POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI |  Contro la proposta di Fratelli d’Italia di far pagare l’ambulanza in caso di ricovero per ubriachezza o droga, Bori e Marini si scatenano. Dimenticando che c’era già un disegno di legge in tutto simile presentato dal consigliere dem eugubino

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il tema non è di quelli destinati a cambiare il corso della storia. La reazione di due altissimi esponenti, uno perugino, e una regionale, del Pd, invece, spiega più di tanta sociologia perché il grande partito del centrosinistra continua a calare nei sondaggi.

Il dibattito si è scatenato su una proposta di legge che si può sintetizzare con un titolo: “In ambulanza per alcol o droga? Paghi il trasporto”. Se ti devono portare in ospedale in ambulanza perché ti sei ubriacato o ti sei drogato io Regione ti “condanno” a una tassa supplementare, un ticket intero. Questo ticket dovrà essere devoluto al Fondo per le vittime degli incidenti della strada.
Una normativa di questo genere risulta in vigore in Trentino. Basta rifletterci un po’, ed è chiaro che ci sono motivi per criticarla e anche demolirla, ma è davvero poco per farsi venire crisi di nervi.

Che cosa è successo? L’inarrestabile Tommaso Bori (Pd, Comune di Perugia) venuto a conoscenza che il consigliere regionale del FdI, Squarta, aveva presentato il disegno di legge, decide di passare un quarto d’ora della sua vita per definirlo su Facebook, una “proposta aberrante”. Seguono tuoni e fulmini da Giudizio Universale. Il post viene immediatamente condiviso dalla presidente della giunta regionale in persona, Catiuscia Marini. La proposta diventa anche «indecente». A Bori e alla Marini risponde a stretto giro di post una signora che fa presente che quella medesima proposta, nella sostanza e in buona parte della forma, era stata già presentata due anni prima nel consiglio regionale dell’Umbria da un consigliere del Pd, regolarmente iscritto, Smacchi.
Il titolo che abbiamo riportato poco sopra infatti non è sulla proposta avanzata da Squarta ma quella del consigliere Pd, Smacchi, ed è del giugno di due anni fa. Il titolo è della Agenzia Ansa, come si sa agenzia di riferimento di tutti i giornali italiani, qualcosa, per capirci, come un organo in qualche modo ufficiale, che valorizza anche le prese di posizione e le iniziative dei componenti dei consigli regionali italiani, Umbria inclusa.
Insomma: i due altissimi esponenti del Pd nel provare a bastonare la proposta di Squarta e dei Fratelli d’Italia, fracassano la testa del consigliere del Pd, Smacchi.
«Per fortuna» – parole sue – la presidente Marini non si è fatta prendere in castagna dalla signora. E annuncia nel post a seguire che lei ha un archivio dal quale risulta che Locchi, a nome del Pd, prese le distanze da quella proposta. Quindi, la proposta non era del Pd (e ci mancava solo questo, presidente), ma “solo” di un suo importante esponente.

Ma se la proposta è e, quindi, era, «aberrante» e «indecente», come è possibile che abbiano tenuto Smacchi ancora nel Pd? Come è possibile che tutto sia passato in cavalleria, neanche una convocazione in segreteria, un inginocchiamento sui ceci, una mezz’ora dietro la lavagna? Neanche una riunione del gruppo consiliare per l’«indecente» e l’«aberrante»? Sarà che a quelli di Gubbio danno una tolleranza maggiore?

E comunque il passato è passato, la soluzione c’è: la immediata richiesta di abiura da parte di Smacchi, pena la automatica radiazione dal partito e dal gruppo, se non proprio dal consesso della società civile, come lascia intendere Bori? Succederà? Mah. Qualora non capitasse niente, per il bene del Pd, per non farlo sembrare una giostra, una sorta di rutilante “calcinculo” perennemente in movimento, dove ognuno gioca contro l’altro, meglio chiedere ai post-eggiatori su Fb un uso morigerato degli aggettivi. E comunque vale sempre il testo basic della meditazione anche non trascendentale: prima di intervenire respirare profondamente, contare fino a 150, dialogare con il diaframma, e scoprire che si aveva proprio bisogno di una tisana calda.