L’equipe multidisciplinare riunita dal direttore di Ostetricia Giorgio Epicoco e la straordinaria operazione. «Lo chiamerò Lorenzo in onore della vostra città»

PERUGIA – Un aneurisma potenzialmente letale e una gravidanza da portare a termine: il sogno e la speranza di sopravvivere e di poter abbracciare il suo bambino.

Ma anche se i nove mesi non sono passati, la storia di Cristina, 28 anni, parrucchiera a Foligno, un lieto fine già lo ha. Sottoposta a un intervento operatorio per un aneurisma è tornata a casa dopo oltre un mese di ricovero in ospedale. Ora potrà guardare al futuro con una serenità più grande, in attesa di coronare il sogno della sua vita, quello di diventare mamma nel prossimo mese di agosto. È la stessa protagonista a raccontare il dramma vissuto le scorse settimane: «Alla tredicesima settimana di gravidanza sono stata ricoverata a Foligno per un violento mal di testa; una Angio-RM aveva rivelato la presenza di un aneurisma cerebrale ad elevato rischio di rottura. I medici decisero così il mio trasferimento a Perugia perché, come mi spiegarono, in caso di una possibile emorragia cerebrale si potesse intervenire con urgenza».

Ricoverata nella struttura complessa di Ostetricia del Santa Maria della Misericordia, i sanitari hanno preso in esame sia la possibilità di ricoverare la donna fino al momento del parto oppure di metterla in sicurezza intervenendo per la rimozione dell’aneurisma. Il caso – come riferisce una nota dell’ospedale – è assolutamente infrequente: le statistiche, come sostengono gli esperti, riferiscono di un caso ogni mille gravidanze.
Il direttore della struttura Giorgio Epicoco si è quindi attivato per riunire un’equipe multidisciplinare composta dai dottori Stefania Troiani, responsabile dalla Terapia Intensiva Neonatale, Corrado Castrioto, responsabile della Neurochirurgia, Mohammed Hamam, responsabile della neuroradiologia interventistica, Monica Acciarresi , neurologa della Medicina d’urgenza e da Roberto Tarducci, responsabile della fisica sanitaria-radioprotezione.
Dopo la valutazione delle possibili opzioni, si è deciso per il trattamento dell’aneurisma considerato che il rischio di rottura e conseguente emorragia cerebrale, potenzialmente fatale, era troppo elevato. Rischio fetale – riferisce sempre la nota dell’Azienda ospedaliera – è stato considerato accettabile e si è deciso di procedere alla 17esima settimana.

«La tecnica è stata quella di introdurre una guida nell’arteria femorale, attraverso la quale si è poi arrivati al vaso cerebrale interessato – spiega il dottor Epicoco -. Una volta superato il tratto addominale, l’utero è stato protetto con una schermatura di piombo, mentre la paziente è stata abbondantemente idratata per facilitare la diluizione e l’eliminazione del mezzo di contrasto iodato».
L’intervento è stato eseguito il 7 marzo dalla equipe diretta dal dott. Hamam ed è durato tre ore, durante le quali Cristina è stata mantenuta in anestesia generale dalla dottoressa Anna Maria Falaschi. «Prima di lasciare l’ospedale ho abbracciato tutti – dice Cristina dalla sua abitazione di Foligno -. Fin dal primo momento ho avvertito una vicinanza incredibile di tutto il personale medico , infermieristico e ostetrico. Un grande aiuto è arrivato anche da familiari ed amici. Un esercito di persone che mi hanno trasmesso una carica incredibile. Durante il ricovero mi è stato anche suggerito il nome da dare al mio bambino. Ho accolto con entusiasmo quella proposta: lo chiamerò Lorenzo, un nome che mi è tanto caro, che so anche essere uno dei santi patroni di Perugia. Per me il campanilismo non è mai esistito, ho sempre pensato che soprattutto in questa epoca in cui siamo tutti cittadini del mondo».
Stefania ha iniziato il conteggio alla rovescia e fa una promessa: «I medici di Perugia hanno salvato la vita a me e a mio figlio, non appena mi sarà possibile tornerò a ringraziarli con Lorenzo in braccio. Ho voluto rendere pubblica la mia storia per trasmettere un messaggio di speranza alle future mamme: la scienza ci aiuta ad aver fiducia per la nostra salute e quella dei nostri figli».