POLE POLITIK | Romizi si presenta con uno stuolo di liste e la Lega de-pillonizzata. Giubilei, candidato di sinistra-centro, non sa ancora quanti Pd lo sosterranno. M5s cerca qualcosa di diverso dalla Rosetti. Poi Camicia, Mandarini, Galgano e altri che verranno

di Marco Brunacci

PERUGIA – Si annuncia uno sprint affollato per il Comune di Perugia. Romizi con uno stuolo di liste al seguito, naturalmente, è il candidato in pole position.

Contro di lui Giuliano Giubilei, il coniglio tirato fuori dal cilindro del centrosinistra, anzi dalla sinistra-centro, con il Pd che non sa se a primavera sarà ancora un partito o si dividerà in uno schieramento ex Ds, secondo tradizione, con uno a trazione renziana, che parte da Renzi e va pescare nel mondo dei Verdi e delle esperienze centriste, magari anche quelle del bacino ex Monti. Con Giubilei andrà una parte di Liberi e Uguali, forse i radicali ma non è detto, i socialisti fino a prova contraria.

Ora il terzo polo: i cinquestelle stanno cercando un candidato. Le caratteristiche che cercano sono le solite. A Perugia non hanno sfondato: non sarà facile che venga riconfermata la Rosetti come traino, ma ancora è presto per dire.

La lista degli outsider al momento, invece, non è lunga ma potrebbe diventare sterminata. Carmine Camicia corre con i contestatori del centrodestra. Marco Mandarini con quelli del centrosinistra ufficiale. Si attendono al via un paio di candidati per la destra (Casapound e Forza Nuova). Non sono escluse candidature tra Rifondazione e Servire il popolo a sinistra. Se i radicali non si convincono potrebbero correre da soli o con qualche cavallo scosso. La Galgano invece è al bivio: dicono sia intenta a leggere i programmi dei due candidati principali per decidere se appoggiare qualcuno o proporsi direttamente.

Uno sguardo da vicino al sindaco uscente e al suo seguito, che si annuncia vastissimo. Romizi correrà appoggiato da non meno di sei liste, ma c’è chi ne immagina altre ancora. Un riassunto per l’elettore che vuol essere informato: ci sarà di sicuro una lista civica Romizi per Perugia, con un stock di assessori uscenti, con il nuovo entrato Varasano, e con Otello Numerini, che è assessore in pectore da una vita. Quindi Cicchi, Casaioli, Bertinelli. Non Calabrese, che non si presenterà, ma farà il tifo. Essendo rilevante il numero degli assessori, potrebbe nascere per ragioni di praticità una seconda lista.

Ma di sicuro, poi, ci sarà una lista di appoggio che arriva da sinistra: Nilo Arcudi porterà un pezzetto di socialisti dalla parte di Romizi in odio a Rometti. Che farà il vicesindaco Barelli, eletto in una decisiva lista sua nella passata tornata elettorale? Tutti scommettono in un bis. In questa costellazione di civiche potrebbe trovare posto anche un ex Ds come Parlavecchio. A spingere Romizi, ma non come lista, ci sarà l’associazione civica di Tassi e Diotallevi.

Ai partiti del centrodestra rimarrà di organizzare il consenso intorno ai propri adepti più fedeli. Forza Italia riparte dal giovane Cagnoli e dalla Luciani. Fratelli d’Italia si muove intorno a Marco Squarta, sempre su e giù per le scale di palazzo dei Priori. Ma per i candidati si attende riflessione. Vorranno dire la loro sia Zaffini che Prisco.

Le novità arrivano dalla Lega. Con grande sospiro di sollievo di tutti quelli che si candidano a Perugia, dovrebbe essere una Lega de-pillonizzata. Nel senso che l’esplosivo senatore Pillon potrebbe non avere voce in capitolo sulle scelte delle candidature leghiste, scelte che potrebbero risultare determinanti per la prossima giunta di Perugia, nella ragionevole ipotesi di vittoria di Romizi, e sempre che i sondaggi dovessero confermarsi da qui a primavera (la Lega al momento viene data vicino al 30%, un numero che si commenta da solo).

Sarebbero Drusian e Briziarelli, insieme al segretario regionale Caparvi, gli incaricati di mettere nero su bianco la lista dei nomi. Tenendo presente che c’è un accordo nazionale per evitare che si riciclino transfughi, tra i Tarzan pronti a passare da un partito all’altro del centrodestra. E sapendo che il credo di tutto il centrodestra suona più che mai così: farà l’assessore chi prende più voti.