L’attrice romana e romanista e il nuovo incarico. Un post su Instagram contro le polemiche

«Sono un’appassionata di calcio, cresciuta con un nonno accompagnatore della Roma, che mi ha trasferito questa passione come sua eredità: oggi parte della felicità per questo incarico, devo condividerla con lui».

Con queste parole Cristiana Capotondi, 38 anni, attrice molto amata, commenta su Instagram il suo nuovo incarico come vice presidente della Lega Pro, l’organo che rappresenta le squadre di calcio che militano nei tre gironi della vecchia serie C. Una nomina che se ha fatto felici i suoi fan più sfegatati, ha anche creato la polemica di chi si chiede cosa c’entri un’attrice con un campionato di calcio.
Ma Cristiana non si scompone e in un lungo post spiega cosa sia per lei la Lega Pro e cosa serva per migliorarla. Dal profilo ufficiale della Lega intanto le arriva un «benvenuta in squadra».
«Entro in Lega Pro come Vice Presidente – scrive su Instagram – con la voglia di definire presto il mio ruolo in campo nella Lega dei Comuni d’Italia: 59 squadre, 3 gironi, migliaia di professionisti, 8 milioni di tifosi da nord a sud, con tutte le diversità culturali che compongono il nostro Paese e lo rendono il più bello del mondo.
Ho intenzione di occuparmi maggiormente del rapporto con la scuola, affinché i giocatori possano studiare, il dedicarsi ad un’attività professionistica non deve significare lacune formative.
La Lega Pro ha tra i suoi obbiettivi abbassare l’età media dei club, per diventare vero e proprio vivaio delle serie maggiori, investire sull’istruzione è un imperativo.
La pedagogia del calcio mio nonno la sintetizzava così: le persone le capisci dal modo in cui si muovono in campo. Ma, correggendo i difetti di gioco si possono correggere limiti caratteriali evolvendo la persona. Ciò che fai in campo si riflette nella vita.
Questo mi piace del calcio: come tutti gli sport è metafora della vita ma più degli altri, incarna grandi valori dentro una contraddittoria complessità. Il calcio è un bambino che gioca con un barattolo, un padre che porta il figlio allo stadio, ma è anche un luogo dove girano tanti soldi e tanta energia umana ed è inevitabile che si creino dinamiche torbide come quelle che, di tanto in tanto, scoperchiamo. Ma la verità è che il calcio è lo sport più bello del mondo per questo, perchè ci obbliga a fare i conti con tutto, con il bene e con il male e ci obbliga ogni istante a decidere con che come chiamarlo. Personalmente io scelgo il romanticismo che il calcio porta con sé e non perchè sono donna. Scelgo di essere romantica ma pragmatica perchè non è concessa alcuna forma di romanticismo senza pragmatismo, ed è così che vorrei fosse la Lega Pro, che diventasse grande grazie al nostro romanticismo pragmatico».