Assisi, nove persone nei guai dopo i tanti furti in un negozio di Bastia: merce nascosta anche nei passeggini. L’indagine della polizia: le immagini

ASSISI (Perugia) – Nove persone, un’intera famiglia, compresi due figli minorenni usati per rubare in un grande supermercato di Bastia Umbra: questo il sodalizio criminale smantellato dai poliziotti del commissariato di Assisi dopo una lunga e articolata attività investigativa.

Nove in totale quindi le denunce nei confronti di un nucleo familiare allargato e stabilmente conviventi. Segnalati al tribunale per i Minorenni anche due minori, non imputabili. L’indagine si è avviata a seguito delle numerose chiamate al 113 e dei relativi interventi delle Volanti per i furti lamentati dall’attività commerciale e si è sviluppata prevalentemente con il supporto dell’analisi della videosorveglianza.
Questa complessa attività ha dapprima individuato, con sufficiente chiarezza, l’intera dinamica di 14 episodi di furto; poi, con i tradizionali strumenti investigativi, ha permesso ai poliziotti di individuare con certezza i protagonisti, incastrando i responsabili delle condotte criminose alle rispettive responsabilità penali.

Al termine, dal quadro probatorio a disposizione della procura della Repubblica di Perugia, sono emersi gravi indizi di colpevolezza in capo agli indagati che non solo avevano ormai negli anni sviluppato un consolidato modus operandi ma anche conseguito un forte senso di impunità. La pluralità dei furti commessi, l’utilizzo di minori, le minacce e le condotte intimidatorie usate contro i dipendenti, talvolta impotenti o intimoriti, ne hanno evidenziato la loro forte pericolosità sociale. In ragione delle evidenti esigenze cautelari in ordine al pericolo di reiterazione del reato, il gip, su richiesta della procura della Repubblica, ha quindi emanato tre ordini di custodia cautelare, da scontare in regime di arresti domiciliari, per le tre figure più importanti del clan, che dovranno rispondere dei reati di furto pluriaggravato dalla circostanza di essere stato commesso con destrezza, da tre o più persone e avvalendosi di minorenni.

Si tratta di tre donne, di 37, 30 e 21 anni, tutte legate da stretti vincoli con il capofamiglia, essendone la convivente, la nuora e la figlia, già note alle forze dell’ordine per i loro numerosi precedenti penali. La 37enne dovrà rispondere anche del reato di minaccia grave e di aver commesso i furti in violazione delle prescrizioni imposte con la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno alla quale era sottoposta come quella «di vivere onestamente», di «rispettare le leggi» e di «non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne». La 30enne dovrà rispondere dell’aggravante di aver commesso i furti durante il periodo in cui la stessa era ammessa a una misura alternativa alla detenzione in carcere, durante il permesso di assentarsi «per provvedere alle esigenze di vita propria e della prole».

Le condotte di furto, come rivelate dalle stesse immagini visionate, erano caratterizzate dalla particolare destrezza e abilità nell’occultamento della refurtiva. Gli adulti si avvalevano dei minori per sfruttarne la loro non imputabilità e la loro più spiccata agilità e dinamicità nell’operare; in alcune occasioni, i minori prelevavano la merce e la posizionavano vicino all’ingresso così, una volta oltrepassata la barriera delle casse, prendevano quanto già asportato per poi fuggire via. Una di loro si serviva persino della carrozzina con all’interno il proprio figlio neonato per occultarvi gli oggetti rubati. Più spesso i minori ben collaboravano con eguale destrezza a fornire uno scudo di protezione agli adulti mentre occultavano la merce all’interno delle proprie borse personali o indosso a loro stessi oppure più semplicemente fungevano da sentinella.
Gli indagati, riuscivano a superare indenni le casse, favoriti dal fatto che sceglievano prodotti non protetti dal sistema di antitaccheggio, senza pagare nulla; a volte, per destare meno sospetti, si limitavano a pagare merci di piccolo costo.

Il grande magazzino era diventato per gli indagati un luogo dove potersi muovere liberamente e indisturbati, anche grazie alle condotte intimidatorie attuate nei confronti dei dipendenti, talvolta terrorizzati dalle minacce ricevute. Di certo erano esasperati e talvolta impotenti difronte a ciò che accadeva sotto i loro occhi quotidianamente. Diversi anche gli atti vandalici ai loro danni: residui di vomito e sporcizia trovati sulle maniglie e sui cofani delle proprie auto parcheggiate nelle aree antistanti il negozio; in qualche caso sono state danneggiate scaraventandovi un carrello della spesa. In un’occasione, mentre i minori venivano bloccati nell’esercizio commerciale perché stavano commettendo un furto, gli adulti della famiglia si sono presentati minacciosamente fuori dal negozio.

Il video:
http://www.poliziadistato.tv/c_TZ7NjdwtS3