POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | «Non sfruttate le occasioni fornite dal malloppo di soldi pubblici arrivati qui, dai fondi europei a quelli per la ricostruzione». Il richiamo alla Regione: «Ci ascolti o sarà troppo tardi»

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’allarme stavolta suona forte e chiaro. A lanciarlo, in una conversazione tv a Tefchannel, il segretario regionale della Cgil Umbria, appena rieletto, Vincenzo Sgalla.

Lo dice con un’espressione forte per fari sentire meglio: «Per economia e lavoro, in Umbria, o si cambia o si muore». «Nel senso – spiega – che si va ad imboccare una strada del declino dalla quale è poi oggettivamente difficile tornare indietro. Ed è sorprendente – nota – che questo succeda nel momento in cui in Umbria piove un vero “malloppo” di soldi per diverse strade. “Andiamo dai fondi europei (800 milioni) al Psr, i fondi per l’agricoltura (che significano altri 900 milioni). Ma ci sono anche i fondi per la ricostruzione post sisma, che pure sta andando in maniera troppo lenta, e i finanziamenti per l’area di crisi Terni-Narni, ma c’è anche l’occasione dell’iperammortamento, la disposizione voluta da Calenda quando era ministro per il rilancio delle attività produttive. Tutto questo non viene sfruttato come si dovrebbe». E torna a lamentarsi dell’atteggiamento della Regione: «I soldi vengono messi in circolo attraverso bandi, una parte soltanto, e poi finiscono sempre nelle stesse direzioni. La verità è che se l’amministrazione regionale non ci ascolta e non ci mettiamo insieme a lavorare sul serio questo malloppo non arriva alle imprese. Il mercato da solo non riesce a utilizzare questa dote».

E qui Sgalla torna a pressare la Regione: «Gepafin e Sviluppumbria così non vanno». Vuol forse chiuderle? «No, però io vorrei- dice Sgalla – salvare qualche azienda in più e promuove la manifattura tanto da tornare a creare lavoro e ricchezza».
E una considerazione di Sgalla fa particolarmente impressione: «Abbiamo censito le realtà industriali dell’Umbria che funzionano, sono almeno una sessantina, hanno un mercato, una buona redditività, belle prospettive. Beh, queste rondini non fanno nessuna primavera, non fanno sistema. Anche qui l’amministrazione regionale potrebbe cercare di fare una sua parte».
Perchè il tema è davanti a tutti ed è quello messo nero su bianco dal direttore di Bankitalia, sezione Umbria, Barbera: quello che domina qui, al di là delle congiunture economiche, è un senso di profonda incertezza diffusa, nessuna fiducia nel futuro, che si traduce in parte in soldi sotto il materasso, con nessuno che intende rischiare. Un trend che è l’anticamera della crisi profonda. E qui va aggiunto un dato che è dell’ultima ricerca condotta dall’Ires. Che dice come i consumi privati degli umbri siano ormai fermi da mesi e mesi. Nessuno si sbilancia, nessuno scommette sul futuro. E tira un’aria di inizio inverno che non può essere subìta senza reagire.