POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il ticket Verini-Pensi insiste sul superamento delle lotte intestine, ma la battaglia è sul futuro. E l’ex sottosegretario sceglie la strada meno Roma e più Umbria

di Marco Brunacci

PERUGIA – Prima settimana di campagna elettorale verso la segreteria del Pd umbro, che non è un Pd normale anche in tempi di crisi profonda come questa. Il Pd è stato il padre-padrone, la maggioranza e l’opposizione insieme, lo stimolo e il freno per tutta la regione. L’Umbria è stata per anni tra le regioni sul podio dei contributi al partito nazionale, qui è stato presentato, e non a caso, il Partito democratico. E allora ecco perchè assume un significato particolare la sfida tra Bocci e Verini (col rinforzo del leonelliano Pensi).

E per questo assume nel contempo lo stesso rilievo particolare la strategia finora scelta dai due candidati in queste prime fasi. Bocci insiste su un fatto che potrebbe essere la vera novità della consultazione umbra: la costruzione di un Pd regionale “forte e autonomo”, dice Bocci, lasciando intendere che lui delle beghe nazionali non vuol occuparsi, degli schieramenti romani ne ha piene le tasche, e pensa che ci sia una via regionale per uscire da questo (fino a pochi mesi) incredibile tunnel dentro il quale il Pd si è ficcato.
Bocci è forte dell’evidenza che lui non ha mai fatto il gregario a questo a quel presunto leader. E il progetto di una forza autonoma che parte dall’Umbria, che può determinare anche qualche equilibrio nazionale, appare una prospettiva credibile, anche perchè qui uno spicciolo di potere è rimasto.
Dall’altra parte il continuo richiamo di Walter Verini anche al superamento del partito delle lite e delle contrapposizioni, delle correnti e degli spifferi, delle lotte intestine, può essere anche forte nell’analisi, ma è debole nella soluzione. Verini è sceso in campo per “superare le liti” e chiamato “da tanti giovani e amministratori”. Ma poi ci è rimasto anche quando l’elenco dei giovani e degli amministratori man mano si assottigliava intorno ad Allegria De Rebotti e lui stesso diventava motivo di divisione e scontro interno. Il leonelliano di ferro e quindi renziano al titanio Pensi ha dato vita ad un’alleanza con lui, un veltroniano senza se e senza ma, quindi zingarettiano, forse sulla base magari di un calcolo dell’età: un 62enne (Verini) che si allea con un giovanotto fa una media di età inferiore al 55enne Bocci. Proprio poco per far scattare un qualche orgoglio generazionale.

Tanto più che a Bocci, la strategia di Verini ha alzato due palle da poter schiacciare. Intanto: nel momento in cui Verini descrive un partito dilaniato dalle lotte interne, Bocci fa tutto per sottolineare che gli avversari sono fuori dal partito non dentro (e mena fendenti contro Lega e Cinquestelle) e spiega che lui intende rivolgersi a quelle persone a quelle energie sane che – ripete sempre – «ci sono e ce ne sono tante dentro il partito», che non hanno mai chiesto niente per loro e si sono prodigate per far vincere una visione della società e un progetto politico. Secondo: il presunto schieramento giovane si è trovato davanti un fronte di giovani e giovanissimi che si sono lanciati nell’avventura con Bocci, amministratori che hanno letteralmente salvato le penne al Pd nelle ultime elezioni e che possono portare un mix di giovane età ed esperienza amministrativa per la costruzione del nuovo partito, costringendo tra l’altro il giovane Pensi a inseguire da solo sul territorio i colleghi della linea verde (e diventare in tutto e per tutto un ghe-Pensi-mi per forza). Ecco Betti da Corciano con Pasquali da Passignano e la giovane sindaca di Santa Maria Tiberina, Letizia Michelini. Ma con loro stanno passando circolo per circolo sul territorio Gori da Montecchio o il vicesindaco di Città di Castello, Carletti, ma anche il perenne rivoluzionario Presciutti da Gualdo. Come fanno pure Germani (Orvieto) e Grimani (Sangemini) nel Ternano, dove l’asse tra Verini e l’ex renzianissimo Paparelli sembrava dare qualche spazio meno angusto al candidato Walter, il quale sicuramente ha più esperienza di equilibri romani (per il tanto tempo trascorso) rispetto a quelli umbri.

Toccherà a Verini ora, nella seconda settimana, decidere se ritoccare i toni, i modi e le prospettive. Per ora i toni non sono alti e dal modo in cui ha impostato la sua campagna verso le primarie (il 16 dicembre), Bocci soddisfatto dell’approccio e non pare intenda farlo, pronto a rispondere naturalmente, com’è nel ruvido carattere e nel temperamento del personaggio. D’altra parte ricostruire l’unità del Pd è l’unica possibilità che hanno tutti i contendenti. L’alternativa è affondare la scialuppa (non più di una scialuppa) sulla quale tutti sono seduti.