VISTI DA VITTORIA di Vittoria Epicoco | Una stagione al femminile, l’ultimo film di casa Marvel, le polemiche dei nerd e un consiglio: non perdere i titoli di coda

Una stagione cinematografica quasi tutta al femminile quella 2018/2019. Che che vuole mettere al centro la Donna con la D maiuscola, una figura tanto “normale quanto controversa”: Rosamund Pike in A Private War, Amy Adams per VICE, poi La Favorita con Olivia Colman, Saoirse Ronan e Margot Robbie in Maria Regina di Scozia.
E così anche la scelta di casa Marvel, in Captain Marvel, ricade su una donna, l’eroina più potente del Marvel Cinematic Universe.

Carol Danvers (Brie Larson) – alias Vers della Starforce Team – vive su Hala, capitale dell’impero Kree, e viene addestrata a combattere, ma soprattutto a controllare i poteri di cui è in possesso.
Vittima di una sorta di amnesia, Carol ricorda solo alcuni frammenti del proprio passato il quale, in ogni caso, la riporterà sul pianeta Terra dove si susseguiranno una serie di eventi. Nonostante la sua educazione a una predisposizione alla violenza, Vers sceglierà la via della pace.
Il primo accorgimento non può essere che rispetto al fumetto; il personaggio Mar-Vell subisce innanzitutto un importante sconvolgimento: quando ancora il film era in fase di elaborazione, sembrava dovesse essere Jude Law ad interpretare il Dott. Lawson, ma si è voluta forse dare una certa continuità e coerenza nella scelta di fare di una donna la protagonista in senso assoluto (chiamiamola pure solidarietà femminile), così il fascinoso Law ha avuto il ruolo del colonnello Yon-Rogg.
Come pure per l’origine dei poteri di Carol, quasi del tutto rimaneggiata e vincolata ad una delle gemme ambite da Thanos nel recente Avengers: Infinity War.
Per la fotografia, ben poco da discutere: ne è l’esempio lampante il ringiovanito Samuel L. Jackson in modo impeccabile (l’ambientazione temporale torna agli anni ’90), qui nei panni di un Nick Fury ancora capace di stupirsi; senza contare quegli effetti speciali che fanno della MCU un marchio unico.

È interessante, comunque, la scelta della Marvel, di servirsi di Captain Marvel versione Carol Danvers, opzione che ha ricevuto non poche critiche dai nerd antifemministi e conservatori, i quali avrebbero voluto una più analoga versione filmica del fumetto originale. Ma perché?
Questo capitolo è un passaggio molto importante per la saga, a proposito del fatto che è il primo stand alone, come già detto a più riprese, su una supereroina Marvel.
Rimarcare quale sia la casa di produzione è fondamentale. Sì, perché di supereroine si era già palesata Wonder Woman con la DC, ma qui è importante dire che le due differiscono non solo per la casa di produzione di nascita (eterne rivali), ma anche per le rispettive origini: Wonder Woman è una principessa delle Amazzoni, Carol è una terrestre ed è risoluta e forgiata prima ancora di acquisire i poteri, il che la rende moralmente “più accessibile”.
Una ragazza – apparentemente – comune. Bionda, bella, simpatica e con il senso dell’umorismo; soprattutto ha in sé una saggezza implicita che la porta a schierarsi per un giusto ideale.
Una vita non senza difficoltà, dalle quali però si rialza sempre nel migliore dei modi e senza coltivare alcun tipo di rancore.
Non ha bisogno – né vuole – che le si dica cosa deve fare e, assolutamente, non deve dimostrare il suo valore.
Insomma, Carol Danvers incarna a pieno regime la donna forte ed indipendente.

Una fase di transizione della saga quindi, articolata tutta all’insegna del femminismo, tema a cui inoltre si accosta uno più dibattuto e più politico: quello dei migranti.
Su questo non ci è concesso esprimerci oltremodo per rischio spoiler, ma sicuramente, una volta uscito dal multisala, lo spettatore avrà modo di condividere – o meno – questa constatazione.
Infine, gli appassionati lo sanno già: quando andate a vedere un Marvel, non uscite mai prima della fine dei titoli di coda!

Il trailer: