In rassegna 50 anni di sport e società: con il giornalista Andrea Vianello e l’ex calciatore Fabrizio Ravanelli

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – «Il calcio non è solo sport, è un grande romanzo che si intreccia con la vita del Paese». Così la pensa il giornalista Andrea Vianello, attualmente conduttore della trasmissione televisiva di Rai Tre ‘Rabona’, e ospite del terzo e ultimo appuntamento di Cultura in goal #the events, il progetto curato da Letizia Guerri, di Group Tevere servizi, che promuove i grandi temi della cultura attraverso il calcio professionistico e i volti noti del mondo sportivo italiano. Non a caso, la location per questo incontro dal titolo ‘1968-2018: cinquant’anni di cambiamenti nella società e nello sport’, è stato l’Istituto tecnico ‘Franchetti-Salviani’ di Città di Castello’, il cui indirizzo ‘Amministrazione, Finanza e Marketing’ prevede un corso ‘tecnico sportivo’.

Cultura e sport, dunque, ancora una volta insieme, come due facce della stessa medaglia. A testimoniare questa unione c’erano decine di studenti che hanno preso parte all’appassionato racconto sullo sport e su alcuni personaggi protagonisti degli ultimi cinquant’anni, attraverso filmati e contributi dei relatori. Tra quest’ultimi anche l’ex calciatore Fabrizio Ravanelli, 50 anni compiuti lo scorso 11 dicembre, e Fabio Appetiti, responsabile dei Rapporti istituzionali dell’Associazione italiana calciatori (Aic), fondata a Milano proprio nel 1968. Presente, inoltre, Michele Bettarelli, assessore alla cultura del Comune di Città di Castello che insieme a Regione Umbria e Aic ha sostenuto Cultura in goal.

Tra i personaggi ‘rivoluzionari’, il ricordo è volato al nordirlandese George Best, da molti soprannominato il ‘quinto Beatles’, calciatore che impersonava lo spirito del tempo, ribelle, donnaiolo e sopra le righe, ma anche all’italiano Luigi Meroni, ‘la farfalla’, anch’egli calciatore dal piglio ribelle, che morì in un incidente stradale all’età di 24 anni, lasciando un dolore immenso tra i torinisti.

Il caso volle che il suo investitore, Attilio Romero, divenisse molti anni dopo proprio presidente del Torino. Tanti gli argomenti trattati, da Mario Savio, attivista e accademico statunitense, personaggio chiave del Free speech movement dell’Università di Berkeley, alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, passando per il calcio femminile con le esperienze delle ‘ragazze del ‘68’, che a Genova vincono il primo campionato Uisp e, in chiusura, il toccante contributo di una società di calcio, la Asd Sampierdarenese «che gioca affacciandosi sul ponte Morandi, ormai devastato – ha commentato Guerri – lanciando un bel messaggio di speranza e di calcio come veicolo di promozione culturale».

«Il ’68 ha portato una grande rivoluzione culturale – ha commentato Vianello – e nel calcio italiano, se devo individuare il momento di rottura, di cambiamento, lo trovo nell’Italia che vince gli Europei, nel ‘68, o in quella che vince il Mondiale di Spagna nell’ ’82, con il presidente Pertini che allarga le braccia e quasi casca dagli spalti dove c’è re Juan Carlos, un avvenimento che simbolicamente segna la fine di un incubo, perché parallelamente stanno finendo i drammatici ‘anni di piombo’».

«I giocatori che riescono a fare la storia del calcio – ha dichiarato Ravanelli – sono sicuramente e debbono essere degli esempi soprattutto per quei giovani che si avvicinano a questo mondo, per far capire loro quanto sia importante il calcio come scuola di vita”. “È stato raccontato il calcio oltre il semplice gesto sportivo – ha affermato Appetiti – quindi come momento di trasmissione di valori, sentimenti e passione”. “Cultura in goal – ha affermato Bettarelli – credo sia un progetto molto interessante, che va avanti da diversi anni e su cui sicuramente dovremo investire ancora per far sì che possa rimanere a Città di Castello, portando sempre contributi molto importanti».