Sedici arresti in tutta Italia e un giro di eroina e cocaina potenzialmente milionario: la maxi operazione dei carabinieri di Assisi

PERUGIA – Fiumi di droga, eroina e cocaina. Importate dall’Olanda o provenienti da diverse città italiane, poi trasportate e smerciate in Umbria. Era proprio Perugia il capolinea del maxi traffico accuratamente ricostruito e finalmente smantellato dai carabinieri del Nucleo operativo di Assisi.

Una filiera potenzialmente milionaria. Pazientemente risalita dai militari durante mesi di indagini, cominciate con il recupero di un piccolissimo quantitativo di droga, nel 2016, e proseguite fino a scoprire, un tassello dopo l’altro, nomi e ruoli di un’organizzazione estremamente strutturata, capace di muovere stupefacenti prima in Europa, poi su e giù lungo tutto lo stivale. Sedici, tutte nigeriane le persone finite in manette o con l’ordine di firma tra corrieri, spacciatori e chi coinvolto a vario titolo nel maxi traffico. Otto, quelle trovate in possesso di droga e per questo arrestate in flagranza. Tanta, droga: oltre un chilo e mezzo quella complessivamente recuperata dai carabinieri.

Eroina e cocaina arrivavano dall’Olanda, via Napoli, oppure da varie città italiane: Prato, Modena, Parma e Reggio Emilia. Dove i corrieri che partivano da Perugia si recavano per rifornirsi e ricominciare, una volta tornati, a piazzare la merce in città e nei comuni limitrofi. C’era persino chi la consegnava a domicilio, secondo quanto ricostruito dai militari. Bastava pagare: 100, 200 euro e lo sballo te lo consegnavano a casa.

Per velocizzare le operazioni – la ricostruzione – gli ovuli trasportati dagli «ingeritori» riportavano già scritte a pennarello le sigle dei diversi destinatari (“M”, “OK”, “A”, “MAN”, “AJ”…), così da permettere, una volta espulsi, l’immediata consegna ai diversi corrieri. I pagamenti avvenivano tramite bonifici anticipati su carte prepagate «intestate a terze persone previ accordi tra acquirente e fornitore: contatti intercorsi su utenze telefoniche non sempre individuate».

Le misure cautelari sono state eseguite, tutte, dagli uomini comandanti dal maggiore Marco Vetrulli tra il 18 e il 28 febbraio. I destinatati sono stati rintracciati a Perugia, Spoleto, Assisi, Prato, Reggio Emilia, Modena, Parma, Matera e Treviso. E chissà che per qualcuno di loro, alla fine, non sia stato meglio così: dalle intercettazioni telefoniche documentate nell’indagine è emerso che in seguito ai numerosi sequestri molti fornitori erano finiti sul lastrico. E altrettanti indagati, minacciati persino di morte pur di recuperare il credito vantato, si erano già dati alla fuga, interrompendo rapporti e cercando così di far perdere le proprie tracce.