«Per un nuovo modello di reclutamento e stabilizzazione»

di Flc Umbria e Adi Perugia
(riceviamo e pubblichiamo)

UMBRIA – I ricercatori universitari invecchiano nel precariato, mentre in altri comparti della pubblica amministrazione i precari vengono stabilizzati. Perché noi no? L’Italia è capofila nei tagli all’Università e alla ricerca, mentre in altri paesi europei si investe su questi settori. Perché noi no? Nei nostri atenei sperimentiamo precariato selvaggio e lavoro gratuito, mentre i nostri colleghi europei, che entrano in ruolo tra i 30 e i 35 anni, nel percorso precedente hanno diritti e retribuzioni adeguate. Perché noi no?

La FLC Umbria e ADI Perugia aderiscono alla mobilitazione nazionale del 6 dicembre: “Perché noi No!” a favore della stabilizzazione dei ricercatori precari dell’Università e per un nuovo modello di reclutamento universitario. A partire dalla legge 133\2008 l’Italia ha ridotto le risorse per l’università e la ricerca, in controtendenza rispetto a tutti i paesi OCSE. Negli ultimi 10 anni si è ridimensionata strutturalmente la formazione superiore nel nostro paese attraverso tagli al FFO, blocco del turn-over, contrazione dei fondi per la ricerca e riduzione delle sedi e dei corsi di laurea.

La precarizzazione del lavoro di ricerca e di didattica è diventata una normalità negli atenei italiani. Anche negli atenei Umbri , i lavoratori precari (Ricercatori a Tempo Determinato, Assegnisti di ricerca e Docenti a Contratto) sono 519, più del 50% del personale strutturato. Il nostro Paese deve tornare ad investire sul sistema universitario per uscire definitivamente dalla crisi economica strutturale che lo ha investito; per puntare sulla conoscenza, l’innovazione e la formazione quali elementi essenziali per la vera crescita e lo sviluppo sostenibile in tutti i campi.

Occorre che nella Legge di Stabilità 2019 vengano previste le risorse per la realizzazione di tali obiettivi. Gli attuali investimenti nell’università sono totalmente insufficienti e i criteri di ripartizione dei fondi sono fuori dalla necessità e dal reale fabbisogno.