POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il rettore uscente (a primavera) fa quello che aveva imputato come peccato mortale al suo predecessore. Si prende le lodi di Agostini (per conto della Regione e personali?) e il niet di Elisei e Santambrogio. Mazzeschi e Tei dicono sì e iniziano a contendersi la sua eredità

di Marco Brunacci

PERUGIA – Ma come sarà questa corsa a rettore? Più appassionante di una qualunque Mission Impossible di Tom Cruise, più intrigante del Nome della rosa di Umberto Eco.

Qualche ora fa eccoti che si presentano gli illustri membri del Senato accademico e invece di farsi gli auguri come sarebbe giusto prima di Natale, si inventano un’altra cosa. Il Magnifico rettore Moriconi butta là che bisogna, causa contratto in scadenza, rinnovare per tre anni il mandato alla sicuramente eccellente direttrice generale Tiziana Bonaceto.
Nonostante la presenza di illustri esperti in matematica sperimentale, nessuno ha avuto il coraggio di dire che bastava e avanzava allungare di un anno il contratto con semplice proroga (ci sarà stato qualche esperto giurista?) per superare le forche caudine del mandato a fine anno. Bastava contare sulle dita di una mano. Cosicchè il nuovo rettore che verrà eletto in primavera avrebbe potuto scegliere serenamente il suo nuovo direttore generale, senza dover subire l’eredità Moriconi. Il quale – raccontano i Tacito presenti nel Senato accademico – ha fatto esattamente come il precedente rettore Bistoni, la qual cosa potrebbe essere un merito non fosse che il Moriconi fece a pezzi il Bistoni per tutta la campagna elettorale e oltre per l’inopinata decisione di lasciargli in dono il direttore generale sul groppone.

Che il Magnifico non si sia ripreso ancora da quella avventata lettera nella quale “intimava”- testualmente – alla Regione di fare un primario ospedaliero universitario a Gastroenterologia, beccandosi la porta in faccia chiusa dall’assessore Barberini e i conseguenti sfottò anche degli addetti al caffè del reparto?
In verità qui il Senato accademico lo ha seguito e ha votato con lui. Insomma: al minimo sindacale. Fonti non accreditate dicono che 2 sono stati i voti contrari (quelli dei candidati rettori del prossimo giro, Elisei e Santambrogio, mentre candidati come Oliviero non sono neppure voluti essere in Senato tanta è la loro avversione per le scelte del rettore uscente), 9 gli astenuti (mica pochi), e 15 i favorevoli. Tra i 15 entusiasti ci sono la Mazzeschi e Tei, vedi caso i due candidati rettore che contano di avere i voti in eredità di Moriconi. E nell’attesa si prendono in carico la direttrice generale, puntando sulla continuità.

Ma è stato, va detto con precisione, il consiglio di amministrazione a decidere. E il membro esterno (ma potentissimo) Mauro Agostini, leader di Sviluppumbria, esponente quindi della Regione, un Giuseppe Garibaldi della filiera che parte dal Pci e arriva al Pd, fresco di batosta elettorale alle primarie per il nuovo segretario regionale del Pd, come ispiratore dell’accoppiata Verini-Pensi di fresco asfaltata da Bocci, ha sparso petali e costruito un trono di lodi per la conferma della Tiziana Bonaceto.
Si potrebbe obiettare: ma magari la Bonaceto rimetterà nelle mani del nuovo rettore quando a primavera verrà eletto. Già. E se non lo facesse? E comunque: quanto costerebbe all’Università? E se il nuovo rettore si ritenesse costretto ad attendere la scadenza del mandato della Bonaceto, non ci troveremo forse davanti a una evidente forzatura, esattamente quello che Moriconi rimproverava a Bistoni?
Così andando, però, si arriva a primavera con i candidati fusi. E con i poteri forti, medi e anche quelli un po’ mosci, sfiniti nel braccio di ferro. Qualcuno vorrà cominciare a presentare programmi per l’Università del futuro o si continuerà con fumisterie e pastette?