un contributo de Il Tarlo

Dante colloca gli ignavi nell’antinferno attribuendo alla Giustizia Divina la volontà di evitare che perfino i peggiori fra i dannati possano sentire attenuata la propria colpa se confrontata alla loro, non riesco ad immaginare quanto potrebbe risultare odioso essere vittime di insetti per l’eternità, anche se non saprei cosa scegliere tra le altre pene ideate dall’illustre toscano.

Sappiamo che ce l’aveva con Celestino V, ma certo per un noto personaggio, impegnato in politica, che per questo ha pagato con l’esilio, le persone che non assumono responsabilmente una posizione chiara sono esecrabili.
Quanti di noi si sono trovati in difficoltà perché lasciati soli in ruoli di responsabilità di fronte a situazioni complesse per le quali in tanti, in troppi, preferivano riservarsi il ruolo di spettatori.
Quante volte ci siamo chiesti di fronte a scandali, lutti, calamità…“ma, possibile che nessuno sapeva? Che nessuno poteva evitare?”… Il capro espiatorio si trova sempre ma quanti sapevano ed hanno taciuto?
Il tarlo si è messo in attività dopo averne sentite tante, da rappresentanti di opposti schieramenti, tante , ma così tante che alla fine è andato in confusione ed ora mi sollecita a dire la mia perché sa quanto odio le punture di insetto. A parte gli scherzi anche a me non piacciono gli ignavi, anche io cerco di essere coerente col principio che bisogna assumere una posizione ed anche essere disposti a difenderla.
I grandi mali della storia sono stati resi possibili da tutti coloro che hanno pensato bene di “rimanere fuori dalla mischia”, di assumere un elegante atteggiamento di neutralità, di rifiutare di credere anche alla più nuda evidenza. Mala tempora currunt, ma quando non è stato così? I problemi di oggi sono forse peggiori di quelli del passato? E le dinamiche che originano sono forse così nuove?
La mia profonda ammirazione per coloro che si indignano, che si espongono, che difendono idee di grande respiro etico e sociale, soprattutto quando non ricevono vantaggio alcuno da quello che sostengono, coloro il cui prestigio non è comunque in gioco, mi aiuta a non perdere fiducia nell’idea che l’umanità non è ancora al tramonto.
Da coloro che a qualsiasi titolo ed a qualsiasi livello hanno il potere di intervenire, come cittadina e come persona mi aspetto, invece, molto, molto di più della capacità di dibattere, di elaborare pensiero, di manifestare capacità interlocutorie.
Quanto si parla! Quanto si parla… Quanto ci sfoghiamo! Quanto siamo sempre più in ansia, angosciati, pieni di rabbia, di rancore, come se fossimo in imminente pericolo… E si crea un circolo vizioso, perché così siamo tutti molto manipolabili, tanto che a volte penso che tutto questo sia voluto.
Forse bisognerebbe smorzare i toni del confronto, non rinunciare al dibattito sotto il profilo delle idee e degli ideali, ma cercare sempre di focalizzare gli aspetti più concreti, quelli che possono essere caratterizzati dalla fattibilità ed esigere che chi amministra oltre che parlare ci renda conto dettagliatamente del proprio agire.
Agire per tentare di risolvere o di correggere o di non peggiorare, ma agire. Agire rispettando l’identità collettiva e non le aspettative dei propri personali sostenitori. Agire studiando, approfondendo, progettando, lavorando senza sosta per rimuovere gli ostacoli possibili, rendere conto a tutti della reale situazione, chiedere la partecipazione di tutti e costruire piuttosto che denigrare e demolire quanto fatto in precedenza.