Linguaggio onirico, empatia e “ricette”

di Flavia Cimino

Giorni fa ho fatto un sogno strano, entravo in una cucina (mai vista), c’era una donna che nel sogno sapevo essere mia madre, ma era quanto di più diverso da mia madre, brutta, sciatta, tozza, mi avvicinavo a lei l’abbracciavo, cadevamo insieme sul pavimento, io la sostenevo ed ecco che quella donna diventava davvero mia madre, quando era giovane, nel pieno del suo splendore, quando era bellissima, una pelle liscia e meravigliosa, senza trucco (non ne aveva alcun bisogno), solo con un po’ di rossetto (l’unico abbellimento).

Esiste un linguaggio onirico: i sogni, attraverso metafore e trasposizioni, ci vogliono dire sempre qualcosa.
Ma cosa voleva dire quel sogno?
Perché mia madre inizialmente mi appariva brutta? Perché scivolavamo ed io la sostenevo? Perché nel momento in cui l’abbracciavo, sostenendola, era diventata quello che è sempre stata e cioè bellissima?
Ho pensato a lungo, forse finché i nostri genitori li guardiamo con distacco, da fuori, in modo non empatico ci sembrano diversi da come sono, appena li “abbracciamo”, li sosteniamo, ci appaiono per quello che sono veramente, persone belle, bellissime, ma che possono scivolare, cadere e che quindi hanno bisogno del nostro sostegno.
Per questa via mi sono fatta alcune domande sul rapporto genitori-figli. Mi sono chiesta cosa devono fare i genitori per essere bravi genitori? Cosa avrei dovuto e potuto fare io per essere un bravo genitore? Non lo so. Non è la stessa cosa che sostenere un esame  e cercare di studiare tutto il programma approfondendone i diversi aspetti. Non è come realizzare una buona pietanza; non è tante cose… Certo, ci sono numerosi libri di psicologia, di pedagogia ecc., ma comunque rimane tanto difficile, poi, mettere in pratica i diversi suggerimenti.
Mi sono chiesta se essere bravi genitori volesse dire fare in modo che i figli diventino ottimi professionisti, che siano seri e bravi nel loro lavoro, che abbiano quindi il senso di responsabilità di provvedere a se stessi. No, la cronaca è piena di ottimi professionisti che hanno reso infelice la vita degli altri e anche la loro…
No, non è quello il metro.
Poi, alla fine, mi sono data una risposta.
Il bravo genitore è quello che cerca di insegnare ai figli l’empatia, che cerca di far comprendere che non esiste solo il bianco e nero, ma il grigio, che la realtà è fatta di sfumature ed è più complessa di quello che appare, che sono fondamentali il rispetto verso se stessi e verso gli altri,  il valore della gentilezza e dell’etica. E’ bravo il genitore che aiuta i figli – nel rispetto di tutto ciò – a capire le proprie inclinazioni e attitudini e a seguirle realizzando i propri sogni, perché forse c’è un solo motivo per il quale siamo al mondo… essere felici!.
Non è facile, lo so, non esistono “ricette”, ma penso che sforzarsi di riuscire in questo intento sia già moltissimo.