POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Con una lettera si “intima” alla sanità pubblica di «attivare l’apicalità della struttura di Gastroenterologia». La risposta dell’assessore è perentoria: no e fatevene una ragione. Così il caso è chiuso ma lo scontro non era arrivato mai a tanto. Cosa sta succedendo all’Ateneo?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il grande freddo tra Regione e Università è di nuovo sceso. Meglio dire: il gelo tra l’assessore Barberini e il rettore Moriconi. Meglio ancora: l’assessore Barberini ha gelato il rettore Moriconi, autore di una lettera che termina esattamente così: «Per quanto sopra – e il sopra ve lo risparmiamo, ndr – si intima di procedere all’attivazione dell’apicalità di struttura complessa di Gastroenterologia ed epatologia ai sensi del vigente regolamento…». E segue l’indicazione puntuale di un regolamento che palesemente serve a poco o nulla.

Mai un rettore aveva intimato, semmai chiesto con insistenza, magari pressato, o ancora posto un limite.
Non sfugge a nessuno che la nota di Moriconi può sembrare a qualunque osservatore esterno una roba tra l’arrogante e il maleducato semplice, non fosse che si fa riferimento a una persona precisa. L’«attivazione dell’apicalità» è così importante per chi? I pazienti? La struttura (che adesso viene condotta da due diversi – diciamo – leader , uno universitario e uno ospedaliero? O forse questa situazione non sta bene al leader – diciamo così – universitario (che, per chi non fosse al dentro, sarebbe il tante volte citato professor Fiorucci)?
Certo: tanta inedita veemenza verbale fa immaginare che il rettore Moriconi da una parte abbia perso molto del suo appeal e dall’altra che l’avvicinarsi delle elezioni abbia comportato dei cedimenti nei confronti del bon ton e dell’etichetta che sfiorano la sfrontatezza.
Ma se il rettore ha problemi di consenso elettorale per la corsa a rettore (per tirare la volata a qualcuno dei suoi, visto che lui non può ripresentarsi e magari pensa già a qualche sistemazione autonoma), che c’entra la pubblica sanità e perché dovrebbe essere un problema per l’ospedale? Non è forse una mancanza (per lo meno) di sensibilità nei confronti dei cittadini pazienti?

L’assessore Barberini non ci ha pensato due volte a rispondere per le rime. Nell’annunciare che l’Azienda ospedale «in assenza di nuovi accordi» se ne fa una ragione degli sfoghi di ars oratoria aggressiva del rettore e se li fa entrare da un orecchio e se li fa uscire dall’altro, contesta la lettera «nel tono e nei contenuti». E via con la stroncatura.
Uno potrebbe pensare: va bè, solo uno scontro di carte. In realtà mai c’era stato un attacco dell’Università così scomposto all’Azienda ospedale e mai una risposta di questa fermezza da parte della sanità pubblica.
Barberini gela Moriconi e il capitolo è chiuso? Sì perché alla Regione in definitiva spetta l’ultima parola, ma una cosa inquieta: cosa deve pensare e attendersi chi deve utilizzare la sanità pubblica anche per la parte universitaria. Com’è possibile che si arrivi a reclamare un posto, alla faccia di tutti i problemi che ha la sanità, con questa protervia? Verrebbe voglia di chiedersi: ma cos’altro c’è? Poi naturalmente uno si fa passare la voglia di fare le domande perché di stravaganze universitarie è piena l’aria in questo ultimo frangente di rettorato a guida Moriconi. Ma certo ritrovare un po’ di temperanza (unita alla vecchia, sana, buona creanza) sarebbe utile a tutti. In primis all’Università e ai candidati rettore che si apprestano alla sfida.