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È nato il romizismo, niente politica, tanta («buona») amministrazione

4 Marzo 2019

POLE POLITICA di MARCO BRUNACCI | Il giovane sindaco presenta la sua lista alle Comunali senza i partiti della coalizione, parlando solo di buche, strade e bilanci migliorati. Basterà per sconfiggere i carri armati del Patto di via Cortonese e della rinata grandeur della sinistra perugina?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Qualcuno va dicendo in giro, anche tra gli amici, che in questi cinque anni non ha avuto colpi d’ala, che è stato più amministratore di condominio che sindaco rampante. Lui se ne fa un merito.

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Per presentare la sua lista per le prossime elezioni comunali a Perugia ha radunato (tanti, ma tanti) sostenitori al Mater Gratiae, davanti a un crocefisso orientale grande così che è già una parte del programma elettorale, senza un rappresentante che sia uno dei partiti della coalizione. In tutti gli interventi che si sono susseguiti poca, pochissima, praticamente niente, politica. Tanta, tantissima, amministrazione «buona», ci tiene a dire Andrea Romizi, giovane sindaco che – bisogna ricordare – essere iscritto a Forza Italia e che ha rotto l’incantesimo della città di Perugia, destinata dal Dopoguerra in avanti a essere sposa di un regime rosso fuoco, se non fosse arrivato il principe azzurro.
Romizi si ripresenta con una lista sua e l’appoggio di tutto il centrodestra (che non è scontato in Umbria). Vorrebbe vincere al primo turno non per boria ma perché è convinto che al secondo i suoi avversari, oggi come oggi tutti tendenti a confondersi con la tappezzeria, si metteranno insieme e sputeranno sangue per matarlo.
Da domenica scorsa ha ufficialmente inventato il romizismo, uno stile di fare politica senza farla, comunque a bassa intensità, che si propaga a tu per tu, che non cerca avversari ma motivi per aggregare consensi.

La sua comunicazione paga pegno alla spontaneità, ma magari è pure voluta. O così speriamo. Meriterebbe un 2 (di stima) chi ha deciso di far parlare il sindaco candidato in controluce, sullo sfondo della diapositiva del suo manifesto elettorale. Meno di 2 invece a chi ha scelto di appiccarlo su un tronetto sul lato sinistro (guardando) del palco, per lunghi minuti. A metà fra il tronista di “Uomini e donne” e un giudice di Alta Corte americana. O un abate di chiesa nordica. Signore ci liberi.
Ma il messaggio della convention è stato chiaro come non mai. Il romizismo è servizio alla città, superamento delle ideologie, impegno sui problemi, anche minimi però concreti, della gente comune. Amministrazione da piccoli passi, ma tutti in avanti. Non si sa se il popolo è felice di sapere che invece degli 800 euro a testa di debito che aveva con Boccali, adesso ne ha 600 tendenti ai 500, però per certo il messaggio è arrivato: siamo qui per fare i vostri interessi. E così sono passate due ore e più, sfidando anche Napoli-Juventus, tra grafici di interventi sulle scuole, sulle strade, sulla banda larga, sull’illuminazione, sul centro storico insieme ad atti di fede sul destino di Fontivegge.
Negli interventi il più brillante di tutti è stato Dramane Wague, grande assessore nero, che da solo fa da argine alle pulsioni sovraniste della Lega. Ma c’è stato anche un attimo di sbandamento: sentir parlare con tanto fervore ecologista di sostenibilità e di cura dell’ambiente, di riciclo dei rifiuti senza neanche una citazione per un ciaffo di termovalorizzatore neoliberista, ti dava l’idea di aver sbagliato convention. Saranno di sinistra?

Ma il romizismo è questo: va nel concreto e rifugge bandiere ideologiche, così facendo chiude gli spiragli ai competitor. Vogliono le strade senza buche? Noi ci stiamo attrezzando. Chiedono una Tari più leggera? Vi moltiplichiamo i cassonetti e ci accingiamo a farvi risparmiare. Avete altre esigenze? Ragioniamo e proviamo a venirvi incontro.
Obiezione: così non vale, sei di destra e di sinistra e soprattutto di centro.
Rovesciando il tavolo: il romizismo abbraccia l’astro emergente ispanica dei democrat americani, Alexandria Cortez, che si occupa di variazioni climatiche e così facendo mette in mora Trump, non come la senatrice Warren che ne fa un questione di ideologia e di schieramento.
Stai a vedere – se è buono il parallelismo – che il giovane Andrea Romizi, senza volerlo, si è inventato un mood della politica all’avanguardia internazionale.
Detto questo, lasciati i riferimenti alti, resta lo scontro scheda per scheda, voto per voto. Abbiamo detto a più riprese su Cityjournal del desiderio di revival che ha travolto la sinistra perugina. Hanno tirato fuori dagli armadi tutto l’armamentario. Manca solo Mal dei Primitives e il Cantagiro, abbiamo scritto. Un’operazione nostalgia su vasta scala e senza precedenti, che ha raggiunto il top con le primarie del Pd, un ritorno all’antico, in direzione dei Ds, senza se e senza ma.
Ora è chiara la sfida: la lotta è contro i carri armati del Patto – non quello ormai dismesso di Varsavia – ma di via Cortonese, la via, una volta operaia, che ha dato i natali a Giuliano Giubilei. Non sarà una passeggiata.
Il romizismo post ideologico contro il neodesiderio di grandeur della sinistra perugina. Con la Lega a pesca di consensi di qua e di là e i cinquestelle aggrappati all’ultima scialuppa di salvataggio del Titanic per non scomparire tra i flutti e non dissolversi nel nuovo Pd-Ds.

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