VISTI DA VITTORIA di Vittoria Epicoco | Il remake del classico Walt Disney promette risate e lacrime: meraviglioso. Il trailer

Il remake di Dumbo è meraviglioso. E se poi al comando c’è un regista del calibro di Tim Burton, il risultato è assicurato.

Il circo Medici sta battendo la fiacca; nonostante ciò il tour prosegue e Maximilian Medici, il direttore, non si dà per vinto, anzi punta tutto sul cucciolo di elefante che sta per nascere da mamma Jumbo.
Finita la guerra, anche Holt Farrier (Colin Farrell) torna a casa, ma non senza averci rimesso: ha infatti perso un braccio, il proprio numero con i cavalli che andava per la maggiore tra gli apprezzamenti del pubblico e, soprattutto, ha perso la moglie, rimanendo con i figli Milly e Joe.
Il bebè finalmente nasce, la curiosità di conoscerlo è grande ma, alla vista del piccolo, rimangono tutti interdetti: le sue orecchie sono esageratamente grandi e, in queste, Max Medici vede svanire tutte le proprie speranze.
Milly e Joe, contrariamente agli altri, pensano ci sia qualcosa di speciale in Dumbo (il nome datogli dal pubblico) e, infatti, scopriranno qualcosa che lo renderà unico e che sarà notato anche dal furbo e perfido imprenditore V. A. Vandevere (Michael Keaton).

Tim Burton è il regista degli outsider, di quelli che non si integrano (tra i tanti, Edward Mani di Forbice, La Fabbrica di Cioccolato, Big Eyes e il più recente Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali) e, insieme a questi, Dumbo ne incarna pienamente il senso. Egli stravolge e insieme conserva quello del 1941, dandogli però quel tocco che è proprio di Tim Burton.

La pellicola si muove grazie a tutti gli interpreti che si immedesimano esattamente nei propri ruoli. Danny DeVito è buffo e, come sempre, si classifica per la propria simpatia ma tira fuori anche una inaspettata sensibilità, mentre Michael Keaton – dopo The Founder – rincalza in un ruolo che lo caratterizza per una crudele e subdola furbizia; e poi Colin Farrell ed Eva Green che danno quel tocco romantico al film. Ma soprattutto è merito di due dei personaggi principali: Dumbo e Milly, i quali sembrano vivere simbioticamente un momento della loro vita e che per questo li avvicina in modo esponenziale fin da subito.
In modo particolare poi, scenografia e fotografia lasciano un’impronta di magia nel film: colori sgargianti, insegne luminose, giocolieri, ballerine ed acrobati di tutto il mondo che Tim Burton decide di portare con sé sul set.

Ed oltre al fatto che “non tutto quel che luccica è oro” – e questo è chiaro quando Vandevere trascina con sé l’ingenuo carrozzone circense in un mondo fatto di lustrini, un bailamme… “l’incubo nel sogno” – il remake, intriso di significati, non vuole far più leva sulla derisione e quindi sulla compassione che ne deriva (benché, assicuriamo, ne suscita moltissima), quanto piuttosto sul significato di famiglia, di essere e rimanere uniti.

Dumbo è il cartone animato che ha cresciuto un po’ tutti, che ha insegnato ad andare oltre i propri limiti, più di quanto non abbiano fatto i grandi classici delle principesse.
Con Dumbo si era in empatia già da piccoli, anche se troppo piccoli per comprendere il dolore dietro alla separazione da una madre.
Tim Burton prende in mano la favola Disney e, con la propria esuberanza visiva ne fa un capolavoro emozionante e coinvolgente e che, nonostante un realismo talvolta straziante talvolta esilarante, rende l’esperienza leggera come una piuma…

Il trailer: