A cominciare dal tasso di disoccupazione, più alto tra le donne che fra gli uomini: i dati Istat elaborati dall’Ires

UMBRIA – In Umbria restano «ampie ed evidenti» differenze di genere, in particolare sul lavoro. A sostenerlo è l’Ires Cgil Umbria, che in vista dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, ha elaborato una serie di dati Istat (riferiti al 2017, i più recenti a disposizione) che evidenzierebbero distanze notevoli tra le condizioni lavorative di uomini e donne, su più versanti.

«Ad esempio – spiega Mario Bravi, presidente Ires Umbria – il tasso di disoccupazione femminile è più alto di quello maschile. Inoltre, pur avendo la nostra regione un tasso di femminilizzazione del lavoro superiore alla media media nazionale, permangono disparità molto evidenti, ad esempio sul versante dei rapporti di lavoro part-time».

L’Ires evidenzia come a fronte di un 9,1% dei lavoratori maschi con rapporto di lavoro part time, via sia una quota di lavoratrici femmine che non lavora a tempo pari al 34.6%. In termini assoluti questo significa che ci sono in Umbria 19mila lavoratori maschi part-time, a fronte di 56mila lavoratrici femmine. «E sappiamo che quasi sempre il rapporto di lavoro part-time è indotto e non scelto e si accompagna quasi sempre a bassi salari», osserva Bravi. Infine, anche tra i neet (coloro che non studiano e non sono in cerca di lavoro) la percentuale di donne, eccetto che nella fascia più giovane d’età, risulta nettamente maggiore di quella maschile.

«Anche da questi dati – afferma Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria – emerge con forza la necessità di un piano straordinario per l’occupazione femminile e giovanile che la Cgil propone da tempo. Siamo convinti, infatti, che l’emancipazione femminile, il contrasto alla violenza di genere, il superamento di una cultura maschilista e patriarcale, purtroppo ancora molto diffusa anche in Umbria, passino in primo luogo per la garanzia del diritto al lavoro per le donne e quindi per l’attuazione effettiva dell’articolo 37 della nostra Costituzione: la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore».