La Corte d’assise e d’appello ribadisce quanto stabilito nella sentenza del procedimento di primo grado, nel 2016

di Comune di Perugia
(riceviamo e pubblichiamo)

PERUGIA – Lo scorso 27 marzo, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha confermato la sentenza del 2016, riconoscendo al Comune di Perugia il danno di immagine e il danno economico derivante dai reati di riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione imputati ai cittadini rumeni e albanesi condannati nell’ambito dell’operazione “White Christmas”.

I fatti risalgono al 2009, quando i Carabinieri di Assisi liberarono una ragazza rumena, peraltro allora minorenne, ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi nella zona di Olmo a Perugia. La ragazza era ospitata in una struttura comunale, nell’ambito del progetto “Free woman”, in attuazione dell’art. 18 del TU sull’immigrazione.

Il Comune di Perugia si costituì da subito parte civile nel processo, assistito dall’avvocato Antonietta Confalonieri. La decisione fu, quindi, confermata dall’attuale amministrazione comunale, che ne ha ribadito la piena attualità. Soddisfazione, dunque, per la sentenza, che riconosce all’Ente anche un risarcimento di 10mila euro a titolo di danno d’immagine e 2.800 euro a titolo di danno economico diretto.