POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Arriva la deputata-commissaria depositaria dell’ortodossia leghista per superare i contrasti intorno al sindaco Latini. E lanciare la campagna per le regionali a trazione romana

di Marco Brunacci

PERUGIA – La Lega, protagonista assoluta delle ultime elezioni politiche in Umbria con un boom di consensi da record nazionale, comincia a verificare che cosa significhi anche da queste parti fare delle scelte e portare a termine programmi.

E così ecco che a Terni, città vinta dal centrodestra a trazione leghista quando era già più avanti dell’orlo del baratro, partono discussioni che si trasformano in liti e poi in opposte fazioni. Latini (con Marchetti e Fiorini) contro Briziarelli (con Tesei), raccontano i tam tam. Risultato: approda nel sud dell’Umbria la deputata, depositaria come pochi dell’ortodossia leghista, Barbara Saltamartini (affiancata da un assai meno noto Federico Cini) per dare una mano alla crescita dei territori. Questo almeno si evince da una nota della segreteria regionale che fa seguito all’indiscrezione pubblicata nei giorni scorsi da Cityjournal.

Ora non si sa bene se la Saltamartini sia un vero e proprio commissario del partito a Terni (la nota ufficiale evita di dirlo anche se tutto lo fa pensare), affiancata dal Cini di cui sopra, oppure sia un padre-madre che consiglia i figli suoi ternani. In entrambi i casi, il suo apporto diventa fondamentale per appianare evidenti divergenze all’interno dei gruppi dirigenti umbri. E per riportare ai recalcitranti ternani, gli indirizzi della segreteria nazionale e del suo leader indiscusso Salvini.
La Lega è sbarcata in Umbria e si è presa oneri e onori, come si conviene a qualsivoglia forza politica organizzata. La nota ufficiale dice assolutamente il vero su un punto: da qui, con lo sbarco della Lega con tutto l’armamentario del partito strutturato, limiti e forza, inizia la campagna elettorale per le prossime regionali. Dove la Lega parte favorita dall’alto di un sondaggio che le assegna il 30 per cento nella ex Umbria rossa. E dove i governi del cambiamento sono più facili da annunciare che da realizzare.