CONTRIBUTOR | «Serve una terapia personale quando dici all’urologo che nella vita fai il comico e lui ti risponde che ultimamente Brignano è troppo spinto»

dal nostro contributor, Gabriele Ripandelli

Con questa immagine si apre il racconto introspettivo sotto una lente comica, o una terapia personale, se si preferisce utilizzare le parole di Yotobi sul palco del Brecht di San Sisto. Una mezz’ora volata via rapidamente tra battute argute, comicità in stile stand up comedy americana che però sfrutta perfettamente quella della cultura italiana per selezionare gli argomenti da utilizzare. Il pubblico entra facilmente in empatia con il protagonista sul palco.

Chi sia Yotobi è noto a molti: un creator di contenuti su Internet, che è passato da fare video recensioni a late show, producendo nel mezzo gameplay, basando il suo successo principalmente su Youtube. 1,3 milioni di iscritti, 204 video in 11 anni nel canale principale e tra le 500 mila visualizzazioni ed un milione in media per i suoi ultimi video sono i suoi numeri vincenti.

Chi è invece Karim Musa, nel mondo reale? Un informatico da curriculum (perché scrive gli sketch sul pc), uno che per il nome, dopo il 2001, seminava il terrore semplicemente facendo un aereoplanino di carta, uno che non ne può più degli amici che vorrebbero “una vita da pesce rosso”. Ma è anche uno di quelli che nei film western stanno seduti al bancone e che vengono scansati dal protagonista per chiedere una birra, per poi essere dimenticati da tutti.

Queste sono solo alcune delle descrizioni che usa nel mezzo della sua terapia teatrale, che deve iniziare dal vedere se stessi dai propri occhi ed dagli occhi degli altri, per poi sfogarsi e poter infine esprimersi liberamente senza vincoli. La  vera forza dello spettacolo però, sta proprio nel fatto che, trascinando la gente nelle risate con uno stile genuino e confidenziale nel raccontare, Karim porta lo spettatore anche a riflettere su alcuni aspetti critici attuali, come il terrorismo e i grandi casi di stupro dichiarati negli ultimi anni.

Non ha paura di schierarsi e condannare, senza mai sfociare nel troppo personale o banalizzare alcune sfaccettature. Anzi, con un grande classico della retorica, riporta alcuni pregiudizi generali per poi smontarli e sottolineare alcune situazioni tendenti al comico. Lo spettacolo termina, la gente si è divertita e torna a casa ragionando e rimuginando alcuni concetti seminati tra una battuta e l’altra, iniziando, da come diventare una star della propria vita partendo da semplice “comparsa”.

Nel preshow, Yotobi con grande gentilezza ci ha accolto nel suo “camerino” per fare una chiacchierata a quattrocchi sul suo canale Youtube, la situazione attuale di internet ed alcuni pensieri personali.

Yotobi al Brecht di Perugia (foto Gabriele Ripandelli)

Quando e come le è venuta in mente l’idea di introdurre il format dei Late show nel suo canale?

Circa 3 anni fa, è una cosa che ho sempre sognato e ci vuole ancora un po’ di tempo per farla ingranare per bene. E’ sempre stato un mio piccolo sogno avere un mio piccolo show dove poter fare più o meno qualsiasi cosa e ho solo dovuto trovare il modo per farlo su Youtube. La grande ispirazione viene dall’America? ovviamente. Ma abbiamo fatto qualcosina anche noi, anche perché ce ne sono di molti tipi di show, però principalmente dall’America e dall’Inghilterra.

Come valuta la situazione attuale ed il futuro di Internet per i creator, minacciati  dall’articolo 13, con un Facebook che viene sempre meno frequentato dai giovani e vari  problemi di Youtube?

Facebook, già di per sé, taglia un po’ le gambe alla condivisione sulle pagine. Se tu metti un link che non è di Facebook, arriva ad un quinto delle persone che dovrebbe. Internet bisognerà vedere. Se passa per davvero l’articolo 13, bisogna capire quali ramificazioni ha esatte: non è che non si potranno più fare video, ma sarà, semplicemente,  molto rischioso mettere contenuti al di fuori dei propri. Ad esempio, già è accaduto con la content id che quando uno faceva un gameplay ed un altro qualche giorni dopo faceva un video sullo stesso gioco, in automatico, Youtube contestava il video del secondo perché diceva «hai fatto lo stesso video». Quello è un problema automatico di Youtube, che bene o male dovrebbe aver risolto. Anche con le poop lo fa già adesso, ma con l’articolo 13 potrebbero essere più gravi le conseguenze.

Chi assisterà al suo spettacolo in quale percentuale potrà vedere Yotobi e in quale percentuale Karim Musa?

In teoria è 100 per cento Karim Musa, però in realtà l’umorismo è quello di Yotobi, bene o male. Uso lo stesso del web perché lì non faccio troppo il personaggio: l’umorismo è mio, i pensieri sono i miei. Magari vengono detti in un modo un po’ più impostato nel video e più libero nello spettacolo.

Se le chiedessimo di descrivere il suo canale con una frase, quale sarebbe?

Un contenitore di follie… sane.

Se vivesse un film, che ruolo avrebbe? Che tipo di film sarebbe? Che mondo sarebbe?

A me piacerebbe fare il villain, il cattivone di turno. Però nella vita vera è difficile: di solito farei la comparsa. Uno di quelli che se ne sta per i fatti suoi, magari aiuta il protagonista, però a nessuno interessa di lui. Il mondo sarebbe realistico, tipico set per un film di spionaggio.

Guardando il percorso intrapreso da molti suoi colleghi, ha mai pensato di scrivere un libro?

No, mi è stato proposto tantissime volte. Ma non ho interesse perché non so scrivere.

Al giorno d’oggi per una persona che basa il proprio lavoro sulla produzione e condivisione di contenuti su Internet, quanto conta l’immagine. Quanto lei cura questi parametri: immagine, viralità, qualità del video?

L’immagine è per un content creator, come di video o blog,e per chi lavora con la propria immagine, come modelli o chi ha un’impresa e vuole costruirla sulla propria immagine, è tutto per il successo, soprattutto negli ultimi anni. Io la curo molto male(ride, ndr.). La regola è quella di mettere una foto al giorno di Instagram. Io le metto quando capita: magari 50 in tre giorni, poi per un mese non metto più niente. Da quel punto di vista si sente un po’ il peso. Sei quasi obbligato ad aggiornare costantemente i social e a farti sentire attivo. Non tanto per avere nuovo pubblico, ma per mantenere quello che hai e non perdere  gente di passaggio che ti guarda un contenuto, una foto, qualcosa e poi va via.

Non  credo ci sia più viralità nei miei contenuti. C’era anni fa, tipo 6 o 7 anni fa, quando non avevo tanto pubblico e i miei video giravano tantissimo. Magari quando recensivo un film o facevo un gioco sceglievo qualcosa di più brutto che potesse magari piacere a più persone. Ora come ora non ho un video che va in virale perché la gente bene o male sa chi sono, quindi chi vuole guardare mi guarda e chi non mi vuole guardare non mi guarda.

Oggi è tutto qualità e libertà di fare quello che voglio fare. Sopratutto con l’ultimo show: lì faccio quello che voglio fare e che mi viene in mente. Puro divertimento personale, ma si cerca di farlo sempre decentemente e che possa piacere alle persone. Poi se va male, va male. Se non piace non importa. Ormai sono 12 anni, va bene così.

Riguardando il tuo percorso negli ultimi anni: l’apertura del secondo canale di gameplay su cui non escono video da un anno, le stream su twitch, la pausa sul canale principale e poi la ripresa con il late show. Quale è la condizione attuale dei tuoi canali?

Twitch lo usavo tanto due anni fa, dal 2011 al 2016. Poi ho rallentato molto per dare priorità al canale. Proprio per dare priorità al nuovo show, ho anche lasciato il canale di gaming. Non l’ho mai chiuso apposta perché un giorno  magari facendo un video ogni tanto posso riprenderlo dato che la mia passione per i videogiochi non è mai cambiata. Su twitch ho rallentato tanto, ne faccio tipo 2 o 3 a settimana per dare appunto priorità al canale principale.

C’è qualcuno in particolare che vorresti al tuo late show?

Non credo di avere un ospite particolare che mi piacerebbe avere, ne ho tanti. Ho fatto una lista, poi vediamo. Molto spesso magari dicono di no, non hanno tempo. Ci sono un sacco di attori, anche personaggi della tv. Per esempio Carlo Lucarelli mi piacerebbe avere un sacco, o Paola Cortellesi. Ce ne sono tanti.