. E’ stata Vania, una delle donne-consigliere della Pro Ponte tutte schierate sul palco, a leggere la motivazione e a consegnare la modesta ma significativa targa, mai come in questo caso, alla Donna dell’Anno 2019. Un premio che gratifica, soprattutto, la Pro Ponte per avere individuato una “DONNA” veramente tutta maiuscola e aver provocato emozioni veramente grandi in tutti i presenti muti e commossi alle parole di Elisabetta Chiabolotti. È stata veramente una bella “Festa della Donna 2019”!