Perugia, dispiacere a Ponte San Giovanni. «Sulla saracinesca c’è il mio numero. Chiamatemi e vi aiuterò ancora. Ma come amico»

di Gino Goti

PERUGIA – Chiude, o meglio ha già chiuso uno storico negozio di elettricità a Ponte San Giovanni.

«Oggi portare avanti una piccola attività, se pure con l’aiuto di mia moglie, è molto dura – dice con rammarico Romeo Cestellini, all’anagrafe Pier Romeo – Per una grande azienda con dipendenti, pur con le difficoltà e le difficoltà burocratiche attuali, è comunque più semplice, e può andare avanti».
Ma cosa dicono i paesani, i clienti, di questa decisione?
«Me lo dicono, sono dispiaciuti, come io del resto, perché è una piccola attività, ma serviva per tenere dei rapporti anche con le persone… aveva questo aspetto positivo. Io mancherò loro ma anche loro mancheranno a me».
Ma nessuno si è offerto per proseguire questa attività oppure non ha cercato nessuno?
«Non ho cercato. E in giro nessuno mi ha cercato, ma comunque sono sereno e contento, perché non voglio essere né benedetto, né maledetto, perché, come ripeto, una piccola attività non è facile gestirla. Oggi da solo è dura, molto dura».
Nelle parole di Romeo c’è rimpianto per lasciare un’attività di famiglia proseguita con passione, con amore e competenza senza guardare soltanto all’interesse. La moglie, che assiste al nostro incontro, racconta un fatto successo alcuni anni fa: «Venne una signora a negozio, una signora residente in paese ma proveniente dall’alta Italia, con un un oggetto che non funzionava, si era rotto e pensava di acquistarne una nuovo. Romeo guardò, controllò e poi disse alla signora – guardi questo si può riparare facilmente, glielo aggiusto io. La signora rimase sorpresa e disse che era la prima volta che trovava una persona che non si approfittava e che invece di vendere un oggetto nuovo cercava di ripararlo per venire incontro al cliente».
Una persona quindi di altri tempi. L’attività l’aveva iniziata il nonno Romeo negli anni ‘20 del secolo scorso. Fu lui a distribuire la corrente elettrica prelevata dal Molino e pagata con le bollette. La corrente giunse a Ponte San Giovanni 6 anni prima che a Perugia grazie all’ingegner Scandellari: si era alla fine del 1800 e a ridosso del 1900. Il primo negozio della famiglia e il primo di questo settore merceologico si trovava nella attuale via Pontevecchio di fronte al monumento ai caduti recentemente restaurato grazie a un’altra famiglia storica di Ponte San Giovanni i Palmerini. Il bombardamento del 1944 distrusse insieme con il vecchio ponte e la chiesa anche il negozio di Romeo Cestellini e allora fu costruita l’abitazione con a piano terra l’attività proseguita dal figlio Ulderico insieme con la moglie: lui era dipendente dell’UNES, l’attuale ENEL, e responsabile di un’ampia zona che comprendeva anche Ponte San Giovanni. Alla morte del padre Romeo, dopo un’esperienza in un’azienda perugina, prese le redini del negozio per continuare l’attività del nonno e del padre e seguire, alla terza generazione, l’affezionata clientela quando il paese non aveva le dimensioni attuali e i clienti erano anche amici, con i quali si era instaurato un rapporto di fiducia e il bancone era il testimone di racconti dei fatti del paese, delle persone che andavano e venivano in una realtà che, come ricordato e celebrato con un libro, attualmente in distribuzione, che racconta la storia e le storie di Ponte San Giovanni e la sua trasformazione “da borgo a paese” e più recentemente da paese a “città degli Etruschi”.

Chissà adesso dove andremo a cercare un vecchio filo attorcigliato della corrente, una presa di qualche anno fa per non cambiarle tutte con i nuovi modelli in un vecchio appartamento, o il lampadario, le lampadine di un certo tipo con una luce morbida e non spettrale creata dalle nuove tecnologie, il pezzo di ricambio raro per rendere ancora funzionante un oggetto come quello della signora dell’alta Italia, meravigliata della cortesia e dell’umanità di Romeo? “Il negozio è chiuso – ci dice salutandoci – ma il mio numero è sulla saracinesca per dare, se non altro, un consiglio da amico e non da negoziante!”. Sembra l’epilogo di una favola.