un contributo de Il Tarlo

Ricordate lo zio del professor Bellavista? Quello che chiedeva alle commesse di parlare con la Signora Rinascente? Solo uno dei simpaticissimi personaggi creati dal genio di Luciano De Crescenzo, incredibili e possibili ad un tempo.

Io alla sua tenace volontà di parlare con la signora Rinascente ci penso sempre più spesso. Forse perché l’età che ho raggiunto rende facile identificarmi con il distinto signore, con i suoi modi d’altri tempi e con la sua insistenza, per lui legittima, alle commesse disorientate.
Dimostra di non riuscire ad elaborare pensieri alternativi, per comprendere una realtà così diversa da quella alla quale è abituato, va alla Rinascente a reiterare la sua richiesta, così spesso da essere diventato noto tra le commesse, che hanno per lui un atteggiamento gentile ed indulgente.
Per quello che ricordo vuole parlare con la Signora Rinascente perché, abituato da sempre al rapporto diretto, non riesce neppure a concepire che un negozio non abbia un proprietario cui riferirsi.

Io all’ostinazione dello zio del professor Bellavista ci penso soprattutto ogni volta che ho un problema e che per risolverlo mi trovo a seguire una voce registrata, a procedere secondo istruzioni ed a rispondere ad una serie di domande che a me sembrano superflue. Accade spesso che la voce registrata, dopo un po’, non mi dica più nulla ed io capisco una sola cosa, che non ho risolto il mio problema.
Se nel percorso viene introdotta la possibilità di “parlare con un operatore” mi ci appiglio subito ed a volte parlo con giovani molto pazienti che cercano di essermi di aiuto. Li ringrazio, quasi commossa, anche perché questo, si verifica dopo numerosi, inutili tentativi; dopo aver ascoltato un motivetto allegro quanto odioso ed una serie di comunicazioni spot mentre ho voglia di lanciare il cordless sul muro e non lo faccio per “non perdere la priorità acquisita”.

Mi è successo anche in un parcheggio, uno dei tanti che conosco da sempre, ma l’ultima volta che ci sono andata, con rammarico ho constatato che il meccanismo di erogazione del ticket era garantito da una nuova strumentazione che forniva istruzioni, per me non del tutto chiare e c’è mancato poco che la macchina inghiottisse il mio bancomat.
L’intervento di una giovane, gentile signora, con l’accento dell’est, che aspettava il suo turno, mi ha consentito di lasciare serenamente la mia auto nel parcheggio, non senza provare un certo imbarazzo per il fatto di sentirmi inadeguata, sia per l’età così poco “tecnologica”, sia perché nel mio Paese avevo avuto bisogno dell’aiuto di chi in teoria io, in qualità di “padrona di casa”, avrei dovuto aiutare.
Così si diventa vecchi, collezionando tutta una serie di piccole esperienze poco gratificanti che danno sempre di più il senso di un cambiamento cui si deve stare dietro per non dipendere troppo dagli altri, anche per le cose più semplici, quelle che fino alla volta precedente sapevi fare da sola.

Il tarlo mi ha suggerito una prospettiva che solo in parte mi ha confortato, attenuando le mie responsabilità, ma lasciandomi costernata per la mia impotenza…
Mi ha indotto a pensare che l’avvento della tecnologia ha di fatto tagliato fuori un numero importante di persone dalla possibilità di utilizzo di strumenti indispensabili all’esistenza. Per di più coloro che hanno rifiutato anche solo di provarci, sono di fatto incapaci di accedere a percorsi di comprensione ed hanno congelato ogni possibilità di potenziamento della crescita personale.
Io sono fra quelli che non vogliono arrendersi e voi?