POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Laboratori di analisi, da 13 diventano 4 (sperando che presto ce ne sia solo uno). Un solo centro di formazione. Così si liberano risorse per le reali necessità dei cittadini-pazienti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Uno di quegli incontri che vanno raccontati. Non perché siano epocali, ma che danno il senso di quel che succede, questo sì. Allora: interno giorno in una sala riunioni dell’ospedale di Branca. Tutti presenti, medici, infermieri, direttori più o meno generali da Orlandi a Casciari, politici che prendono voti in zona e anche chi è intenzionato a venirli a prendere. La questione? Sembra tecnica ma è di sostanza.

L’assessore regionale alla sanità Luca Barberini continua il suo tour de force (deve per altro bilanciare la pausa che ha avuto quando si è dimesso e gli hanno nominato i direttori generali e lui se li è dovuti tenere) e decide di annunciare che farà un solo centro di formazione per il personale sanitario in Umbria (pensate quanta gente verrà potenzialmente esposta a possibili attacchi di colite spastica dovendo rinunciare a rendite di posizione) ma soprattutto difende – ed è questo il motivo della riunione – la scelta di ridurre a quattro i laboratori di analisi dell’Umbria.
Si chiede: perché è stata una riunione di svolta? Perché, nonostante quella dei laboratori non sia la rivoluzione (si passa da 13 laboratori sul territorio, con relativi macchinari da sistemare e mettere a punto e revisionare e reagenti da usare, non usare, gettare se scadono, con un giro di affari per ogni piccolo laboratorio mica male), si segna un punto dal quale non si torna indietro. Se si prende atto che l’Emilia Romagna ha un solo laboratorio di analisi e la Lombardia ne ha uno che serve 1 milione e 400 mila persone (per dire due Regioni con diversa conduzione politica) si capisce che era urgente intervenire.

Ma soprattutto era urgente spiegarlo a Branca, ospedale che gravita tra Gubbio e Gualdo, due città che vanno a rinnovare sindaco e consigli comunali a primavera. E quindi si è giocato per settimane a soffiare sul fuoco anche se non aveva senso alcuno.
Infatti (è stato ribadito dall’assessore Barberini) nulla cambia per i cittadini che devono fare il loro prelievo perché lo fanno dove lo hanno sempre fatto e da lì viene inviato ai laboratorio centrale di riferimento (si spera che presto da quattro centri si arrivi ad uno come il buon senso e la serietà impongono). E nulla cambia anche per i più scrupolosi tra i medici dell’ospedale di Branca, i quali hanno avuto l’assicurazione che l’emergenza-urgenza resterà, che il macchinario funzionerà per dare l’immediato risposta nel caso di un infarto che arriva in corsia.
Barberini ci ha aggiunto anche un po’ di interventi che ha fatto in favore di Branca e del suo territorio (ci sono 20 unità in più, mentre si spenderanno 7,5 milioni di euro per recuperare a Gubbio il centro salute e a Gualdo l’ex ospedale Calai e farne punti di riferimento della sanità del territorio, permettendo di risparmiare sugli affitti.
Il sindaco di Gubbio Stirati alla riunione è intervenuto per timbrare il cartellino per insistere sulla tiri-tera populista che però di interessi del popolo non ha più nulla, ma già il sindaco di Gualdo ha capito che il vento deve cambiare e ha accettato la sfida («Non vorremmo che per cercare di tenere il laboratorio si finisca per perdere l’ospedale»).
Ma la questione Gubbo-Gualdo alla fine è marginale rispetto alla partita principale. Che è questa: tutti dicono di voler risparmiare in sanità come altrove ma alla fine vogliono che siano i vicini di casa a farlo. Non loro. Ma nella sanità la questione è attualissima e bruciante.
Il governo gialloverde che trova soldi in deficit per tutti coloro ai quali ha promesso qualche cosa, ha deciso di dare alla sanità di tutti gli italiani un miliardo in più che però è lo stesso miliardo già arrivato col precedente governo e col precedente ancora. Come dire: il gioco delle tre carte sulla sanità continua. E alla fine della fiera il risultato è sempre lo stesso: o si riducono le spese in più, sprechi o similari, denari comunque non indispensabili per la salute della gente, non si trovano risorse per gli interventi necessari. Più sul concreto: i risparmi in sanità aprono un circolo virtuoso che permette di dare più risorse per gli anziani, di trovare qualche euro in più per venire incontro alle necessità dei reparti di eccellenza che si trovano a dover far fronte alle innovazioni tecnologiche continue. Infine si riesce a stare sul mercato dei medici, sperando di poter conquistare qualche talento in più.
Perché – lo ha ribadito Barberini – i medici mancano. E per trovare i migliori bisogna essere convincenti. Avere risorse per progetti all’altezza e anche qualche stipendio.
Ora non resta che la strada indicata a Branca sia stata chiarita a tutti. Da qui non si può tornare indietro se si tiene alla salute. Forza Barberini. Se è riuscito a convincere Gubbio, garantito, non la ferma più nessuno.