POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Parole d’ordine del neosegretario: autonomia da Roma, guida plurale, competenze, ricambio generazionale, partito inclusivo. Presidenza alla minoranza, tre vicesegretari (in pole Betti, De Rebotti, la Michelini). «Basta conflitti, ci giochiamo tutto»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sì, d’accordo, Mary Poppins è tornata ma solo al cinema, bacchette magiche in giro scarseggiano come non mai, figurarsi se l’era Bocci del Pd umbro, con finestra sul litigioso cortile di quello nazionale, può iniziare lasciando intravedere chi sa quali soluzioni prodigiose.

Anzi, più d’uno, tra gli amici, sorridono al burbero segretario sceso dalle già ruvide di loro montagne della Valnerina e gli sussurrano all’orecchio che adesso, che ha vinto le primarie del Pd, sono davvero e più che mai “casi suoi”.
E allora che si inventa il neosegretario, seguito con un’attenzione rara per la politica di oggi giorno, segno che da lui qualcosa si attendono quelli del Pd e i circonvicini, ma pure gli altri i quali stanno cominciando ad avvertire come le promesse dei maghetti populisti assumano l’aria di una bieca presa in giro?
Eccovi il Bocci-pensiero su linee guida che in pochi giorni sono già come il refrain di un tormentone: basta personalismi e invece gestione plurale del partito. No conflitti, scioglimento di ogni gruppo, gruppetto, conventicola. Senso di responsabilità verso il partito ma soprattutto verso una società il cui equilibrio il governo in carica sta pericolosamente mettendo a rischio. E poi: includere e non escludere, convincere e allargare la base del partito. Infine, last but not least: fare dell’autonomia del partito umbro rispetto a quello romano una bandiera dietro la quale combattere ogni battaglia.

Come la mettiamo con l’era Bocci della segreteria regionale della quale abbiamo appena detto se lui non vuole sentir parlare di personalismi e chiede solo e sempre gestione plurale e unitaria del partito? Boh, magari speriamo che il segretario cominci a leggere da qui in avanti. Ma su una cosa non si gioca: su di lui ricadono le responsabilità delle prime scelte.
E i segnali ci stanno e vanno sottolineati mentre si va a passi rapidi verso la prima assemblea del nuovo Pd post primarie, il 5 gennaio al Capitini. Intanto: Bocci subito dopo il voto ha parlato con il suo competitor sconfitto Verini. Normale, no? Per alcuni versi forse, ma stavolta si è parlato e ci si è intesi e non è poco. Magari alle prime difficoltà il neosegretario verrà azzannato dagli sconfitti alla giugulare, ma intanto questo è. Risultati concreti? Bocci avrebbe dato la sua disponibilità a essere affiancato da un presidente scelto nel gruppo che ha seguito Verini (pure lo stesso Verini se vuole). Roba di routine? Mica tanto, se è vero, come è vero, che all’incontro Bocci-Verini è seguita una riunione del gruppo battuto nella quale sono passati gli stessi messaggi distensivi e di ampia collaborazione. Ma soprattutto è transitata l’idea che l’autonomia del Pd umbro dal partito nazionale non deve essere considerato uno slogan, ma il punto di partenza di un autentico laboratorio politico.

Un altro segnale? Non era ancora finito il brindisi di fine primarie che da Orvieto è arrivata la prima telefonata al neosegretario. Il segretario comunale Pd contro il sindaco Pd, il partito contro l’amministrazione. Nessuno scambierebbe Bocci per Mary Poppins ed è ragionevole che non ci abbia provato neanche a spiegare che basta un poco di zucchero e la pillola va giù. Ha invece sfoderato il più scorbutico dei “ma allora non ci siamo proprio capiti?”. E da Orvieto – miracolo – non è arrivata nessun’altra telefonata, nessuna data per duelli all’ultimo sangue, anzi piuttosto la cancellazione della riunione dell’Unione comunale che doveva dare l’ultimatum al sindaco Germani.
Un altro segnale del nuovo corso? L’assemblea si prevede lunga e partecipata, ed è già stata chiesta e ottenuta la partecipazione (non di forma) dei sindacati, del mondo civico, delle associazioni, dei movimenti alleati. Partito aperto si era detto e partito aperto sia. Non più qualche decina di delegati annoiati pronti ad alzare la mano prima dell’approssimarsi dell’ora di cena.

Ultimo segnale: si dovranno fare i nuovi organismi. Il mantra bocciano è questo: sceglieremo persone competenti e faremo un forte ricambio generazionale. Tutto quel che serve per affrontare sfide da brivido: da una parte un partito che ha bisogno di nuovo ossigeno per non defungere e che, con i barbari populisti alle porte, non può proprio più permettersi di esibirsi in quei litigi velenosi nei quale sembrava volersi specializzare anche in Umbria.
E allora: tre vicesegretari. I nomi? I favoriti sono Betti da Corciano, De Rebotti da Narni per la minoranza e di sicuro una donna: la sindaca di Santa Maria Tiberina, Michelini, potrebbe essere un’idea ma anche nel Ternano ci sono candidate di livello.
Poi si tratta di fare una segreteria con 15-16 elementi, snella ma rappresentativa. Per finire scegliere 60 della direzione che propongano iniziative e idee e non rappresentino correnti.
Il vento delle primarie ora deve trasformarsi in linfa di un partito che non ha più margini per giocare. Responsabilità di tutti, ma responsabilità del neosegretario in primis. E Bocci non se lo nasconde. Come vogliamo dirla? Non è più il tempo di galleggiare: o si prende il mare, pronti ad affrontare anche le tempeste, o si affonda. Che i venti le siano propizi, capitano Bocci. Ne avrà (tanto) bisogno.