POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il listone unico per le Europee entusiasma la Marini ma non registrati altri salti di gioia. Nel voto per le primarie nazionali Zingaretti insegue e Corallo (grazie ad Angeli) fa il pieno ma solo a Foligno. Elezioni comunali, il cs si consola con i guai del cd: a Bastia rischio spaccatura

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pd umbro impegnato su tre fronti. La proposta Calenda della lista unitaria di un fronte antisovranista per le Europee, il voto nei circoli e le 62 candidature nei Comuni per le amministrative di maggio.

Intanto, la proposta Calenda. Il biglietto da visita di Gianpiero Bocci, neo segretario regionale, parlava chiaro: il progetto è quello di includere non escludere, di allargare i confini del partito, di lavorare per un Pd che riesca a incamerare consensi contro un avversario ben definito: la Lega di Salvini. Quindi dal Pd umbro sarà arrivata entusiastica adesione al progetto Calenda? Solo dalla governatrice Marini e dall’ematologo non iscritto Falini. Per il resto grande prudenza. Motivo? Prima di tutto perché la concretezza è il marchio di fabbrica della via umbra al nuovo Pd, nato per muoversi con il massimo della circospezione e il minimo degli slanci incontrollati, come camminando sulle uova di uno scenario politico in evoluzione ma pieno di insidie.
In secondo luogo perché non sono moltissime le possibilità che si arrivi al listone antisovranista e per motivi pratici più che per quelli di strategia – pure validi – indicati dall’ex leader Enrico Letta, molto critico con la linea Calenda al pari del suo avversario di un tempo Renzi.
In terzo luogo perché la nouvelle vague umbra di Bocci leader del Pd parte dall’Umbria e si occupa dell’Umbria, ci sarà tempo per dire qualcosa di più nazionale.

Il secondo fronte: il voto dei circoli per le primarie del segretario nazionale. Martina sembra avanti su Zingaretti, ma tutti e due sono competitivi. Con Giachetti che si conferma a sorpresa il terzo incomodo. E con il giovin Corallo che ha ottenuto un risultato da incorniciare a Foligno non fosse che è dovuto alla campagna elettorale che gli ha fatto l’assessore Graziano Angeli.
Per le candidature alle amministrative. Bocci in versione padre nobile, missionario ecumenico, segretario francescano e benedettino insieme, uomo di pace, dovrà fare scorte di Alka Seltzer per digerire tutti i mal di pancia del Pd vecchio e nuovo. Via, via, però qualche risultato – magari a cucchiai di bicarbonato – lo ha raggiunto. A Gubbio la sinistra va unita, anche se sotto lo stendardo di Stirati. Che viene da sinistra e da sinistra non si è spostato di molto. Presciutti a Gualdo Tadino era magari scontato (ma non si sa mai) e forse anche Chiodini a Magione, ma chissà che il neosegretario non abbia avuto un’indecisione nell’indicarlo candidato sindaco, pensando all’ultima conversione al Verini-pensiero del giovane leone del Trasimeno. Nel regno del nuovo Pd di Bocci, dove vanno d’accordo il leone e l’agnello però non sono riusciti a trovare un santo patrono che plachi e metta d’accordo gli storici litiganti di Orvieto e anche quelli di Città della Pieve. Ma – come si sa – per i miracoli bisogna attendere.
A dirla tutta, Bocci un po’ si consola con i guai che ha il centrodestra. Zuccarini candidato sindaco a Foligno ormai passa perché Forza Italia non ha più la forza di dire di no, ma il niet della Lega all’ex preside Lorenzetti, pupillo del sindaco uscente Antiseri, potrebbe addirittura portare a uno strappo a Bastia che a sinistra verrebbe festeggiato a champagne. Questo, aggiunto alle tensioni nell’amministrazione leghista a Terni, rende un po’ più dolce l’amaro fiele che quotidianamente va bevuto per tenere insieme il Pd dalle mille contese.