Appuntamento all’auditorium Santa Cecilia

PERUGIA – Ultimo appuntamento di Young Jazz Festival, che così chiude un’edizione molto intensa e lunga visti anche i due concerti come code d’eccezione della manifestazione musicale.

Venerdì 19 ottobre a Perugia, per una collaborazione con Suoni Controvento e Associazione Start, all’Auditorium Santa Cecilia (ore 21.30 ad ingresso gratuito) è in programma lo showcase di presentazione del nuovo progetto di Dimitri Grechi Espinoza. ‘Re-Creatio’ è il secondo capitolo del progetto più generale Oreb dell’artista e sempre di sax solo.
Un ritorno però è quello di Young jazz a Perugia, dopo l’anteprima di rassegna che si è tenuta sempre nel capoluogo umbro il 28 settembre scorso quando al Rework si sono esibiti Dj Gruff e Gianluca Petrella.
Il concerto del sestetto Seacup, caratterizzato da un organico inusuale che ha racchiuso al proprio interno i mille volti di Stefano Tamborrino, il 13 ottobre scorso a Palazzo Trinci di Foligno – a pochi giorni dal termine della quattro giorni di manifestazione (4-7 ottobre) e all’interno dell’Umbria World Festival 2018 – è stato il primo appuntamento “extra festival”. Ora invece toccherà a Dimitri Grechi Espinoza: nella penombra delle architetture antiche, il suono del sassofono del musicista si rivela nel suo peregrinare attento, in cerca di armonie e risonanze naturali che racchiudono un significato, un segreto. Immersioni sonore che avvolgono i sensi e portano l’ascoltatore a seguire le impronte di questo ricercare, tra un ondeggiare e un vibrare mai fini a se stessi, ma pregni di immagini e di un sapore ancestrale interiore.

In ‘Re-Creatio’ (registrato in acustico e senza sovraincisioni in una grande cisterna a Livorno, Ponderosa Music&Art, 2017) il sassofonista accompagna l’orecchio svelando immagini primordiali: il mare e la luna, il giorno e la notte, il cielo e il sole, l’uomo e la donna. Ed è in questo ricreare che le immagini archetipiche ritrovate dal suono evocano il ciclo della vita con un retrogusto mai serioso, piuttosto dal sapore di una scoperta continua e giocosa (re-creazione, ma anche ri-creazione), con un approccio al suono privo di sovrastrutture, come in una sorta di scoperta fatta nell’infanzia.
Dimitri Grechi Espinoza per questo progetto unico nel suo genere, ha fatto incontrare due grandi passioni: lo studio della scienza sacra nelle culture tradizionali e la ricerca sul suono portata avanti da anni con l’obiettivo di riscoprire il respiro profondo dei luoghi sacri di tutto il mondo.
Sfruttando l’acustica di una chiesa o di un teatro o di uno “spazio sonoro” egli avvolge l’ascoltatore con le note del suo sax, dal quale riesce a tirare fuori arcobaleni di armonici “liberati” dal sistema temperato. Lo fa suonando “tra le note” e “sulle note” sfruttando le antiche forme architettoniche (o il riverbero prodotto da un sofisticato apparecchio elettronico) che rispondono ai fraseggi modali con risonanze trasformate dal musicista in contrappunti dal fascino ancestrale. Il duduk armeno di Djivan Gasparyan, la spiritualità free di John Coltrane, le tradizioni nomadi del Sahara e la ripetitività di John Surman sono suggestioni che saltano all’orecchio.

«Il mio più grande desiderio come musicista in quest’epoca – afferma Dimitri – è quello di contribuire a riportare la musica alla sua primitiva funzione di “dialogo” con il Sacro, nel quale superare differenze di credo, distanze culturali e incontrare così se stessi e gli altri nella conoscenza dell’Unità che lega l’intero ordine cosmico».
Dimitri Grechi Espinoza è nato a Mosca nel 1965. Ha frequentato il Jazz Mobile di New York e completato i corsi di alta qualificazione professionale presso Siena jazz con P. Tonolo. Nel 2000 ha fondato il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore che nel 2014 ha ottenuto il 2 posto nella classifica della rivista Musica Jazz come miglior gruppo italiano. Nell’agosto del 2001 è stato invitato a suonare al festival Panafricano a Brazzaville (Congo). Dal marzo 2002 al 2003 ha collaborato con Goma Parfait Ludovic, direttore della compagnia congolese Yela wa, nell’ambito della ricerca sulla tradizione della musica di guarigione africana con seminari e spettacoli. Dal 2004 svolge la sua attività principalmente in due direzioni: l’applicazione dei risultati delle ricerche nelle culture tradizionali alla musica del gruppo Dinamitri Jazz Folklore e al concerto in solo “Oreb” e all’attività didattica. Dal 2012 al 2014 è stato direttore musicale del progetto europeo “Azalai-carovana nomade”.

Per info: www.youngjazz.it