POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Una delle più prestigiose ricercatrici dell’Ateneo sospesa per un anno nonostante sia stata assolta dalla Cassazione. Scoppia il caso “giustizia universitaria”, tra lo sgomento di molti docenti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Che sia un pasticciaccio brutto, per usare l’espressione di Gadda, è dovuto ad alcuni motivi evidenti: la commissione disciplina dell’Università di Perugia ha erogato una delle sanzioni più severe che ha a sua disposizione (un anno di sospensione dalle mansioni e dallo stipendio) a una delle più prestigiose firme della ricerca di tutto l’Ateneo, la professoressa Luigina Romani, Medicina sperimentale, la quale è tra l’altro titolare di fondi internazionali di ricerca che a pochi sono concessi, per un giro vicino a un milione di euro, con i quali al momento vengono anche pagati i contratti di altri 6 ricercatori.

Le sue ricerche sono “di frontiera”. Spiegazione: parliamo di pionieri. La professoressa sposta la bandiera più avanti in un territorio sconosciuto perché gli altri possano poi seguirla.
Non è un caso – ecco ancora il pasticciaccio – che il provvedimento abbia creato sgomento tra non pochi decenti. Non solo tra i sodali. E sgomento è la parola giusta.
Obiezione: la giustizia è la giustizia, se c’è colpa la sanzione va erogata. Il problema è che il pasticciaccio riguarda anche i tempi e i modi del provvedimento. La professoressa Romani, 11 anni fa, fu accusata di aver favorito una assistente rispetto a un’altra. Da quel giorno è iniziato un procedimento giudiziario che l’ha vista assolta in Cassazione da tutte le accuse. Cioè: un collegio giudicante al massimo livello dell’ordinamento dello Stato ha affermato che non era colpevole. Altra obiezione: sì va bene, ma per una parte del procedimento l’assoluzione è stata ottenuta in seguito a prescrizione. La qual cosa deve essere però considerata irrilevante in un Paese di civiltà giuridica media.
E comunque sia: volendo immaginare che l’Università sia un mondo giuridicamente parallelo rispetto allo Stato, con una visione dell’autonomia che si perde nei secoli, come mai il procedimento non fu iniziato prima, dopo il giudizio di primo grado sfavorevole alla Romani, e invece in quel caso si tentò (era il 2017) una spericolata applicazione della legge Severino per arrivare a una decadenza tombale dall’incarico?

Inutile dire che il tentativo abortì perché ancora qualcuno a Giurisprudenza ha qualche dimestichezza con i principi del diritto, ma ecco che la Cassazione si pronuncia e assolve e l’Università cosa fa? Riparte con il procedimento che doveva semmai essere attivato in precedenza davanti alla commissione disciplinare e si arriva al verdetto di questi giorni.
Per la verità è già atteso il ricorso al Tar della Romani. E visto come è andato a finire il caso del professor Crisanti (altro esponente di quel mondo di coscritti che sembra essere Medicina sperimentale, considerata onore e vanto del precedente rettore Bistoni e poi passata per le pene dell’inferno nella successiva gestione Moriconi) la Romani potrebbe avere qualche motivo di ottimismo. Per ricordarlo ai distratti: in questo momento, dopo anni di battaglia giudiziaria, tutti noi, in quanto soci sostenitori attraverso il sistema delle tasse statali dell’istituzione universitaria, stiamo contribuendo al pagamento di una consistente quantità di danni al professor Crisanti, che l’Università di Perugia aveva deciso di sanzionare nel peggiore dei modi.
Per altro che a Medicina sperimentale, regnante il rettore Moriconi, si stia come sugli alberi le foglie d’autunno (Ungaretti), è sottolineato dal fatto che un’altra docente di grande caratura internazionale, ha dovuto scegliere un ateneo di periferia, di quelli del nuovo mondo (tal Harvard, Usa) perchè nella Perugia da 700 anni capitale del sapere poteva incorrere in fulmini e saette disciplinari.
Dicono anche, in verità, che forse i tempi per poter applicare il provvedimento della commissione contro la Romani siano scaduti. Ma questa eventualità non cambia nulla rispetto alla centrale questione dell’onorabilità della eccellente ricercatrice.
Al di là di tutto, resta curioso il modo di procedere e i tempi della “giustizia” di ateneo. Dovete sapere che un 20% dei docenti sono stati recentemente trovati mancanti da un’indagine apposita nelle loro richieste di incentivo. Ad alcuni di questi è stato (minacciosamente?) fatto presente che c’era in corso una verifica, ad altri non risulta. Ma anche sulle visite della Guardia di Finanza in Dipartimenti universitari si fa fatica a intravedere uno stesso criterio di comportamento. Ma magari è solo per nostra fretta e superficialità.

Di sicuro il caso Romani diventa veleno purissimo per la campagna elettorale per il nuovo rettore. Ma forse avrà un effetto “politico” positivo. In tanti sono ormai convinti che proporre un programma (conosciuto in passato) del tipo “muoia Bistoni e tutti i bistoniani”, non abbia alcun senso. Serve un progetto credibile, efficace, di prospettiva, di respiro internazionale ora che la politica si è tirata fuori da palazzo Murena, per sua debolezza intrinseca ma anche per scelta dei migliori tra i suoi protagonisti. Meno manovre sotterranee, meschinità e vendette, invece più soluzioni a problemi concreti. E il via a una grande campagna contro la (altrimenti) trionfante mediocrità nel luogo deputato per statuto all’eccellenza.