VISTI DA VITTORIA |  La commedia-non-commedia su una scrittrice di talento e un colpo di fortuna dopo aver perso il lavoro. Il trailer

di Vittoria Epicoco

Una simpaticissima Melissa McCarthy torna al cinema nei panni di una non troppo simpatica Lee Israel, scrittrice talentuosa, con il vizio dell’alcol e un carattere misantropico che fa di lei una persona prevalentemente sola e le è di intralcio a qualsiasi possibilità di carriera.

New York 1991, Copia Originale – Can You Ever Forgive Me? è un biopic di cui la stessa Israel è protagonista assoluta: dopo aver perso il lavoro, deve trovare un altro modo per tirare avanti.
Due lettere di Fanny Brice trovate per caso in un libro e rivendute per una cifra interessante le offrono l’occasione che cercava.
Sfruttando le proprie conoscenze da biografa e le doti da scrittrice, Lee diventa una contraffattrice di lettere uniche nel loro genere, permettendole di andare avanti anche senza lavoro… finché l’FBI non decide di indagare.
Lee Israel è affiancata, nella sua avventura, da Jack Hock (Richard E. Grant) un uomo eccentrico, non del tutto affidabile, con il vizio di avere molti vizi.
Il film è diretto da Marielle Heller; è scorrevole, pulito, intenso.

Anche se annoverato negli aggettivi che indicano il genere della pellicola, questa non è ciò che si definirebbe propriamente una commedia, ma a tratti riesce anche a far sorridere; una simpatia cruda, data dal connubio tra il pessimo carattere – improntato ad una vera e propria strafottenza – proprio del ruolo della McCarthy (candidata Oscar come migliore attrice protagonista) e la leggerezza di cui è insignito il personaggio di Richard E. Grant (anche lui candidato Oscar, stavolta come migliore attore non protagonista).
A questo proposito le due performance oscillano sempre tra due linee di confine immaginarie che, tuttavia, non sono mai oltrepassate, caratteristica di un saper stare nel ruolo in modo perfetto.
Il film è ambientato all’inizio degli anni ’90, ma con una scelta musicale che ricade su generi e nomi abbastanza più precedenti (Peggy Lee, Dinah Washington…) ed è decisamente azzeccata.
La fotografia è di una semplicità unica, volta forse a voler rendere l’idea della precarietà della situazione in cui Lee Israel si ritrova a vivere nel momento in cui perde il lavoro, ma nella quale probabilmente vive da sempre.
Una biografia genuina, nuova conferma che la semplicità è da sempre un’arma vincente… ma che non è per tutti.

Copia Originale è nelle sale in questi giorni. Ecco il trailer: